Il nome di una musa per un campione completo
Storie e personaggi del nostro sport
Calliope Bianchi: calciatore, tennista, allenatore del Duce e chirurgo
Lo avevano chiamato Calliope, seguendo una tradizione plurisecolare, ben consolidata in Romagna, secondo la quale era usanza attribuire ai figli nomi ispirati all'anticlericalismo, alla lirica, alla politica, alla letteratura. In tal modo, scontando le velleità culturali di un genitore privo di buon senso, crebbe in compagnia di quel nome femminile (era nato nel 1914), nel proletario Borgo Marina, ingaglioffandosi con ragazzacci sudici e sciamannati che giocavano alla lippa, a bottoni e che urlanti prendevano a calci l'immancabile palla di pezza.
Nel frattempo, mortogli il padre, la madre si era nuovamente maritata con un medico di Riccione: il dottor Graziosi. Costui curò l'educazione del figliastro e ne fu ben ripagato. Intanto, Calliope Bianchi, si era fatto un nome come una delle maggiori promesse del foot-ball riminese. Così quando il 4 novembre1931, ebbe luogo l'inaugurazione del campo del Dopolavoro Ferroviario in via Roma e ci fu un incontro di calcio tra le squadre cittadine del Dopolavoro e della Libertas, a vestire la maglia rosso-nera dei Ferrovieri con il numero 10 stampigliato sulla schiena c'era il diciassettenne Calliope. Il Dopolavoro disputava il Campionato Romagnolo di Terza Divisione insieme alla Renato Serra di Cesena, il Club Atletico di Faenza, il Ravenna Football Club, ed il Club Baracca di Lugo.
Era una squadra di tutto rispetto composta da giocatori per la maggior parte autoctoni. Fa piacere ricordarne la formazione: Casadei; Pantani, Fabbri; Arduini, Zannoni, Betti; Pozzi, Carbonelli, Boari, Bianchi, Compagnoni. Dopo vari campionati disputati a Rimini, Calliope Bianchi, venne acquistato dal Siena che militava in Serie B ed anche in terra toscana, il nostro uomo seppe farsi valere per alcune stagioni.
Si può dire che Calliope fosse un buon artigiano. Un interno cursore mai distratto da estri pretenziosi. Sapeva arretrare a protezione della difesa per poi partecipare alla costruzione ed alla rifinitura del gioco. A Riccione, nella casa del patrigno medico, Calliope, che dopo aver terminato gli studi liceali, si era iscritto alla facoltà di medicina, poté coltivare con successo un'altra sua passione: il tennis. A Riccione era solito villeggiare Giorgio de' Stefani, un nobiluomo veronese che aveva giocato in Coppa Davis facendo coppia col barone Hubert de Morpurgo e così, per non perdere la "forma" il tennista veneto non disdegnava palleggiare con i giocatori locali. Calliope era uno di questi. Giocava mancino ed il suo gioco si appoggiava ad un solido rovescio slice. Non era un giocatore di rete Calliope Bianchi, ma un implacabile incontrista. Palleggiava venti centimetri sopra la rete, stando ben dentro la linea di fondo con straordinaria disinvoltura. Competere con lui in regolarità era suicidarsi, attaccarlo era del tutto sconsigliabile perché si correva il rischio, nove volte su dieci, di essere infilati dai suoi straordinari passanti.
Benito Mussolini, che nella Perla Verde teneva la residenza estiva, amava cimentarsi con la racchetta ed anche se il suo gioco non arrivò ad essere quantomeno decente, come testimoniano alcune riprese cinematografiche dell'Istituto Luce, lo ebbe più volte come sparring partner. Giocava solo a destra il Duce ed una volta che il giovane Calliope si azzardò a suggerirgli: "Vogliamo colpire di rovescio, eccellenza", ebbe come risposta un famoso detto del P.N.F: "Noi tireremo diritto!" E' certo che questo aneddoto è stato raccontato da tanti altri tra maestri e palleggiatori. Calliope era contento di giocare col Duce, perché in un periodo di autarchia, quando le palline da tennis erano introvabili, Benito dopo aver giocato, gli regalava l'intera scatola di nuovissime Dunlop. Calliope Bianchi si laureò in medicina e divenne un ottimo chirurgo e per diverso tempo fu aiuto del professor Silvestrini. Giocò a tennis per tanto tempo ancora. Il tennis e la caccia furono gli sport che amò praticare fino a poco prima di morire nel 1991.
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