Cosė Casagrande ha vinto la sua scommessa

SANTARCANGELO - Notizie Santarcangelo - mer 28 lug 2010
di Carlotta Frenquellucci

Il bilancio del Festival dei 40 anni
Il pubblico ha risposto alla chiamata e si è posto al centro della scena

Ad Enrico Casagrande per i quarant'anni di Santarcangelo spettava una grande responsabilità: rianimare, rinvigorire, riabilitare un festival che sembrava esalare gli ultimi respiri. Perché, sebbene coerente con la poetica della direzione artistica, il festival dello scorso anno, che aveva trasformato la città in un grande strumento sonoro e musicale, aveva annoiato e deluso. Che poteva fare Casagrande per riconquistare la fiducia dei suoi spettatori? La cosa più ovvia ma che nessuno mai fa: metterli al centro della scena. Una rivoluzione copernicana, quella apportata dal festival Motus, che ha colto nel segno: il teatro provoca la città a dimostrare la sua realtà o a rivelarsi finzione.
Oltre alle performance nei luoghi più suggestivi e originali della città, arte pubblica per le strade, riparazioni di biciclette, lotte nel fango, installazioni, musica, documentari nelle case, design urbano sostenibile, spettacoli per bambini. Il primo weekend ci ha sollevato dal timore di un altro festival "incudine", il secondo lungo fine settimana ci ha confermato la sensazione positiva che già aleggiava nell'aria. Il monologo dissacratorio di Filippo Timi che scompone e rompe l'attualità attraverso un dialogo fra nonno e nipote scandisce gli ultimi versi del festival di Santarcangelo. Uno sferisterio gremito di un pubblico entusiasta che ha seguito il festival in tutti i suoi palpiti, positivi e negativi. Sono sicuramente da promuovere alla maggioranza tutte le incursioni di piazza e le performance urbane che hanno reso viva la città, gli spettacoli di contaminazione col pubblico del primo atto del festival: Babilonia Teatri col loro This is the end, Fagarazzi & Zuffellato, i Wunderbaum al centro commerciale Atlante di San Marino con "Magna plaza", Roger Bernat col suo maxi gioco di piazza, i Gob Squad con le loro destabilizzanti riprese per le strade di Santarcangelo. Per quanto riguarda il secondo atto, da segnalare il delicato e interessante lavoro di libanesi Rabih Mroué e Lina Saneh che hanno attualizzato "Una giornata particolare" di Ettore Scola ambientandola nella falcidiata Beirut e gli israeliani Public Movement che magari non hanno trasmesso proprio limpidamente il loro messaggio al potere ma hanno sconcertato e divertito il pubblico con i loro scontri da "sbullonati" e le loro danze quadriglie finali. Felice anche il lavoro del teatro delle Moire, Elvis' stardust, una breve, malinconica rapsodia di piccoli gesti, di sguardi nascosti, di ritmi lontani.
Dunque non ci resta che aspettare fiduciosi le voci di attori e poeti chiamati a raccolta da Ermanna Montanari delle Albe, pronta a guidare l'edizione del prossimo anno sulla linea comune tracciata per il nuovo volto del festival.

 

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