Intervista a Giovanni Luisč
Il Risorgimento prossimo venturo
Un Comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia
«Raccolgaci un'unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò.» Parole che sembrano attendere ancora un compimento. Il 2011 è l'anno del 150nario dell'Unità d'Italia: un'occasione preziosa per rifondare il senso dell'appartenenza a una Patria comune, costata lotte e sangue. Perchè, racconta Giovanni Luisè, editore e libraio antiquario in Rimini, presidente del Comitato provinciale dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, «sta prevalendo un ignobilpensiero che degrada simboli e significati di un momento fondamentale della nostra storia: gli sberleffi alla bandiera, il "Va' pensiero" proposto come inno... L'identità nazionale è stata relegata a un teatrino, l'attuale classe politica sembra vivere in un deserto memoriale. 150 anni fa è stato unito politicamente un popolo che era già uno per letteratura, arte, lingua, stabilendo un'Italia che è sempre esistita. E' il momento di parlarne.»
Giovanni Luisè, cosa è stato il Risorgimento?
«Una grande stagione in cui sono immerse le nostre radici politiche, da cui trarre insegnamento, specialmente adesso: vera linfa vitale, fin dall'etimologia della parola. Una forma della storia che non finisce mai. La Resistenza è stata il nostro secondo Risorgimento, con la riacquisizione della dignità dopo la vergogna del fascismo, e se diventiamo consapevoli della nostra storia, questo può essere il momento del terzo. Sentiamo cose tragiche, da parte di certa classe politica. Bisogna recuperare i grandi valori di questo passato, trarne la forza per essere reattivi. E' storia che ci appartiene: Rimini ha vissuto momenti fondamentali, come il proclama di Murat del 1815 e la battaglia delle Celle del 1831. L'operaio riminese Giovanni Venerucci morì fucilato coi fratelli Bandiera, nel 1844. Da noi i ragazzi scappavano di casa per raggiungere Garibaldi, nostro concittadino onorario, perché avevano voglia di cambiare le cose. E' stata l'unica rivoluzione davvero compiuta. E nelle scuole si dovrebbe approfondire di più.»
Quali le sue proposte?
«Vogliamo promuovere un Comitato ufficiale che riunisca i Comuni, l'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, l'Associazione Volontari e Reduci Garibaldini, l'800 Festival di Saludecio e l'Associazione nazionale Marinai d'Italia. Coinvolgendo la Comunità montana dell'Alta Valmarecchia, da San Leo a Pennabilli, la Provincia, l'Università, la Biblioteca Gambalunga, l'Archivio di Stato, l'Istituto Storico della Resistenza. E chiunque sia interessato, per stilare un programma di celebrazioni che interessi tutti e lasci qualcosa alla città. Da editore, sto pensando a una pubblicazione monografica sul Risorgimento nel nostro territorio, ma ci saranno eventi, mostre, convegni: l'attività durerà per tutto il 2011, il culmine sarà in marzo.»
Cosa può ancora insegnarci il Risorgimento?
«Anzitutto a ridare un senso a parole come Unità, Solidarietà, Fratellanza universale: la civiltà comincia da questo. Il nostro non è un vagheggiamento o un recupero acritico, noi vogliamo storicizzare quello che è accaduto. Considerandone anche gli errori: per raccontare come avvenne che, 150 anni fa, diventammo un popolo unito. Da qui, non si torna indietro.»
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