La Valmarecchia in Romagna, un'occasione storica

SANTARCANGELO - Notizie Santarcangelo - mer 28 lug 2010

Primo anniversario del passaggio alla Provincia di Rimini
Un bilancio delle criticità e delle opportunità ancora da cogliere

A quasi un anno dall'ingresso dei sette Comuni dell'Alta Valmarecchia nella provincia di Rimini è possibile tentare un primo bilancio di questo storico passaggio. Va detto che siamo in presenza di un evento praticamente unico. In tutta la storia della Repubblica italiana non si conosce un'altra situazione in cui una parte così vasta di territorio non solo sia passata da una Provincia all'altra, ma abbia cambiato Regione. E' bene tenerlo presente anche per comprendere le difficoltà e certe "lentezze burocratiche" che certamente ci sono state e ci sono ancora. La gran parte del lavoro è stata fatta, tuttavia non si può dimenticare che la Legge 117 dell'agosto 2009, che ha sancito il ricongiungimento della Valmarecchia, sia un testo incompleto. Nel senso che non prevede l'iter con il quale effettuare tutti i percorsi amministrativi che occorrono per dare piena attuazione al passaggio dei comuni. Soprattutto non prevede nessun finanziamento affinché l'attuazione della Legge avvenga senza creare alcun disagio per la popolazione residente.
E' certamente vero che per poter accelerare l'approvazione della Legge non è stato particolarmente approfondito tale aspetto, tuttavia è vero che successivamente si sarebbe potuto intervenire, anche senza gravare direttamente sul bilancio dello Stato. Sarebbe stato sufficiente prevedere un meccanismo per il quale i minori costi sostenuti dalla Regione Marche e dalla Provincia di Pesaro e Urbino fossero stati riconosciuti in aumento per l'Emilia Romagna e per la nostra Provincia. Così non è stato, o meglio è avvenuto solo parzialmente. L'esempio più evidente è quello del personale. Per non sforare il Patto di stabilità la Provincia di Rimini non può assumere neppure un solo dipendente in più per assolvere alle nuove funzioni e ai nuovi compiti che derivano dall'aver incrementato di 18.000 residenti e di 328 kmq. il territorio, con problematiche del tutto nuove. Basti pensare all'incremento della parte collinare e montuosa, alla presenza degli allevamenti, alle nuove attività economiche, al maggior numero di chilometri di strade provinciali.
Ciò nonostante molte questioni sono state affrontate e risolte. Soprattutto grazie al lavoro quotidiano e concreto dei Sindaci, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Rimini, del Commissario e grazie all'impegno delle molte amministrazioni statali o autonome che hanno preso parte a questa delicata fase del lavoro. Rimane oggi ancora in piedi la questione del trasferimento delle competenze e delle risorse per la sanità. Insomma: il passaggio di competenze dell'Ospedale di Novafeltria e della Casa protetta ancora non c'è stato e questa è una mancanza grave, da imputare principalmente alle Marche.
Credo però che il bilancio sia positivo, soprattutto guardando al futuro. La provincia di Rimini oggi è più ricca. Non certo in termini di una contabilità finanziaria, ma di un territorio che si è impreziosito sia dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, sia per la storia e il patrimonio culturale che oggi lo caratterizza. E' come se anche il mare, la costa riminese, fossero diverse perché alle spalle non hanno più solo un entroterra di qualche chilometro, ma un territorio con peculiarità sue proprie e differenti da punto a punto, costituito dalle Terre dei Malatesta e dei Montefeltro; dalla Valle del Conca e da quella del Marecchia, da Santarcangelo fino a Casteldelci. Da nuovi centri come Novafeltria e da quel gioiello di San Leo che dialoga strettamente con la Rocca di Verucchio. Questa è la nostra ricchezza, che nessuno può delocalizzare, nessuno può portarci via e che invece noi possiamo raccontare al mondo. E' necessario esserne consapevoli, tutelare e preservare questo valore. Stiamo attraversando una fase difficile, la crisi finanziaria è divenuta crisi economica strutturale e non si concluderà lasciando le cose così come sono. Lo vediamo già oggi. Globalizzazione vuol dire che non solo le merci ma persino le persone vengono a far parte di un mercato globale, parificato. I diritti dei lavoratori si assomigliano sempre più, ma non pare che il denominatore comune sia stato trovato verso l'alto. Anzi, è il contrario. Non sarà producendo qualche pezzo in più di motori o di capi di abbigliamento che ci assicureremo il futuro. Il futuro è il territorio che è un'opera d'arte, forse la più alta che si possa immaginare, perché è il risultato dell'incessante attività dell'uomo che dialoga e modifica la natura, nel tempo lungo della storia. Noi viviamo in questa dimensione e la responsabilità che sta di fronte a noi, ai cittadini come agli amministratori, sta nella capacità di cogliere questo punto saliente e puntare decisamente sul valore del territorio, non facendo retorica.
Costruendo, al contrario, una rete, una fitta trama di prodotti locali che all'economia del mercato globale oppongano la specificità del locale. Una rete che punta sulla specializzazione, ai prodotti di qualità in agricoltura, ai saperi locali dell'artigianato, alla valorizzazione del commercio tradizionale, alla sostenibilità ecologica del ciclo dei prodotti. Creando nel turismo, oltre a ciò che ben conosciamo nel balneare e nel fieristico/congressuale, una diffusa ospitalità che valorizzi il patrimonio storico, urbano e rurale. Organizzando nel territorio, come scrive l'urbanista Magnaghi, "delle produzioni di qualità, marketing territoriale volto alla valorizzazione delle peculiarità ambientali, paesistiche e culturali dei luoghi di produzione". Questa è la sfida che il passaggio dell'Alta Valmarecchia ci obbliga, in tutta la sua portata storica, ad affrontare e vincere facendo della sostenibilità e della coesione sociale i nostri obiettivi irrinunciabili.

Alberto Rossini

Dirigente progetti di Area Vasta Provincia di Rimini

 

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