Un 25 luglio da non dimenticare
Il Gran Consiglio e l'arresto di Mussolini
Sono passati 67 anni dalla caduta del fascismo
Fra le tante date liete e nefaste, della storia italiana durante l'ultima guerra mondiale, desidero ricordare, con un breve sunto, il 25 luglio e l'8 settembre 1943.
Due date che racchiudono viltà, eroismi, tradimenti, speranze deluse, distruzioni e morte. Un calvario per il popolo Italiano, iniziato nel giugno 1940, e reso tremendo dopo le date citate. Durante la notte del 24 luglio 1943 il Gerarca fascista Dino Grandi, Presidente della Camera, presentava al Gran Consiglio, riunito in seduta straordinaria, un ordine del giorno perchè le deleghe a capo dell'esercito, che il Re aveva concesso a Benito Mussolini il 10 giugno 1940, all'entrata in guerra, tornassero al rappresentante di Casa Savoia.
Quell'ordine del giorno, approvato a grande maggioranza dal Gran Consiglio, nella pratica, poneva fine al potere di Mussolini e alla dittatura Fascista. Il Re, avvertito il mattino del 25 dallo stesso Dino Grandi, dell'avvenuta votazione che aveva messo in minoranza il capo del Fascismo, convocava per il pomeriggio dello stesso giorno, nella residenza privata di villa Savoia, anziché al Quirinale, Benito Mussolini e lo faceva arrestare dai Carabinieri.
Alle ore ventidue circa la radio trasmetteva, senza alcuna spiegazione, un comunicato per avvertire gli Italiani che, il Re e imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del Governo, primo Ministro segretario di Stato, presentate da S. E. il Cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, primo Ministro segretario di Stato, S. E. il cavaliere maresciallo d'Italia Pietro Badoglio.
Il tradimento del Re, come molti pensano, per tentare di salvare dal disastro la casa Savoia, e nascondere le proprie responsabilità, era stato portato a termine.
L'otto settembre 1943, con la pace firmata dalla casa Savoia, all'insaputa degli alleati Tedeschi, la fuga dei Reali cortigiani e Generali, in territorio occupato dall'esercito Anglo Americano, abbandonando senza direttive oltre seicentomila militari in territorio italiano e straniero, si compiva un altro tradimento che per due anni a causato distruzioni e lutti. Il proclama del Generale Badoglio si può definire, per gli Italiani, il documento della speranza, della delusione, e l'inizio della tragedia.
"Il Governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower, comandante in capo delle forze Anglo Americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze Anglo Americane deve cessare da parte delle forze Italiane in ogni luogo". Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza. Il due giugno 1946 il popolo Italiano, con un voto libero e democratico, cacciava dall'Italia la Monarchia e votava la Repubblica.
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