La Casa Rossa finalmente aperta
Dopo anni di problemi e abbandono
Inaugurato lo spazio multiculturale dedicato ad Alfredo Panzini
Il villino di Alfredo Panzini finalmente ha una sua collocazione storica e culturale. Quasi che vecchie ruggini fra bellariesi e lo scrittore frenassero ogni sorta di intervento davvero qualificante, si è potuto vedere negli anni ogni tipo di abuso, come per esempio lo stato di abbandono causa delle ripetute visite di ladruncoli per accaparrarsi ogni oggettino di valore, alternato a timidi tentativi di valorizzazione. Ora ci siamo, la Casa Rossa diventa Parco Culturale. Museo, esposizioni, atelier artistico, sentiero delle parole, info point, caffè letterario, book shop. Questo "nuovo" spazio multiculturale è stato inaugurato da pochi giorni dal sindaco Ceccarelli. I lavori di recupero hanno riguardato l'intera area, con interventi di restauro sulle strutture e un efficace ripristino del verde adiacente.
Alfredo Panzini non era affatto milanese come molti credono; nacque a Senigallia per puro caso, perché la madre era in visita dai parenti, ma visse per molti anni nella sua casa paterna nel borgo di San Giuliano, dunque riminese figlio di padre riminese e madre romagnola. A causa del suo cattivo rapporto con Rimini, città dove è morta mamà, nel 1901 acquista il terreno vicino alle dune a Bellaria e nel 1905 inizia la costruzione del villino, terminata appena dopo un anno. Bellaria è dapprima sede di vacanze del professore, poi dal ‘27, anno in cui è andato in pensione dalla sua attività di insegnante, diventa la sua residenza per gran parte dell'anno. La Casa Rossa è aperta agli amici letterati della zona, come Renato Serra di Cesena, Antonio Baldini, originario di Santarcangelo, Marino Moretti di Cesenatico, Luigi Pasquini di Rimini e Grazia Deledda, non certo romagnola ma presente a Cervia per le vacanze estive. Nella arretratezza del paesino, trovava rifugio dalla modernità, che come indole spesso evitava, per rimanere a contatto della terra e della letteratura senza leziosità e contrattempi di carattere mondano. Il suo rapporto con Bellaria, a detta di fonti autorevoli come Carlo Bo, era di amore e odio,. Non troppo benvoluto dai bellariesi, probabilmente a causa della sua adesione al fascismo (che gli fruttò la nomina di Accademico d'Italia), i bellariesi lo vedono come parassita sociale, uno che non si guadagna da vivere con il sudore e la fatica; il professor Panzini non sarà mai amico con i suoi concittadini. Parla di Bellaria come di una città troglodita, in cui un filosofo possa fare tranquillamente degli studi sul prodotto umano allo stato naturale (la vecchia e il porcello - La Lanterna di Diogene), quindi anche da parte sua i tentativi di avvicinamento erano piuttosto demotivanti. Un divario di carattere culturale che si è sopito dunque solo dopo molti anni. Ora i bellariesi "riparano" con una Casa Museo, sede dell'Accademia Panziniana di Bellaria Igea Marina. Il Parco Culturale Casa Rossa di Alfredo Panzini vanta il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Emilia Romagna, dell'Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali, della Provincia di Rimini, delle case Museo dei Poeti e degli Scrittori di Romagna e della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.
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