Bruno Tacchi, il ferroviere ultracinquantenne canape delle più incredibili imprese podistiche

RIMINI - Notizie sport - mer 14 lug 2010
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
L'uomo che corre

Sono ormai tantissimi i podisti che si misurano sulle lunghe distanze e la maratona non rappresenta più quella prova limite che è stata fino a qualche anno fa. Il virus della corsa, della fatica si incunea nel cervello del jogger, il quale, il più delle volte non si identifica coi grandi campioni ma con gli anonimi eroi che domenicalmente verificano, dentro se stessi, fino a qual punto possa giungere il limite della sofferenza. Bruno Tacchi, riminese che da tempo ha doppiato la boa dei cinquant'anni, si ostina a vivere il suo sogno "on the road". Ora che tutti i territori sono stati visitati, e non ci son più terre da conquistare, la sola possibilità concessa a codesti temerari è quella di andare ad esplorare le dimensioni del proprio Io fino ai limiti estremi della resistenza umana. Elencare le imprese di questo uomo dall'aria mite che nulla ha del superman sarebbe un esercizio lungo e si rischierebbe di non essere creduti. Ma ascoltiamolo: "Ho iniziato con gare non competitive poi mi son misurato con la ‘100 Km del Passatore'. Mi convinsi che le gare sulle lunghe distanze erano alla mia portata. Da allora la Firenze - Faenza l'ho disputata molte altre volte. Il mio record su questa distanza l'ho ottenuto nel 1997 quando ho impiegato 9h-08'-41" a coprire l'intero percorso".

D'altra parte, non sono corse dove il cronometro possa esprimere verdetti assoluti e definitivi. La ‘cento' ha troppe variabili fachiresche, troppe componenti dolorose, perché a tutto ciò si possano sommare anche i responsi cronometrici. Dal 1990 Bruno Tacchi, diploma di perito tecnico, impiegato in ferrovia, corre. Da allora non si è mai fermato. Non so dove ricercare il segreto di tale continuità. La sofferenza è una droga delle più potenti, capace di donare un piacere fisico intenso, fine a se stesso. Questa specialità lastricata di inenarrabili crudeltà, è possibile soltanto a individui dotati di in fisico sano.
"Dopo aver disputato diverse ‘100 chilometri', cinquantasei maratone - continua Bruno Tacchi - decisi di puntare a gare più lunghe, più impegnative. La corsa che stava in cima ai miei desideri, l'impresa che occupava tutti i miei pensieri era la ‘Atene - Sparta' di 264,300 chilometri. Così, nel settembre del 1996, affrontai questa terrificante avventura. Le regole che governano la manifestazione sono draconiane: non è permesso ricevere rifornimenti lungo il percorso. I controlli sono rigorosi. I punti di ristoro pochi ed assai distanti gli uni dagli altri. In più il caldo. Un caldo da girone infernale. Nell'edizione del 96 partimmo in 192. Soltanto in 57 arrivammo a Sparta. E' una corsa impietosa. Impiegai 36h,38',22". Il primo ad essere stupito di un simile risultato ero io e non mi pareva vero di essere giunto nella antica capitale della Laconia in compagnia di pochi formidabili faticatori. Il 23 maggio 1998, gli organizzatori della ‘Nove Colli' di Cesenatico, hanno proposto una gara sullo stesso percorso ciclistico (200 Km) riservata ai podisti. Ho aderito con entusiasmo. Alla partenza eravamo in cinque. E` stata una avventura indimenticabile. Si correva in un paesaggio meraviglioso, tra i continui incitamenti degli amici".
Da allora Tacchi le ha disputate tutte le "Nove Colli" e soltanto pochi giorni orsono è giunto ancora una volta sul traguardo di Cesenatico, con l'entusiasmo di un neofita.
Intanto la corsa continua a segnare l'esistenza di Bruno Tacchi, per il quale è cosa pressochè normale disputare due maratone in otto giorni, correre ininterrottamente per ventiquattro ore riuscendo a totalizzare, (è successo a Verona lo scorso 26 settembre del 2000 la bellezza di 192 chilometri, cimentarsi in gare in montagna, e allenarsi, allenarsi sempre, magari rubando i minuti al riposo, alla famiglia, facendo di questa sua passione una vera e propria religione.
Ammiro, non senza provare sgomento e sconcerto, un atleta come il ferroviere riminese che riesce ad andare oltre ogni ragionevole limite, trovando dentro se stessi la forza per superare tutti gli ostacoli. Così doveva essere l'oplita Filippide, antico capostipite, il quale sicuramente non tirò le cuoia allorché nel 490 a.C. Arrivò ad Atene annunciare la vittoria dei greci sui persiani, ma continuò cocciutamente ad allenarsi e non è detto che un giorno o l'altro, non lo si riveda in una di queste manifestazioni, palestre esclusive per veri "uomini di ferro".

 

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