Questo palacongressi non s'ha da fare

RIMINI - Notizie satira - mer 14 lug 2010
di Nando Piccari

Il pala-pensiero dell'onorevole Pini
Il leghista forlivese mena fendenti contro tutti, avversari e alleati

A guardarne la foto sui giornali, con quell'aria disorientata e lo sguardo perso nel vuoto, il legaiolo on. Pini ricorda da vicino un pugile appena contato dall'arbitro. Se poi ci si avventura a leggere le sue dichiarazioni, sorge pure il sospetto che, una volta tornato all'angolo, i secondi gli abbiano fatto bere della grappa al posto delle rituali sorsate d'acqua. È così che, giorni fa, lo abbiamo visto sul ring del costruendo palacongressi, a dimenarsi immaginando di menar fendenti al Presidente della Fiera, Lorenzo Cagnoni (che non se n'è neppure accorto) e a quel sette-vite (quasi tutte spese male) di Gianni Piacenti: uno che, a destra, i "parvenu" se li mangia col pane.

A dire il vero, prima del pachidermico exploit di Pini c'era stato quello più soft di Gioenzo Renzi, invocante le dimissioni di Cagnoni perché reo di non aver misurato ad uno ad uno, col calibro, i tondini di ferro usati in quel cantiere, dei quali avrebbe inoltre taciuto la cosa più grave: che provengono dalla Libia. Pizzolante ha subito comunicato ai tre coordinatori del PDL l'incomprensibile ostracismo di Renzi verso Gheddafi, l'amico del cuore con cui Silvio condivide la concezione discreta del potere, l'amore per le buone regole democratiche e la marca di cerone per stuccare le grinze facciali. Il "Trio Lescano della libertà" pare sia stato perentorio: non può Renzi ripagare in quel modo la disponibilità con cui Mu'ammar asseconda le ossessioni xenofobe della destra nostrana, stipando nei suoi lager le tonnellate di disperata "carne umana clandestina" che l'Italia continua a respingere!
Ma tornando al rumoroso deputato di Forlì, non avremmo compreso il senso della sua bellicosa esibizione se, con il solito fare materno, non ce l'avesse spiegato La Voce, che i casi umani "li raccoglie tutti" ed ha un'infinita capacità di gestire le contraddizioni della vita: basti pensare che riesce ad esaltare con identico fervore sia i quotidiani "vade retro" di Mons. Negri che il gozzovigliante "relativismo" di «fi.GÀ e bomboloni per tutti». Abbiamo così capito che l'imbufalito Pini aborre il palacongressi in quanto tale e non tollera che perfino nella destra riminese ci sia chi invece lo vuole. Così, in nome del federalismo-ridolini a lui caro, chiede che da "Roma ladrona" intervenga a farlo demolire il simil-ministro suo compare Castelli, detentore del record di lentezza del pensiero, una disciplina in cui solo Gasparri può insidiare il primato leghista.
Chi invece volesse una sorta di Bignami truculento del pala-pensiero di Pini, consulti il bugigattolo online di Lugaresi, che è in scodinzolante attesa di salire sul carroccio leghista, dopo che tutti l'hanno lasciato a piedi. Se non fosse per quella sua prosa piena di insulti - innanzi tutto alla sintassi e alla grammatica - lo si potrebbe definire un arrancante "politologo della mutua", pateticamente smanioso di far sapere che lui capisce tutto, insegna qualcosa a tutti e sgrida chi di dovere. Mi ricorda un tipo che vedevo ogni mattina a Mazara del Vallo. Con in testa un elmetto stile coloniale, simile a quello dei "pizzardoni" di una volta, costui si piazzava agli incroci, gesticolava fingendo di dirigere il traffico e ogni tanto estraeva un blok-notes per scrivere una multa immaginaria. Nessuno se ne curava, ma lui era felice lo stesso.

 

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