Rimini senza calcio

RIMINI - Notizie sport - mer 14 lug 2010
di Enzo Pirroni

Ma una squadra di professionisti la meritiamo davvero?
La Cocif se ne va: e ora?

"La Cocif se n'è ghiuta, e soli ci ha lasciati!...." si potrebbe dire parafrasando i i versi di una vecchia canzone napoletana. Dopo sedici anni, (nell'aprile 1994, Muratori, unico partecipante all'asta, si era aggiudicato la Rimini Calcio con 210 milioni di vecchie lire), i falegnami di Ponte Ospedaletto, hanno deciso che poteva bastare. La Cocif, in questi tre lustri ha speso soldi, ha fornito divertimento ad una città assolutamente sorda e refrattaria alle richieste di partecipazione che provenivano (giustamente) prima, dal patron Vincenzo Bellavista, poi dall'umbratile Luca Benedettini (ultimo presidente in carica). Nel frattempo c'era stata una retrocessione, si erano operate scelte tecniche discutibili, si era sciaguratamente fatto ricorso a cavalli di ritorno (Melotti), ma la sostanza è rimasta sempre la stessa. La Gecos, fino a quaranta giorni fa sarebbe stata disposta a costruire il nuovo stadio al 50% ma non ad entrare nella gestione del club. Il Palazzo che in tutto questo tempo si è barcamenato in una penosa sequela di promesse, assicurazioni sempre puntualmente disattese. Quando il 3 marzo scorso, il funereo faccione dell'avvocato Boldrini, apparve sui teleschermi ad annunciare il disimpegno della cooperativa di Longiano, tutti pensarono ad un bluff: "Hanno fatto sempre così! Stiamo buoni! Poi tutto ripartirà!" Soltanto il 30 giugno, (termine ultimo per iscrivere la squadra al campionato) la realtà è esplosa in tutta la "drammatica" evidenza. Ora la città è senza calcio. Paradossalmente questo ripartire ab imo potrebbe rivelarsi salutare. C'è da chiedersi se Rimini meriti di avere una squadra di professionisti. Si tornerà alle sfide cittadine tra Libertas e Dopolavoro Ferroviario o tra Stella e Sanges, termineranno, forse, le deplorevoli sceneggiate imbastite dai soliti gazzettieri incerti, il tifo (che nasce dall' amor sui e dalla voglia di esibirsi) ritornerà a livelli civili, e la città (almeno nell'accezione sportiva) tornerà ad essere la polis come ci hanno insegnato a considerarla i greci.

 

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