Le scoperte archeologiche a Palazzo Ghetti
Dai reperti pre-romani a un borghetto fortificato medievale
I ritrovamenti aprono la strada a nuove ipotesi
Palazzo Ghetti in borgo S.Giovanni dopo il recente restauro e la nuova destinazione d'uso non ha praticamente più segreti (storici, costruttivi, strutturali). A completare però la sua esplorazione è intervenuta la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Emilia Romagna che sotto la direzione di Maria Grazia Maioli ha permesso di aggiungere ulteriori tasselli conoscitivi durante le fasi di ristrutturazione dell'immobile (2005-2008) con un cantiere archeologico nell'area cortilizia all'interno del fabbricato. Edificio dalla facciata elegante, è dotato di grandi vani e di disponibilità di spazi (come la corte quadrilatera provvista di una 'prospettiva a cannocchiale' con il porticato e il colonnato in mattoni a vista di sicura scenografica suggestione) espressione della raggiunta stabilità economica e del prestigio della famiglia committente, una famiglia della nuova borghesia affermatasi alla metà dell'800. Progettato nel gusto ancora neoclassico dall'architetto Giovanni Benedettini, formato alla scuola di Luigi Poletti, il palazzo era destinato a fabbrica zolfanelli fosforici con relativa segheria a vapore del cav. Nicola Ghetti e impiegava ben trecento dipendenti.
Gli scavi effettuati nel cortile hanno portato alla luce una storia stratigrafica del terreno veramente significativa che va ad arricchire le vicende storiche e archeologiche della città di Rimini, dall'età romana all'epoca medievale, in un'area che si colloca extra moenia e limitrofa alla cinta muraria romana e all'Arco, la porta urbica principale per chi proveniva dalla Flaminia.
Dopo lo strato di riempimento tardo sono infatti affiorati tratti di mura databili al 1100-1300 e una torre poligonale. Probabilmente il terreno dove poi è stato edificato Palazzo Ghetti faceva parte di un comparto medievale, di un quartiere (lo si evince poiché strutturato e dotato anche di latrine).
Ma la vasta area cortilizia ha fornito altri interessantissimi elementi. La fase romana che corrisponde ad una fase cosiddetta di campagna è caratterizzata dalla presenza di alcune sepolture, tombe alla cappuccina e con utilizzo di anfore. La pratica della tomba in anfora era molto in uso nel mondo romano:si tratta di anfore da olio (quelle rinvenute sono di produzione africana) che venivano appositamente segate e riutilizzate dai ceti più poveri per le sepolture. Nel cortile di Palazzo Ghetti è stato ritrovato anche un pozzo presente nel borgo, con una discreta presenza di brocchette e anfore che ne attestano lo sfruttamento.
Sotto il pozzo romano un'area di culto etrusca?
Sotto il pozzo romano di età imperiale è poi stata scoperta una canaletta pavimentata a spina di pesce. Il materiale archeologico più consistente è tuttavia ancora più antico, tra I e II a.C. ed ha avuto funzione di riempimento. Si tratta di una grande quantità di materiale edilizio e ceramico composto da mattoni, vasetti miniaturistici, lucerne, ceramiche con iscrizioni (in proto-latino, in umbro), dalle tipologie databili sino al II secolo a.C.; tra i frammenti rinvenuti si segnala un piattello su piede con scritta all'interno in lingua etrusca e un'arula di terracotta con toro. Che ci fosse un'area di culto? Il riempimento di questo fossato o canaletta nasconde nuovi segreti per Rimini prima della sua crescita ed espansione di età romana.
Fra abitazioni e sepolture
Lungo la via Flaminia è riemersa la più importante necropoli della città
Le nuove testimonianze scaturite dal cortile di Palazzo Ghetti stringono connessioni con l'area degli odierni borghi fuori le mura e consentono di leggere l'utilizzo del territorio, condiviso da insediamenti abitativi e da luoghi destinati alle sepolture.
La prima necropoli ritrovata fu proprio lungo la consolare Flaminia durante i lavori di costruzione del Palazzetto dello Sport: da quello scavo proviene l'ossuario in pietra oggi esposto nella nuova ala archeologica del Museo della Città, caratterizzato dall'insolita forma ‘a panettone' con ben visibili le graffe in piombo per garantirne la chiusura. Ancora recentemente durante le fasi di ampliamento dell'asilo statale della scuola XX Settembre nel giardino è riemersa un'altra necropoli che ha portato alla luce una stele tarda del VIII secolo con un'iscrizione cristiana a testimonianza della continuità della pratica cimiteriale in questo lembo esterno della città che permane nei secoli sovrapponendosi sepolture tarde e costantiniane a quelle romane.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




