Zaca, Giulio!

RIMINI - Notizie sport - mer 30 giu 2010
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Natali, l'insuperabile terzino del Rimini ai tempi in cui lo stress non era ancora stato inventato

Giulio Natali giunse a Rimini nella stagione calcistica 1968 - 69. Era un Rimini fortemente rinnovato quello che il presidente Guido Belardinelli aveva allestito affidandolo all'esperto allenatore Ugo Lamanna. Tra i volti nuovi (Josio, Carelli, Macciò, Faloppa, Rosa) c'era pure quello di Natali, un terzino di vent'anni, (Giulio è nato a Borgosatollo, in provincia di Brescia il 7 settembre 1947) il quale immediatamente seppe accattivarsi le simpatie dei tifosi che apprezzarono le sue doti di coraggio, di lealtà sportiva ed il suo attaccamento ai colori sociali.
Ricordando Giulio Natali, preciso, che non si parla di un fuoriclasse ma di un vero atleta. Un uomo che (come tanti di noi) appartiene ad un mondo ormai scomparso il quale trapela soltanto da certi racconti per ricordare come quei valori - la lealtà, il senso dell'amicizia, l'etica semplice e rigorosa, la "leggerezza agonistica"- non sono andati perduti. Per nove stagioni il terzino lombardo, fu un punto fermo nell'organigramma della nostra squadra. Passavano gli anni, cambiavano i protagonisti, si avvicendavano i tecnici ma il generoso difensore era lì puntuale, implacabile, generosissimo trascinatore, sempre disposto a gettarsi nella mischia senza nessuna paura, senza mai evitare uno scontro, un tackle, un contrasto. A quei tempi l'attaccamento, il senso di appartenenza erano sentimenti forti ed il pubblico li apprezzava.
Credo che pochi altri giocatori siano stati tanto amati dai tifosi riminesi quanto lo è stato Giulio Natali. Trent'anni fa il calcio era ancora uno sport ricco di estri, di pathos, di passioni autentiche e genuine. Era ancora un calcio in cui erano possibili lunghe militanze, uno sport scandito da ritmi naturali: "Con Pivatelli - dice Natali - si riscopriva il divertimento. La fatica dell'allenamento era superata dalla gioia di stare insieme, dal gusto di inventare, dal piacere della creazione e della fantasia".
Ho chiesto a Giulio se in carriera abbia mai avvertito il peso insostenibile dello stress. Mi ha guardato sorpreso poi, ridendo mi ha confessato che no, lo stress non l'aveva sentito, perché ai suoi tempi non l'avevano ancora inventato. Questa di Giulio Natali non è soltanto una storia di sport. La sua storia se letta in chiave antropologica, potrebbe offrire i parametri per interpretare un'età, quella di un'Italia che mutava. Il nostro paese, tra cortei studenteschi, lotte operaie, tra slanci e miserie, tra idealità e consumismo incipiente, tra scontri e passioni viveva un momento di transizione: all'orizzonte si intravedeva l'esasperazione dei luoghi comuni, la mercificazione, il consumismo alle spalle ci si lasciava gli slogans ingenui, la dignità di un lavoro per quanto umile potesse essere, il vestito della festa, insomma quell'età che Pier Paolo Pasolini aveva chiamato "l'età del pane".
Quante volte, nei momenti più critici, nelle fase di gioco più concitate si è udito levarsi alto, dalle tribune il grido, o meglio l'invocazione: Zaca Giulio! Era un atto di devozione, una preghiera appassionata ad un atleta che la cittadinanza sportiva intera aveva eletto a proprio santo protettore. Zaca Giulio! Il grido si perdeva quasi sempre soffocato da un'ovazione, da un inevitabile applauso indirizzato a quel baffuto terzino che ancora una volta era riuscito a compiere il miracolo. E' stato, per me, piacevolissimo parlare con Giulio Natali. Mi ha detto di quelli che gli furono compagni, mi ha parlato della classe superiore di Lorenzetti (il giocatore che più di ogni altro l'ha impressionato), mi ha raccontato storie, aneddoti il tutto con estrema pacatezza, parlando sottovoce, dimostrando infinita civiltà. Mi ha parlato della sua bella famiglia, del suo lavoro, del suo amore per la nostra città. Ognuno leggendo queste righe potrà fare le considerazioni che crede, ma ci dovrà pur essere un motivo se a distanza di più di tanti decenni nelle situazioni più disparate, nelle occasioni più insolite (magari sono quattro giocatori impegnati in una partita di briscola) a Rimini si usa ancora, perché è entrata nel lessico comune, nel linguaggio popolare l'esclamazione: Zaca Giulio?

 

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