In scena trenta produzioni internazionali che spaziano dal teatro alla danza

SANTARCANGELO - Notizie Santarcangelo - mer 30 giu 2010
di Carlotta Frenquellucci

Lo spudorato rischio dell'oggi
Le performance attraversano cinema, letteratura, disegno, arte pubblica, musica

Santarcangelo 40 si terrà dal 9 al 18 luglio, concentrando gli appuntamenti nei due finesettimana, ovvero nei giorni 9, 10, 11 e 15, 16, 17, 18. Diretto da Enrico Casagrande di Motus con la collaborazione di Rodolfo Sacchettini e Daniela Nicolò - all'interno dell'andamento triennale Santarcangelo 2009/2011 condiviso con Chiara Guidi della Socìetas Raffello Sanzio che ha firmato l'edizione scorsa e Ermanna Montanari del Teatro delle Albe che condurrà la prossima - Santarcangelo 40 vuole essere un festival "singolare plurale", esploso, un occhio gettato all'esterno e in movimento verso un "reale" dai margini incolti e imprevedibili. Saranno ospiti di questa edizione circa 30 produzioni internazionali che spaziano dal teatro alla danza alla performance e attraversano cinema, letteratura, disegno, arte pubblica, musica. Un festival che s'interroga sulla fluttuante condizione che l'oggi attraversa tra finzione e "realtà" non può non trascinare nel proprio rischio spudorato lo spettatore. E così il gruppo italiano Fagarazzi & Zuffellato in Enimirc (Lavatoio 9, 10 e 17, 18 luglio) sguinzaglia in scena cameramen e spettatori per costruire una storia che intreccia l'arte col crimine; da Inghilterra e Germania i Gob Squad s'intrufolano nella città, immortalandola con immediatezza e piglio surreale (Teatro Supercinema 10, 11 luglio); e Codice Ivan sono autori di un'inchiesta che, condotta tra il pubblico, vuole restituire i rovesciamenti e le invenzioni di un festival senza confini (Teatrino della Collegiata, prima assoluta, 16, 17 luglio). A stratificare le visioni del festival sarà il laboratorio di Fanny & Alexander H. Alfavita#2 - Immagini della realtà (Ex Carceri, 9-18 luglio), ispirato al pensiero di Aby Warburg: artisti e testimoni saranno coinvolti nella composizione, per immagini e didascalie, di un Atlante rosso del Festival (10, 11 e 15, 18 luglio).
Spazio anche alla necessità di selvatichezza che emerge dal brodo di potere in cui l'oggi ribolle.
Grande attesa per il regista argentino Daniel Veronese, che affronta Ibsen e restituisce una versione di Hedda Gabler, intitolata Todos los grandes gobiernos han evitado el teatro ìntimo (Lavatoio, 9, 10 luglio), dove il testo è portato alla sua sfera personale e quotidiana, alla ricerca della verità nascosta in ogni parola. Vi si affiancano i giovanissimi giapponesi Fai Fai, portatori di un immaginario manga spinto all'eccesso da una libertà scenica adolescente (Teatro Supercinema, prima italiana, 17, 18 luglio). Sempre dall'Argentina Tatiana Saphir con la sua Breve storia del punk argentino (Teatro Corderia, prima italiana, 15, 16 luglio). Nel nome di un teatro che supera le barriere dei conflitti irrisolti, il percorso prosegue con gli israeliani Public Movement (Piazza Marconi, prima italiana, 15, 16, 17 luglio) e con gli artisti libanesi Rabih Mroué e Lina Saneh che ispirano il loro Photo-Romance (Lavatoio, 16, 17 luglio) ambientato in una Beirut deserta al film di Ettore Scola Una giornata particolare.
La ricerca sui linguaggi e la performance si condensa nella qualità enigmatica del lavoro di Snejanka Mihaylova, artista di origine bulgara (Spazio Silos, prima assoluta 16, 17 luglio). Tra gli italiani spicca il debutto di Babilonia Teatri impegnati, con il coinvolgimento di un coro di attori appositamente selezionati, a indagare attraverso la disperata ruvidezza che gli è propria la paura di morire intesa anche come paura di vivere (Ex Corderia, prima assoluta, 9, 10, 11 luglio). E poi ancora il percorso raffinatissimo di precisione del gesto attraverso il quale Cristina Rizzo arriva a toccare un nocciolo selvaggio del movimento (Lavatoio, 11 luglio); la digressione di Alessandro Sciarroni sul doppio (Ex Corderia, 15, 16 luglio) e il Primo frammento di un quotidiano distratto di Korekanè.
A chiudere il festival, Laifi Snao, di Filippo Timi una performance-lettura sfrenata e cavernosa che ha sullo sfondo un orizzonte minaccioso, incarnato nello scenario commerciale quotidiano in cui siamo immersi, mondo che spaccia per vita qualcosa che alla vita molto poco somiglia (Sferisterio, 18 luglio, ingresso gratuito).

 

 

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