Alta velocitą fino a Rimini? Magari...

RIMINI - Notizie opinioni - mer 30 giu 2010
di Giampaolo Proni

Ferrovie del futuro e problemi del presente
Pur con tutti i problemi che comportano, sempre meglio i treni che i tir e le auto

Sono sul treno ad alta velocità da Milano a Bologna. Per un tratto corre lungo l'autostrada. Guardo dei camion e penso "Sono fermi, ci deve essere un ingorgo." Poi mi rendo conto che non sono fermi. Il treno va così veloce che i 90 all'ora dei TIR li fanno sembrare immobili. In effetti, per andare in un'ora da Milano a Bologna, calcolando accelerazione e tratte percorse a bassa velocità, deve raggiungere a pieno regime almeno i 250 all'ora. Persino le auto più veloci, che quando mi superano in autostrada sembrano dei missili, dalla Freccia Rossa sono ridotte come la mia Uno. Godo dunque di una certa rivincita. Non che le Ferrovie dello Stato mi siano simpatiche. In tanti anni di viaggi, per dirla all'italiana, mi hanno fatto patire i sette dolori. E come me a milioni di passeggeri. Dai ritardi impossibili alle coincidenze perse col treno fermo fuori della stazione, dai gabinetti talmente fetenti da dover fare pipì in apnea agli scioperi senza alcun preavviso, dai poggiatesta unti di grasso umano ai locomotori rotti che ti abbandonano in mezzo al nulla. E così via. Si parte e si viene sequestrati corpo e beni e rilasciati quando non si sa (e a volte neppure dove).
Però, la velocità è bella, come celebravano i futuristi, ed è anche utile: si va da Bologna a Milano in un'ora e si arriva in centro. Vuol dire risparmiare albergo, tempo, essere più riposati. Inoltre il treno è ecologico: andare in treno da Rimini a Bologna fa risparmiare 11 kg di CO2. Spero che presto l'AV arrivi anche a Rimini per poter essere a Milano in un'ora e mezza.
Spostarsi liberamente, rapidamente e comodamente nello spazio e spostare le proprie cose è uno dei più antichi desideri dell'uomo. La storia umana è storia dei trasporti e della loro continua evoluzione. E mentre tanti settori si sono fermati, la spinta a muoversi continua ad alimentare lo sviluppo dei mezzi di locomozione. L'alta velocità è arrivata in Italia con decenni di ritardo rispetto ad altri paesi, per la nota incapacità di progettazione delle infrastrutture, per gli sprechi, le ruberie, gli interessi della lobby automobilistica, ma anche per le caratteristiche del territorio e dell'urbanizzazione.
Ci sono i nemici dell'alta velocità, lo so. Ma penso che si debbano considerare sempre due fattori, quando si ragiona sulle scelte del presente. Il primo è che le scelte non si fanno nel vuoto ma in quello che i progettisti chiamano lo 'stato di fatto'. Non sviluppare i trasporti su rotaia porta delle conseguenze: essere diversi dagli altri paesi europei (come Francia e Spagna) e quindi tagliare queste connessioni. Trasferire il trasporto su gomma, ingorgando le già ingorgate autostrade, o su aria. Entrambe queste scelte portano all'abbandono dei centri storici, perché arrivando in auto o aereo a Milano o Roma diventa un'odissea andare in centro, e si preferiscono così i grandi quartieri periferici a scapito del cuore delle città, dove si trovano le stazioni. Il secondo è lo sviluppo dello scenario complessivo. A livello mondiale si sta progettando l'integrazione delle ferrovie dall'Europa alla Cina. Con treni da 4-500 km all'ora si potrà viaggiare da Londra a Pechino senza scendere.
Certamente, i nemici dell'AV più radicali spostano il problema alla radice, obiettando che possiamo evitare di andare a Milano. Cioè possiamo diminuire gli spostamenti, per esempio usando la teleconferenza per le riunioni. Ma come risolvere il pendolarismo, tipico di molti paesi ad alta densità di popolazione, che hanno alti costi degli immobili, come Italia, Gran Bretagna e Giappone? In Italia quasi tutte le famiglie sono proprietarie della casa dove vivono; comprare e vendere una casa è un'impresa complicata e rischiosa; le distanze non sono enormi; i costi nelle grandi città sono alti; la nostra cultura è molto legata al paesello di origine. Quindi milioni di lavoratori preferiscono spostarsi ogni giorno o ogni settimana per tornare a casa, a volte con notevoli sacrifici. E anche per questo viaggiamo.
Ridurre gli spostamenti, insomma, richiederebbe un cambiamento radicale del sistema. Non è pensabile farlo d'autorità. Certamente, però, la diffusione della banda larga e la incentivazione dei trasferimenti delle famiglie di lavoratori con mutui agevolati o sistemi di comodato incrociato (tu cedi l'uso della tua casa a Bari finché lavori a Torino, in cambio hai una casa a Torino), snellimento del sistema di acquisto della casa con regolamento chiaro delle clausole di recesso, atti di vendita più snelli, ecc, tutto questo potrebbe aiutare. Ma non eliminerà mai la spinta dell'uomo "a divenir del modo esperto", come diceva Dante. Muoversi è libertà, è esperienza, è conoscenza dei luoghi e delle persone. Da quando la specie Homo si è alzata su due gambe, ha cominciato a camminare, e non pare che si sia stancata. E intanto, sono già sul treno per Rimini (una tartaruga, ci mette ben 55 minuti) e l'articolo è finito. Penso che fare l'alta velocità sia stata una buona cosa.

 

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