La differenza c'č e si vede

RIMINI - Notizie satira - mer 30 giu 2010
di Lia Celi

Balneo-antropologia aggiornata
Come distinguere i turisti dagli indigeni

Un tempo era facile distinguere il turista dall'indigeno: era biondo e lattiginoso, parlava straniero, indossava calzoni corti e sandali ortopedici. Adesso Rimini è piena di biondi lattiginosi perfettamente bilingui con la residenza in città, i calzoni corti li portano (ahimé) anche le nonnette, e i sandali «alla tedesca» sono un trendissimo accessorio hippy-chic. Ma il riminese doc non confonderà mai il villeggiante a passeggio con un locale: le differenze ci sono, meno evidenti ma ancora insormontabili, e lui sa coglierle a prima vista. Eccone alcune.
ANDATURA La vita del turista e quella dell'indigeno sono due film proiettati sullo stesso schermo a velocità diverse: il riminese si muove rapidamente, a scatti, in genere in senso rettilineo: sa dove deve andare e cosa deve farci. Il villeggiante è lento, la sua camminata è incerta e leggermente ciondolante, lo sguardo vaga lungo il Corso all'inutile ricerca di colonne romane o rosoni gotici, o almeno di punti di riferimento (insegne stradali, targhe, cartelli didascalici). La villeggiante sosta davanti a tutti i negozi, compresi quelli sbarrati da anni, nella vana speranza di trovarci qualcosa di diverso rispetto ai negozi della sua città. L'esemplare maschio della specie, sordo ai richiami della compagna («Guarda amore, quei sandali lilla! Da noi ci sono solo in bianco, nero, rosso, giallo e arancio, ma non in lilla!»), staziona accigliato per proteggerla da eventuali stupratori (nella guida c'è scritto che Rimini è la seconda città italiana per violenze sessuali - la prima pare sia Aosta, ma per fortuna la signora non ama la montagna).
COMITIVA Del resto, anche la presenza di un padre o di un marito vicino a ragazze e donne è tipica dei turisti. A dire il vero, lo è anche degli immigrati più recenti, ma basta che si ambientino un pochino e anche loro imitano gli indigeni: cioè, non si fanno mai vedere insieme alla propria famiglia. A Rimini le madri e i figli piccoli hanno i loro giri, i figli grandi anche, le figlie pure, i padri idem. In spiaggia ognuno va a un orario diverso, magari a un bagno diverso, dove ha la sua compagnia. I riminesi della stessa famiglia non vanno nemmeno alla stessa messa, se ci vanno. Per vedere finalmente ricompattati questi clan-spezzatino dobbiamo seguirli nei rispettivi luoghi di villeggiatura, dove, per dieci giorni all'anno, sembrano famiglie quasi normali.
BORSELLO Reliquia degli anni Settanta, vittima di «damnatio memoriae» al pari del generale Pinochet, delle palline clic-clac e della Prinz, è la vera trasgressione dell'uomo in vacanza. Che nei giorni normali, pur di non femminilizzare la sua figura con una borsa appesa alla spalla, va in giro con vistose gibbosità sulle chiappe o sul torace, prodotte da portafogli, telefonino e giornale infilati a forza nelle tasche di camicia e pantaloni. Ma quando è in vacanza, il maschio occidentale esibisce il borsello senza pudore, anzi, con un pizzico di esibizionismo, inalberato sulla patta o pendulo al fianco, con la cinghia ben evidente. Non solo: il turista osserva i borselli degli altri e quelli in vendita dagli ambulanti - perché è in vacanza che lo compra, nella sua città si vergognerebbe.

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