Più stranieri, più razzismo

RIMINI - Notizie primo piano - mer 30 giu 2010
di Stefano Cicchetti

Gli immigrati nella nostra provincia crescono del 10 per cento
Ormai è matematico: in nome della paura siamo disposti a sopportare qualsiasi casta

Sono oltre 460mila i cittadini stranieri residenti in Emilia Romagna, il 10,53% della popolazione totale.
Quest'anno i dati tengono conto anche dell'ingresso dei sette comuni dell'Alta Valmarecchia nella provincia di Rimini. Ed ecco che balziamo al terzo posto tra le province dove si è registrato l'incremento maggiore tra il 2008 ed il 2009. Da noi gli stranieri sono aumentati del 10,8 per cento.
L'incremento risulta tuttavia in flessione rispetto ai valori registrati negli anni precedenti (+15,2% nel 2009 e 15% nel 2008).
Le comunità più rappresentate a livello regionale sono la marocchina (67.502 residenti, +7,4%), la rumena (60.673, +11,4%), l'albanese (58.735, +7,2%) e l'ucraina (23.710, +17,1%). L'età media è di 31 anni e le donne sono più rappresentate. 
"Siamo di fronte a persone regolari - ha commentato l'assessore alle Politiche sociali e immigrazione della Regione Teresa Marzocchi - che lavorano, con figli che vanno a scuola. Sono dati importanti, perché mostrano come qui l'immigrazione sia un fenomeno ben strutturato e non certo emergenziale, contrariamente a quanto molti vorrebbero far credere. Il nostro compito quindi è sostenere e custodire questa componente, soprattutto le famiglie con figli nati qui, confermando le priorità di mandato che la Regione si è data: lavorare insieme al territorio per rafforzare l'integrazione e per garantire l'accesso ai servizi, nel pieno rispetto della legalità, dei diritti e dei doveri di ciascuno".
Parole di puro buon senso. Ma l'effetto pratico di quel 10 per cento in più, di quelle facce nuove fra noi, è facilissimo da prevedere. Più stranieri? Più razzismo. E più voti ai partiti che lo cavalcano.
Poco importa l'apologo della Trota: Renzo Bossi, pluri-bocciato alla maturità che diventa il più giovane e il più votato consigliere regionale della Lombardia solo in virtù del suo cognome: alla faccia delle chiacchiere leghiste contro i privilegi "di casta".
Non peseranno vicende oscure, e ancor meglio oscurate, come le 70 multe beccate con la sua auto blu dall'onorevole Angelo Alessandri, consigliere comunale a Reggio e presidente della Lega Nord Emilia. Che ne ha fatte pagare 18 al suo partito (fanno quasi 3.000 euro), forse per ridare linfa allo storico slogan "Paga somaro padano!". Mentre le altre 52 le ha impugnate davanti ai prefetti di mezza Italia, Rimini compresa. La giustificazione è sempre la stessa: "Stava recandosi ad un incontro istituzionale a cui non poteva assolutamente mancare". Inoltre, spiega l'onorevole,"non guido io, ma l'autista. Comunque le multe vengono sanate in forza di un decreto del ministero dell'Interno per chi ha la scorta".
E peserà zero, ammesso che qualcuno la ricorderà, la vicenda del ministro fantasma Aldo Brancher. Il quale riceve deleghe che erano di Bossi, ma non lo sa. E non lo sa neppure Bossi; o forse sì, secondo Calderoli. Brancher comunque quale primo atto del suo impalpabile dicastero fa sapere ai giudici che lo stanno processando per appropriazione indebita di non poter andare in tribunale. Deve intervenire addirittura il presidente della Repubblica per chiarire che il neo ministro ad personam non può avvalersi della legge ad personam sul legittimo impedimento. E lui fa mestamente marcia indietro. Si farà processare, sì. Ma gli italiani delusi dalla nazionale dovevano sfogarsi proprio su d lui? Parole cui non si riesce a credere, se non le avessimo sentite dalla sua voce. Ma chi le sente? E chi ci bada?
Quel 10 per cento di stranieri in più, quelli sì che peseranno invece. Di quelli sì c'è da aver paura. E voglia di rimandarli a casa. Loro.

 

 

 

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