La destra svuoterà “i carceri”

RIMINI - Notizie satira - mer 16 giu 2010
di Nando Piccari

Parola di Gelmini

Per fare il Ministro dell'Istruzione serve conoscere bene Berlusconi, più che la grammatica

Per evitare che qualche idiota mi accusi di avercela con gli ebrei e non con il governo Nethanhyahu, premetto che ho devoluto l'8‰ all'Unione delle Comunità Ebraiche. L'insolito anticipo nella consegna dell'articolo dello scorso numero, mi ha impedito di aggiungere la piccolissima “voce scritta” di questa rubrica alle tante che si sono levate ad urlare sdegno e condanna per l'orribile massacro di pacifisti perpetrato dai soldati israeliani nelle acque internazionali antistanti Gaza. Non vi sono parole più appropriate a commentarlo di quelle del grande scrittore israeliano David Grossman: «Un atto criminale (…), continuazione dell'ignobile blocco della striscia di Gaza, il quale a sua volta non è che il prosieguo naturale dell'arrogante e aggressivo approccio del governo israeliano che rende impossibile la vita ad un milione e mezzo di innocenti.» Un crimine, dunque; perfino più orribile di altri che, in passato, avrebbero meritato di portare Ariel Sharon a far compagnia a Slobodan Milosevic sul banco degli imputati al Tribunale de L'Aja: quelli, “almeno”, erano crimini di guerra; questo è stato un “crimine di pace”.

Anche se si è trattato di omicidi non premeditati, a farli diventare “di Stato” ci ha pensato l'arroganza del Ministro degli Esteri Lieberman – uno che pensa e parla come Borghezio – nel reagire alle successive critiche dell'Onu, definite «ipocrite». Torna in mente “l'encomiabile” incidente diplomatico del luglio scorso, quando Sarkozy disse a brutto muso a Nethanhyahu: «Non mandarmi mai quel Lieberman, non voglio incontrarlo. Quando lo sento parlare mi strapperei i capelli» (lui può permetterselo: i suoi non sono trapiantati). «Non esagerare – rispose imbarazzato Netanyahu – è una persona simpatica e in privato parla in modo diverso.» E Sarkozy, gelido: «Anche Jean-Marie Le Pen in privato è molto simpatico.»

Ebbene sì, vivere nel Regno di Berlusconia mi ha perfino ridotto – non credo di essere il solo – ad invidiare ai Francesi il leader della loro destra. Uno che, insieme a posizioni non condivisibili, esprime però la fierezza di chi governa la “République” avendo in mano la “Constitution française” (anche perché se si azzardasse ad irriderla come fa Berlusconi con la nostra, là non esiterebbero a chiamare l'equivalente del 118). A far la differenza è una circostanza di non poco conto: a comandare la destra francese c'è un successore di De Gaulle, capo della Resistenza. Mica un affiliato alla P2 di Licio Gelli, datore di lavoro del mafioso Mangano e costretto a “scendere in campo” quando la dipartita politica del protettore Craxi rischiava di mandare a gambe all'aria i suoi traffici. Ecco perché la destra italiana, pur di coprire le malefatte di qualche suo esponente o sponsor, non ha remore morali a regalare l'impunità a migliaia di futuri delinquenti, grazie alla criminogena legge anti-intercettazioni che impedirà a polizia e magistratura di indagare come si deve.

P.S. Fa piacere apprendere da fonti vaticane che «per chi abusa di minori l'inferno sarà più duro». I pedofili italiani avranno dunque una giusta pena almeno nell'aldilà, visto che la gaglioffa legge anti-intercettazioni renderà difficile vederli rinchiusi nelle carceri. Anzi «nei carceri», come ha testualmente detto giorni fa la Gelmini. Dimostrando così che per fare il Ministro dell'Istruzione serve conoscere bene Berlusconi, più che la grammatica.

 

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