Sė, anche noi possiamo essere un Paese normale

RIMINI - Notizie opinioni - mer 16 giu 2010
di Giampaolo Proni

Incredibile ma vero

La testimonianza di un lettore: esistono perfino bagnini che rilasciano la ricevuta

Mi scrive un lettore, non una mail, ma una lettera di carta. Firmata, ma mi prega di non riportare il nome. La apro e contiene un foglio scritto e un piccolo foglietto giallo. Lo guardo. E' la ricevuta per un lettino rilasciata da un bagnino.

La lettera dice:

Caro Proni

[tralascio apprezzamenti per i miei articoli, è logico altrimenti scriveva a un altro] l'altra domenica mi sono recato al bagno [omissis] e ho chiesto due lettini, uno per me e uno per la mia consorte. Per una questione famigliare non eravamo nella solita zona dove ci rechiamo da oltre vent'anni. Il ragazzo arriva con due brandine e io come sempre pago in anticipo. Il giovanotto corre a prendere il resto e noi ci sistemiamo. Quale non è la mia sorpresa quando, assieme agli spicci di resto, il giovane mi consegna una ricevuta, anzi due, una per ogni lettino. Caro Proni, io sono riminese da sempre ma non avevo mai visto questo tipo di documento. Tornato a casa l'ho mostrato ai miei figli e ai vicini. Nessuno aveva mai visto una cosa del genere. Pensando che neppure lei mi avrebbe prestato fede, rinuncio al notevole valore storico di questo pezzo di carta per inviarglielo.

Sono un cittadino che ha sempre pagato fino all'ultima lira (e ora euro) di tasse e penso che tutti dobbiamo fare il nostro dovere.

[omissis]

Lettera firmata

Ora, a quanto ne so i bagnini furono gravati da un allora giovane Tremonti dell'obbligo di rilasciare lo scontrino. Con molto buon senso, la categoria obiettò che una persona in costume da bagno non ha luoghi ove custodire una ricevuta, e che un controllo della Guardia di Finanza potrebbe apparire persecutorio. Qualche maligno osservò che ci rechiamo tutti al mare provvisti di cellulare, chiavi di casa e portafoglio, e che lo scontrino si rilascia all'uscita dalla spiaggia. Ma si tratta di puntigliosità stizzose e basta. Il successivo governo Prodi, comunque, abolì l'iniquo obbligo. Quindi i bagnini non sono tenuti a darci lo scontrino per certificare la loro correttezza fiscale. Che pertanto è data per scontata, a testimonianza della moralità della categoria.

D'altra parte, era evidente l'intento persecutorio verso un settore, quello del turismo, nel quale l'evasione è notoriamente quasi inesistente. In particolare nelle regione rosse, dotate di spiagge ricche come la costa toscana e romagnola, e quindi invise a Tremonti.

Dunque, caro lettore, la sua meraviglia è certamente eccessiva. Il bravo e onesto bagnino ha semplicemente voluto sottolineare il suo rispetto per il dovere di ogni contribuente, che peraltro assolve sicuramente, e con lui la maggior parte dei suo colleghi, dichiarando tutto il suo reddito.

Le nostre zone, caro lettore, non sono come le aree ormai in mano alla Lega, che inneggia all'evasione. Qui si rispettano le leggi dello stato e anche i commercianti e gli imprenditori dichiarano fino all'ultimo euro. Magari fino al penultimo, via.

Il dovere di pagare le tasse, d'altra parte, è scritto persino nel vangelo. Quando chiesero a Gesù se gli ebrei dovevano versare il tributo a Cesare, Egli come noto rispose con la famosa frase “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”. Che tradotto vuol dire “Pagate le tasse allo stato.”. E gli ebrei erano un po' separatisti, non si sentivano tanto amici dei romani. Eppure, Gesù li esortò a pagare le imposte dello stato che li aveva conquistati. Ancor più questo deve valere per uno stato come l'Italia che tutti riconosciamo come fondato prima sul Risorgimento del popolo e poi sulla Resistenza.

Altrimenti, se facciamo solo della retorica, torniamo ad essere i soliti italiani che dicono una cosa e poi fanno il contrario.

Il foglietto del nostro bagnino, caro lettore, ci ha dimostrato che anche noi possiamo essere un paese normale, per citare Massimo D'Alema, dove tutti pagano le tasse dovute.

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