Quando c'erano le Leggi dei Giochi del Bagnino
Spiagge d'altri tempi
Ecco perché gli adulti muoiono d'invidia guardando i loro figli al mare
Quale adulto non prova un morso d'invidia di fronte alle nuove aree gioco della spiaggia? Quei coloratissimi quartierini di plastica fioriti nell'ultimo decennio alle spalle di ogni stabilimento balneare sono uno schiaffo retrospettivo alla miseria che distingueva i giochi balneari negli anni '60-'70, epoca di alta natalità dei bagnanti e bassissima sensibilità dei bagnini, più concentrati sulle esigenze delle turiste over-16 che dei turisti under-12. Basta chiudere gli occhi per risentire il cigolio patibolare delle altalene che solo per guardarle ci voleva l'antitetanica, e il tizio che oggi ci suona dietro appena il semaforo diventa verde è sicuramente lo stronzetto che quarant'anni fa ci scalciava nella schiena se indugiavamo in cima allo scivolo.
La benemerita legge EN 1176 del 1998 sulla sicurezza delle attrezzature da gioco ha sostituito il mini-corpus di leggi che gli ex baby turisti della Riviera ricordano ancora a memoria. Eccolo qui.-
«I Legge dei Giochi del Bagnino: i più belli stanno sempre due-tre bagni più in là». La vacanza era una perenne migrazione verso altalene meno arrugginite e scivoli più integri, sfidando l'ira del bagnino, che aveva una memoria fotografica per le facce e riconosceva i clandestini al primo sguardo. Se l'anno dopo, per avventura, i tuoi genitori si trasferivano proprio in un bagno rinomato per i giochi, il primo giorno si scassava l'altalena, il secondo crollava lo scivolo, il terzo scoprivi che il tuo vecchio pulcioso bagnino aveva completamente rinnovato il parco-attrazioni e ora era il più trendy della zona.
«II Legge: su due altalene ne funziona sempre una sola.» Magari l'altra non era proprio fuori uso, ma comunque dondolava peggio, vuoi per un lieve sbilanciamento o per un'impercettibile differenza di lunghezza nelle corde. I bimbi coglievano certe sfumature in un nanosecondo e disertavano in massa il dondolo farlocco. Comunque dopo i sette anni era umiliante usare l'altalena da seduti: ci si dondolava in piedi, a testa in giù, o sulla pancia, o si usava l'assicella come trampolino e il supporto come sbarra per esercizi ginnici.
«III Legge: non c'è niente di meno scivoloso di uno scivolo da spiaggia.» La chiappina seminuda, sulla lamiera già inumidita da costumini bagnaticci, faceva attrito, anzi, si appiccicava e bisognava scendere faticosamente a colpi d'anca. Peggio ancora sullo scivolo arroventato dal sole, con le tenere carnine che vi si attaccavano uso bistecchiera. Non che gli odierni scivoli di plastica siano antiaderenti: lo scivolo dà ancora il meglio nei parchi, dove i bimbi circolano vestiti.
«IV Legge: l'altalena a bilancia sta ai giochi da spiaggia come la turca sta ai gabinetti.» Cioè, la usi solo se gli altri giochi sono tutti occupati, ci stai il meno possibile e se perdi l'equilibrio finisci a gambe all'aria. Troppo pericolosa per i bimbi piccoli, troppo noiosa per quelli più grandicelli, la bilancia diventava divertente solo se nella compagnia c'era un ciccione disposto a sedersi su un lato per trasformarla in catapulta. Poi però arrivavano le mamme e finiva la festa.
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