Le "pagode" dell'acquedotto

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - mer 16 giu 2010
di Annamaria Bernucci

Rimini ritratta dalla penna di Severino Bonora
L'aspetto ottocentesco di via Dario Campana era davvero suggestivo

Il disegno de L'acquedotto fuori di città si deve alla matita e all'acuta osservazione di Severino Bonora (1801-1866) ed è tratta da uno degli album redatti dal bolognese, il n.18, Disegni di Bologna e Rimini, 1837, in occasione di uno dei numerosi viaggi che intraprese tra il 1825 e il 1862, lasciando un ritratto spesso inedito di scorci monumentali delle città visitate in Italia e in Europa.
Se ne contano quattro di sfioratoj, come si evince dalla pianta di Serafino Calindri (1762-1778) per la Parrocchia di S Andrea del Gatto (mappa 42). Agli occhi dei viandanti e dei viaggiatori che entravano in città dal ‘forese' la strada doveva apparire spettacolarmente suggestiva. Al percorso curvo della via de' Condotti, circondata da fiorenti alberature, sulla conduttura sotterranea erano collocate infatti "piramidi di sasso formate da sei elementi conici di altezza complessiva di m. 2,29 di altezza e di 1,27 di base": così annotava Gino Ravaioli in una lettera del 1930 alla Soprintendenza di Ravenna che Giovanni Rimondini evidenzia nel suo saggio dedicato ai disegni del Bonora (Rimini prima dei Bagni, una guida della città di Antonio Bianchi illustrata dai fogli dell'Album di Severino Bonora, a cura di P.Meldini e G.Rimondini, 1993). Certamente la veduta d'insieme della via de' Condotti doveva aver colpito l'immaginazione del Bonora, che sovente prediligeva gli aspetti artistici e i monumenti antichi delle città attraversate. Era uno studioso raffinato, letterato-erudito, come si diceva ai tempi, e cultore di belle arti nonché protettore di artisti. Coltivava il disegno, non accademico, ma la sua formazione si era ‘attrezzata' anche di studi di agraria. Amò sensibilmente l'arte e l'architettura medievale, si nutrì di letture e di relazioni con l'ambiente artistico bolognese e fu anche ‘fabbriciere' della Basilica di S.Petronio.

Gli sfioratoj di Via de' Condotti
Esiste una curiosa immagine degli acquedotti fuori di città caratterizzati dagli antichi sfiatatoi probabilmente di origine seicentesca che paiono esotiche pagode. Tali sfiatatoi o sfioratoj dovevano arieggiare le condotte idriche che da piazza Cavour, attraversando l'area del Castello, percorrevano l'odierna via Dario Campana allora detta appunto de' condotti sino alla sorgente dell'acqua che da secoli dissetava la città. Forse lo stesso Sigismondo deviò l'acquedotto per aggirare il fossato del suo castello.
L'immagine degli sfiatatoj è contenuta in un album di disegni conservato alla Biblioteca Gambalunga pervenuto grazie alla Fondazione della Cassa di Risparmio di Rimini tramite il mercato antiquario.

Contro l'inquinamento della sorgente
Il Comune faceva rispettare rigide norme per preservare il bene pubblico più prezioso
L'unico acquedotto riminese fu sempre considerato dai tecnici comunali tra i secoli XVII e XIX "imperfettissima costruzione": "per un quarto di miglio - raccontano i documenti - conduceva l'acqua alla pubblica fonte". Le condotte, oltre all'usura, ai continui aggiustamenti e al loro essere stati costruiti in tempi diversi con materiali eterogenei, erano minacciate anche dalla impropria o incauta conduzione dei campi vicini alla sorgente, che doveva essere costantamente preservata da abusi e scoli. I campi coltivati, infatti, se non scolati bene e subito, potevano danneggiare e inquinare la sorgiva. Gli Statuti Comunali e un articolo dell'Ediliato del 1745, approvato dal Cardinale Aldrovandi, prescrivevano quindi la distanza da tenersi per le coltivazioni dalla pubblica sorgente. Su uno dei torrioni o sfiatatoj dell'acquedotto era da secoli collocata, incisa in marmo, la norma che i frontisti erano tenuti a rispettare.
E' la stessa che Ravaioli aveva visto nel '30 in una superstite piramide e di cui trascrive l'epigrafe: PEDES QUINDECIM COMMUS PROQUE ESTO.
In base a ciò ancora nel 1852 il Comune intimò il ritiro di ogni coltivazione, siepe o fosso lungo la conduttura.

 

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