In viaggio verso il paese dei Ghiottoni
Due chiacchiere golose davanti a una carta geografica, qualche libro del grande scrittore Fabio Tombari, una manciata di ricordi e un nuovo lavoro da fare
Ho davanti a me una carta geografica aperta e due libri di Fabio Tombari: I ghiottoni e Frusaglia. Tombari è stato scrittore "marchignolo" (la definizione è la sua e sta marchigiano/romagnolo) legato alle atmosfere dei paesi, alle persone stravaganti del mondo rurale, ai sapori genuini, eccessivi, imponenti, narrati con ritmo e maestria da visionario. Sto segnando sulla carta i confini di un libro che scriverò per l'editore Guido Tommasi di Milano. È il terzo volume della serie di viaggi tra la memoria e i sapori dei territori iniziata con Lungo il Po (2008) e I sapori della Terra di Mezzo (appena uscito). Il libro nuovo a cui sto cominciando a lavorare si intitola, almeno nella mia testa, Il paese dei Ghiottoni, sottotitolo: Dal Montefeltro al mare sulle orme di Fabio Tombari. Uscita prevista: giugno 2011. Ecco, si chiederà il lettore perché mai stia qui a raccontargli di una cosa che ancora non esiste. Beh, semplice, perché a percorrerne i contorni, ad immaginare i percorsi del libro ne sento i profumi, i sapori. E questi vorrei condividere. Non solo. Mi piacerebbe che mi arrivassero anche attraverso Chiamami Città segnalazioni di luoghi, percorsi, produttori di cose buone, trattorie dimenticate da poter visitare nel corso di questo tempo. Oltre ai libri e agli scritti di Tombari ho sul tavolo, tra opuscoli, volumi, tomi e libretti, altre due guide eccellenti: La cultura del cibo tra Romagna e Marche di Piero Meldini e La cucina del Montefeltro di Graziano Pozzetto.
Nella mia carta geografica il viaggio, l'esplorazione, che sto per intraprendere, mi porterà dai pascoli della Toscana, da Badia Tedalda e la quasi dimenticata Sestino a scendere in un abbraccio montuoso tra le vallate del Foglia, del Conca e del Marecchia, più tutto il territorio semisconosciuto, almeno sotto il profilo gastronomico, della Repubblica di San Marino. Un viaggio tra fungi e tartufi, carni ovine e bovini di razze importanti come la Chianina, la Marchigiana, la Romagnola, maiali neri di Mora Romagnola, prosciutti sopraffini, pollame e animali di bassa corte, selvaggina, pesce d'acqua dolce, erbe campestri, formaggi di pecora e mucca, mieli da favola, farro e grano, persino mastri birrai che usano la materia prima locale, specialità da forno, pani antichi. Poi, man mano che si scende di quota, spuntano gli olivi e le vigne con Sangiovese di confine e qualche vitigno dimenticato. Il Montefeltro, quello geografico, quello codificato sin dai tempi di Carlo Magno, è montagna e un po' di collina. Il mio viaggio no, vuole arrivale al mare, in un abbraccio che conduce al Monte San Bartolo, al promontorio sull'Adriatico spazzato dai venti. E qui sarà il pesce alla moda delle marinerie di un tempo, in particolare di quella di Cattolica a tenere banco tra i sapori. Di certi pescatori tra il fiume e il mare scriveva mirabolante Fabio Tombari. Chissà cosa troverò oggi in queste terre tra la Romagne e le Marche, tra la montagna e l'Adriatico.
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