"Quella sinistra snob che tifa Inter"
Gufate berlusconiane nella notte di Madrid
C'è chi si duole per i dispiaceri del Capo perfino allo stadio
L'esimio Dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale va capito, non criticato come ha fatto il Consiglio Provinciale. Visto che la legge sulle intercettazioni (detta anche "salva-delinquentoni", per le "amnistie preventive" che regala) metterà a tacere i giornalisti, lui si dev'essere chiesto perché non fare altrettanto nei confronti degli insegnanti, che con vociante ottusità protestano perché il Governo, un pezzettino al giorno, ci toglie la scuola pubblica di torno. Così ha sfornato quella famosa direttiva che ingiunge ai capi d'istituto di vigilare affinché a scuola tutti pensino solo con la testa dell'amata ministra. La quale, sarà anche vero che al Dicastero dell'Istruzione fa la figura di un'alpinista mandata a scalare il Monte Bianco in t-shirt e scarpe da tennis; o che, come ha scritto "da destra" Gianfranco Morra credendo di farle un complimento, «è libera dal peso di un'eccessiva cultura»; ma che diamine - deve aver pensato quel Dirigente di "rito gelmino" - si può trattare così una delle più rinomate veline del cast governativo!?
Un altro da capire è l'on. Pizzolante, che alla vigilia della finale di Madrid è sbottato contro la "sinistra snob" che tifa Inter, definendola una congrega di vip un po' fighetti. Lo capisco, non perché io condivida l'idea che Melucci sia il Briatore di via Lagomaggio o Roberto Biagini il Porfirio Rubirosa di Viserba, ma perché intuisco che Pizzolante è mosso dall'amore. Nella logica del derby, sono i successi interisti a far soffrire di più Lui, che è pure Presidente del Milan. Per quella proprietà transitiva divenuta dogma nel PDL, ogni sofferenza di Berlusconi si trasferisce pari pari ai singoli "promotori della libertà"; ed essendo i loro avversari, sempre e comunque, dei disprezzabili comunisti, va da sé che gli interisti lo siano più di tutti.
Lo stesso meccanismo agisce su di me, sia pure con andamento inverso. Da piccolo tifavo Juventus; poi un manovale della panchina, Heriberto Herrera, arrivò dal Paraguay a spezzarmi il cuore vendendo Sivori al Napoli; che per rappresaglia divenne la mia nuova beniamina fino a che vi giocò "El Cabezon". Dopo di che, iniziai una sorta di vagabondaggio del tifo, di sicuro influenzato dal mio frustrante vissuto calcistico. Da ragazzo mi ritenevo infatti un discreto centravanti, finché non incontrai un allenatore vero - tal...Lorenzo Cagnoni - che mi indusse a prender atto di essere una mezza schiappa. Il complesso dell'attaccante mancato sfociò via via in ammirazione per Gigi Riva, Paolo Rossi, Roberto Pruzzo, con conseguente, momentanea simpatia per le loro squadre. Come ultima variabile del mio nomadismo calcistico è poi sopraggiunto il "valore non negoziabile" dell'anti-berlusconismo, che mi fa oggi istintivamente simpatizzare per tutto quel poco che sia in grado di far soffrire Berlusconi. Al punto che se Lui possedesse la Roma, mi rassegnerei perfino ad avere qualcosa in comune con Rutelli: il tifo per la Lazio.
P.S. Commentando la stangata preparata da Tremonti per fronteggiare "la crisi che non c'era", Berlusconi si è come al solito vantato di essere riuscito ad alleggerirci stipendi e pensioni «senza mettere le mani in tasca agli Italiani». Per forza: se mentre siete a tavola vi piomba in casa uno che, con fare inquietante nonostante l'erre moscia, vi dice "fermi tutti, questa è la mia finanziaria", voi gli consegnate il portafoglio senza aspettare che sia lui a venirvelo a prendere in tasca.
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