Tornare ai livelli prima della crisi? Illusione

RIMINI - Notizie opinioni - gio 03 giu 2010
di Giampaolo Proni

I soldi non danno la felicità: purtroppo ora dovrà essere vero
L'occidente sarà sempre più povero e non possiamo farci niente

Si sentono spesso politici ed economisti dire "Quando usciremo dalla crisi", o "Quando l'economia tornerà nella normalità". A mio modesto parere questa crisi non è un malessere temporaneo. E' l'emergere di un cambiamento geopolitico, cioè di equilibri tra le nazioni e i sistemi economici, ed è definitivo, cioè non torneremo più come prima.
A livello geopolitico, il dato più evidente è il porsi della Cina e dell'estremo oriente come l'area economicamente più forte del mondo. Entro un decennio, la Cina rappresenterà il 60% del PIL del pianeta. Nelle ultime feste natalizie, le aziende cinesi hanno prodotto oltre l'80% dei regali di tutto il globo. La UE dell'Asia, ASEAN, sta procedendo verso accordi monetari che avranno la valuta cinese al centro. Già ora dobbiamo imparare a dire, di fronte a una metropoli sfavillante di luci "Sembra Shanghai" e non "Sembra New York".
La crisi dei subprime, partita dagli USA, era attesa da tempo, sia pure senza poter prevedere come si sarebbe manifestata. Semplicemente, gli Stati Uniti continuavano ad accumulare debito, sia privato sia pubblico, e in questo modo finanziavano la crescita dei paesi esportatori. La Cina è piena zeppa di bond del Tesoro americani. Ma l'accumulo del debito non può continuare all'infinito, anche se non si sa quando deve terminare. Al momento in cui tutto stava per saltare per aria, guarda caso col nuovo presidente appena insediato, gli USA hanno provato a lasciare fallire le banche, principali responsabili della crisi. Ma al primo crack, la Merrill- Lynch, si è avuto paura che il terremoto avrebbe mutato gli equilibri di potere globali. In sostanza, la Cina avrebbe potuto comprare praticamente tutte le banche di affari del mondo per pochi soldi. Il dominio occidentale della finanza era in pericolo. E così gli USA hanno deciso di aprire i forzieri pubblici e coprire i buchi. E a ruota tutti gli altri.
Ovviamente, dato che gli la maggior parte degli stati aveva già un bel debito pubblico, questo salvataggio dei ricchi lo ha fatto crescere ancora. E questo debito è finito nelle mani di chi aveva denaro da prestare.
A un anno e mezzo di distanza, i grandi speculatori si sono accorti che gli stati sono ancora più indebitati di prima, e hanno cominciato a cercare di rifarsi un po' dei soldi che (in teoria) dovranno restituire agli stati stessi. Hanno attaccato per primi quelli, come la Grecia, che alla debolezza hanno associato la dabbenaggine del debitore che pensa che falsificando i conti può andare ancora un po' avanti. Ora, che gli speculatori, dopo essere stati salvati con il denaro dei contribuenti, ora sfruttino il debito che gli stati hanno fatto per salvarli, fa un po' schifo. Ma il denaro, ahimé, non ha odore, come già i padri latini sapevano.
Comunque sia, da questa situazione non usciremo in nessun modo per tornare a come era prima.
L'occidente è e resterà più povero. Per citare (a memoria) una dalle grandi frasi del secolo scorso, diceva il grande Helmut Kohl: "Per la prima volta dal dopoguerra lasceremo i nostri figli più poveri di noi". Non ci sono molte possibilità che Europa e America tornino ad essere grandi produttori industriali. E le alternative non appaiono profittevoli come fare automobili e televisori negli anni '60. Quando sento levare grandi lodi alle 'fonti alternative' e alla 'green economy', da una parte mi fa piacere, ma dall'altra mi pare veramente come quei nobili decaduti che, non potendo comprare le bistecche, diventavano vegetariani.
La differenza tra la prima grande tigre asiatica, il Giappone, e le nuove grandi economie, Cina e India, (ma anche Brasile, Indonesia, Malaysia) è che l'impero del Sol Levante non ha mai avuto un mercato interno capace di assorbire la sua produzione, mentre questi paesi insieme hanno 2,5 miliardi di consumatori che potenzialmente devono ancora conquistare tutti i simboli del benessere. Ora è piuttosto meschino che ci mettiamo a strillare "Non si può dare un'automobile a ogni cinese, il pianeta non lo può reggere!". E quando la volevamo noi, l'automobile, che cosa avremmo detto se gli americani avessero sollevato la stessa obiezione? Come mi disse una volta un brasiliano quando lamentavo che bruciavano le foreste: "E le vostre dove sono?"
In sostanza, dopo aver detto ipocritamente che i soldi non davano la felicità, ora dovremo sperare che sia vero.

 

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