La battaglia di Rimini

Rimini - Notizie Borgo San Giovanni - gio 03 giu 2010
di Luca Vici

I drammatici giorni del 1944
La lapide del Parco Cervi ricorda la peggior tragedia che ha colpito la nostra città

Nell'ottobre 2004 è stata inaugurata una lapide commemorativa per ricordare i caduti nello sfondamento della Linea Gotica collocata nel Parco Cervi, nei pressi delle mura malatestiane.
In quell'occasione furono presenti 200 reduci canadesi, l'allora governatore del Canada Adrienne Clarkson, il ministro per i veterani Albina Guarnieri.
Ma cosa fu quella che gli storici hanno battezzato "la battaglia della Linea Gotica"? La stessa fondazione di Rimini, nel 268 a. si deve alla sua posizione geografica strategica, quale "porta" della pianura padana. Quasi 2000 anni dopo, nel gennaio del 1944, questa stessa posizione fu la causa della sua rovina: Hitler, nell'autunno del 1943 aveva individuato la "linea degli Appennini" come baluardo per frenare l'avanzata degli Alleati. A Teheran Churchill, Roosvelt e Stalin chiamavano quell'ostacolo "linea Pisa-Rimini". Nel febbraio del 1944 Hitler la ribattezzò Linea dei Goti. Uno sbarramento naturale che tagliava la penisola lungo le creste dell'Appennino per 320 km. Qui si arroccarono due armate tedesche comandate dal maresciallo Albert Kesselring: la 14a dal generale Joachim Lemelsen nel settore toscano, e la 10a dal generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel sull'Adriatico. In tutto 14 divisioni, alle quali se ne aggiungeranno altre sette nei tre mesi dell'offensiva per un totale di 170-200.000 uomini che dovevano affrontare l'8° armata inglese, detta "l'Armata Arlecchino" perché composta da truppe provenienti da tutto il Commonwealth più Polacchi e Greci.
La "Battaglia di Rimini" fu una delle più cruente della Seconda Guerra mondiale: iniziò il 25 agosto sul fiume Metauro, ebbe i suoi culmini più sanguinosi a Coriano e a Rimini, e cessò il 29 settembre sul fiume Rubicone con l'arrivo degli Alleati a Svignano. Le vittime furono 60 mila tra morti, feriti e dispersi, con la perdita di 661 carri armati alleati e 93 tedeschi.
Fonte: Amedeo Montemaggi, Storia illustrata di Rimini


Interi paesi spazzati via
La popolazione fu presa nella morsa dei combattimenti fra Tedeschi e Alleati

Al primo assalto i Polacchi presero Pesaro, i Canadesi San Giovanni in Marignano e Cattolica, gli Inglesi si insediarono a Morciano, Montefiore Conca e San Clemente, mentre gli Indiani si spinsero verso Onferno. Gli Alleati credevano di avere vinto, tanto che i Canadesi cantavano "A mezzogiorno a Rimini" ed avevano scritto sui bordi dei loro veicoli la parola "Wien" (Vienna) che indicava l'obiettivo primario della grande offensiva.
Ma a Misano e a Riccione i Tedeschi fecero forte resistenza, con il crinale di Coriano perno della difesa di Rimini.
Il 17 settembre 1944 iniziò la battaglia della Linea Gialla, la più grande fra mezzi corazzati mai combattuta in Italia. Durò per ben tre giorni, con Covignano percosso da 360 mila bombe e granate, fino alla resa dei Turcomanni, arruolati dai Tedeschi - ai Canadesi e l'arretramento dei Diavoli Verdi, i parà tedeschi reduci da Cassino. Nel tardo pomeriggio del 20 settembre, il maresciallo Kesserling fu costretto a dare l'ordine di evacuare Rimini, che fu lasciata ai Greci i quali la mattina del 21 settembre trovarono una città distrutta da 388 bombardamenti. Nessun centro fu risparmiato, dalla piccola Gemmano alla stessa San Marino, fra indicibili sofferenze della popolazione.

Quel carro armato ai piedi dell'Arco
Al borgo San Giovanni è legata una delle più famose immagini fotografiche risalenti allo sfondamento della Linea Gotica a Rimini, quella di un carro armato Sherman del 19° reggimento corazzato neozelandese arenato nel fango del greto dell'Ausa di fronte all'arco d'Augusto. La foto fu rinvenuta da Amedeo Montemaggi nel 1959 all'Imperial War Museum di Londra.
Per prevenire eventuali sbarchi di aggiramento dal mare Adriatico, i tedeschi fortificarono la nostra costa con bunker e barriere, abbattendo - non fossero bastati i bombardamenti - anche numerose costruzioni che ostacolavano la visuale difensiva. Altre demolizioni si ebbero al momento della ritirata, specie lungo il Corso, mentre il ponte di Tiberio sfuggì miracolosamente alla dinamite già innescata.

 

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