Tutti sulla stessa barca

RIMINI - Notizie primo piano - gio 03 giu 2010
di Stefano Cicchetti

Sempre più carogne e sempre più indifferenti
Ma ormai sembra la nave dei folli

Ragazzi sammarinesi sprangati da ultras del Rimini perché sorpresi al pub con sciarpe del Cesena. Necrofori che piantano in asso al cimitero due famiglie rifiutandosi di eseguire la sepoltura perché l'orario di lavoro sta per scadere. Diciottenne pestato in Viale Ceccarini per non aver pagato la pizza. Ma cosa sta succedendo da queste parti? Non ci siamo sempre cullati nella nostra "diversità"? Noi romagnoli brava gente, burberi ma benevoli, incapaci di azioni che commettono solo agli altri? E' cambiato qualcosa, oppure è sempre stato così ma ce la raccontavamo in modo edulcorato? A leggere le cronache dei secoli andati, violenze e brutalità qui sono sempre state di casa. Però come contraltare al pugnale efferato di Gianciotto, c'era il bacio di Paolo e Francesca, il più celebre della letteratura. Il Passatore era un criminale, però anche "cortese". Mentre nel passato più recente, pareva che il senso di umanità fosse di gran lunga prevalente sui comportamenti più selvaggi. O almeno, sembrava che di fronte ad episodi che purtroppo si sono sempre verificati, scattassero reazioni differenti. Oggi invece pare prevalere l'assuefazione. L'indignazione è sempre più blanda e rituale. La sorpresa, pressoché nulla. L'incarognimento generale ci porta a farci sempre di più i fatti nostri. Quanto più i problemi sono "globali", come ci inculcano ogni giorno, tanto più scatta il chissenefrega. E così tutto diventa normale. Qualcuno si stupisce davvero, per esempio, delle sanguinose bastonate di Tremonti? Davvero si poteva pensare che la crisi da noi non ci fosse e che anzi ne saremmo usciti "meglio degli altri"? E' quindi normale che dopo condoni a raffica che premiavano gli evasori fiscali, oggi il governo si stracci le vesti contro chi non paga le tasse. Normale, addirittura scontato, che si reintroduca la tracciabilità dei pagamenti, la cui abolizione era stato il primissimo atto del governo in carica nonché suo cavallo di battaglia, rivendicato in piazza da Berlusconi fino a poche settimane fa. Per non dire che la crisi la pagherà innanzi tutto chi ha di meno: sai la novità. E chi pensava potesse andare diversamente? Consueto, usuale, che si proclami di "non mettere le mani in tasca ai cittadini", costringendo all'ingrato compito gli enti locali cui si tagliano 14,8 miliardi, più della metà della "manovra". Eccetera eccetera, passando dal considerare inutili le spese per la cultura e la ricerca, mentre resta indispensabile un federalismo che ancora non si sa quanto, e a chi, costerà. Questi gli esempi dall'alto. O meglio, così chi sta sul ponte di comando è perfettamente in sintonia con il resto dell'equipaggio. E questo è l'unico modo in cui trova senso lo slogan "siamo tutti sulla stessa barca". Va bene, va bene, qui si salta di palo in frasca. Tutto quanto avete appena avuto la pazienza di leggere è tendenzioso, carognesco e c'entra come i cavoli a merenda. Ma scusate: se lo fanno tutti, perché non lo posso fare anch'io?

 

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