Non si prilla solo in Romagna

RIMINI - Notizie cultura - mer 19 mag 2010
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole
Piròl e prilè, termini usati in moltissimi dialetti e appartenenti anche dall'italiano

«Pirullo: termine dialettale romanesco (leggi er Pirùllo) intraducibile direttamente in italiano, la cui etimologia è simile a quella di "birillo". Deriva infatti da pirulum, diminutivo della parola pirum (pera, il frutto). Si usa però comunemente per indicare i proiettili fatti con fogli di carta avvolti a mo' di cono per rudimentali cerbottane, o per indicare persone di poco conto e di scarsa responsabilità o senza obbiettivi e riferimenti sociali concreti. Tra i quaranta termini romaneschi tipici della Garbatella. Termine analogo è la parola pirulo o piruletto, di stessa etimologia, che vale però per le pedine dei giochi da tavolo, o per minuscoli oggetti di cui non se ne capisce la funzione, della grandezza massima di un'unghia».
Ai tempi di internet, frugando fra le etimologie on line si trovano perfino perle come queste, rinvenibili nel sito di un clone italiano di Wikipedia, www.itawiki.com. Difficilmente l'ignoto estensore poteva mettere insieme tante castronerie. Non gli occorreva neanche oltrepassare i confini della Garbatella per scoprire quanto il termine li soverchi. Gli bastava poi aprire il Devoto-Oli per scoprire quanto sia infondata l'affermazione che il termine sia "intraducibile direttamente in italiano": «Pirolo - si legge infatti nel Dizionario della lingua italiana - il bischero (nel violino e negli strumenti affini). Variante settentrionale di piolo». E inoltre, sempre sul medesimo: «Pirulino (Tosc.) Persona vestita con leziosa ricercatezza; damerino, bellimbusto (Der. di pirolo ‘piolo, cavicchio')»; «Prillo (Region.) Il vorticoso girar del fuso o della trottola. Anche, l'atto con cui s'imprime al fuso il movimento rotatorio: Dava... due prilli alla cocca (Pascoli)»; «Prillare (o pirlare; arcaico brillare) (Region.) Girare rapidamente intorno a se stesso, per lo più a proposito del fuso e della trottola (fig. anche di persona, con un accento scherzoso). Far girare il fuso. (da una serie onomatopeica affine a birillo, il quale da brillare, nel senso di roteare)».
Dunque niente derivazione dalle pere e ben poco di esclusivamente capitolino nei pirulli e nel prillare. I quali semmai ci conducono dritti all'ombra della Madonnina: sempre sul Devoto - Oli, ecco infatti il milanesissimo «Pirla Triv. Pene. Est. Persona stupida, facilmente imbrogliabile (forse derivato da pirlare "girare come una trottola)», vistosamente imparentato con lo spagnolo pirulo, "pene". Restando sempre nel Settentrione, "girare" si dice pirlar nel dialetto tirolese, birlà in lombardo, che è brillar in marchigiano e ovviamente prilè in Romagna, dove con le cerbottane lanciamo - o lanciavamo - i piroll. Inoltre, come annota scrupolosamente il Vocabolario Romagnolo - Italiano di Libero Ercolani, dicono nel ravennate piròl per piolo (di sedia o di scala), piruléss da tónd per "girarsi intorno", mentre pirulé' atorna a óna è "far la corte a una", pirulòt il "giro di chiave" ma anche il "capogiro" e perfino il "Decesso istantaneo".
Nelle aree limitrofe, troviamo il modenese prilòn, i bolognesi e reggiani prilett, che a Ferrara è il "mulinello per conoscere la direzione del vento, usato dai villici" (Bernardino Biondelli, "Saggio sui dialetti gallo-italici", 1853). A Bologna si dice anche prilè d spirit di una persona "persa, disorientata" (Dizionario bolognese-italiano, italiano bolognese di Luigi Lepri e Daniele Vitali, 2007).
Un termine tanto efficace per la sua onomatopea non poteva non entrare nel gergo marinaresco, dove "prillare" è riferito a scotte, cime, gomene ed altri cordami e significa "far ruotare tra le dita la scotta mentre si adduglia la stessa, al fine di facilitare tale operazione".

Tutto questo vorticoso roteare si deve ad un latino volgare *pirjiolus, "piolo" risalente al tema del greco peiro "attraversare da parte a parte con una punta, trapanare, avvitare". Il Pianigiani, senza crederci troppo, annota le opinioni di Salvini e Flechia, secondo i quali che il passaggio dal greco al latino volgare sarebbe avvenuto «ai tempi bisantini. come avvenne per le voci Boccale, Borsa, Colla, Fanale, Falò, Mangano, Piatto, Smeriglio ecc. ». Se non che il venerabile etimologo, sempre dalla parte del latino, propendeva invece anteporre il fatto in tempi più antichi attraverso un ipotetico epigriolus. Ma proprio la forte diffusione in Romagna di tanti derivati dalla radice - PIR parrebbe dar torto a questa tesi. Mentre è toccato ai Francesi trarne pirouette, il giro del ballerino sulla punta dei piedi, tradotto da noi in "piroletta" e "piruletta" prima, "piroetta" adesso.
Insomma, vocaboli che hanno "prillato" parecchio per secoli e culture, non meritando di restare confinati fra le parlate dialettali, rischiando pertanto di scomparire con esse.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č