Quell'uomo alto e magro che regalava poesia

SANT'AGATA FELTRIA - Notizie Santarcangelo - mer 19 mag 2010
di Lorella Barlaam

"Canto la tua bambina/di bellezza divina"
Un ricordo di Giuseppe Valli

Guido Lucchini ci ha regalato in aprile il ricordo di Giuseppe Valli, poeta nato a San Donato nel 1928, che lì è sempre vissuto, da eremita. Un uomo complesso e tormentato, dalla profonda cultura e religiosità, vissuto di lettere e dell'amore per una donna che forse non l'ha mai saputo, scrivendo centinaia di versi in italiano e dialetto e pubblicandone pochissimi in vita. Dopo la sua morte, nel 1983, le sue poesie sono state ritrovate e in parte edite da Giancarlo Dall'Ara, in un libro pubblicato nel 1994 dalle Edizioni di Chiamami Città. Come dice Guido, che ne ha curato i versi dialettali, Valli è stato un poeta vero. A tracciarne per noi un ritratto inedito è la nipote, Sonia, che ci è venuta a trovare in redazione dopo aver letto l'articolo, e ci ha portato due scritti autografi di Giuseppe Valli: un biglietto dedicatorio dalla grafia elegante e sottile, datato 24 dicembre 1954 e una lunga poesia in versi liberi, che con movenze pascoliane celebra la nascita di Sonia e l'amore di Albana, sua madre: "Non c'è, non c'è misura/ Ne l'amore materno;/Amore è de l'Eterno/ Non si misura." Anche se le sue visite allo zio risalgono all'infanzia, Sonia ci ha raccontato: «Giuseppe Valli era cugino dei miei nonni, dei suoi nipoti siamo rimasti in quattro. So che ha amato a lungo, platonicamente Giuseppina Maffei, ma non si è mai sposato. Andavo a trovarlo da piccola, quando passavo dei periodi a Sant'Agata. Avevo circa cinque o sei anni: mi ricordo quest'uomo gentile, alto e magro, con in testa una specie di turbante e un ombrello con cui si riparava dal sole, e casa sua come un posto un po' buio che chiamavano "il castello", di cui non ho nessun'altra immagine. In famiglia Giuseppe Valli era considerato un po' particolare, per questo suo estraniarsi dal mondo. Viveva piuttosto isolato, e si sapeva che scriveva, ma lui non diffondeva quello che aveva scritto, lo teneva da conto. Ma componeva affettuose poesie d'occasione, per i familiari, e le regalava, come questa scritta per la mia nascita, che ho da poco ritrovato in casa, tra le carte di mia madre Albana.»

 

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