Amore amor amorṇ
I mille volti di Liana Mussoni, regista e voce solista con la passione per il dialetto
L'ultimo lavoro dell'artista santarcongiolese s'ispira a un racconto di Flavio Nicolini
È l'altra metà del cielo artistico di Santarcangelo. Minuta e sorridente, Liana Mussoni spazia con allegria e grandi risultati dal teatro alla prosa, sino alla canzone.
Dopo tanta poesia, ha scelto la prosa. Perché?
"In realtà sono parecchi anni che lavoro alla prosa, ho iniziato la mia attività artistica con testi di Aldo De Benedetti, Plauto, Molière, Campanile, tutti da me riadattati appositamente per la Filodrammatica Lele Marini che dirigo da quando è nata (2002). Poi c'è l'amore per il canto e la mia attività come voce solista nel quintetto Henry Red Group con un repertorio legato alla musica degli anni 20-40 e quindi diversi concerti e lavori musico-teatrali. Poi ancora c'è il Teatro del Cartoccio, un' officina creativa che nasce dall'unione delle mie esperienze artistiche con quelle di Lucia Ferrini, Rosetta Tolomelli, Attilia Pagliarani, Annalisa Teodorani e tanti artisti del territorio. La mia passione per il dialetto è stata nutrita anche dalla possibilità di cantarlo grazie alla compositrice forlivese Liana Farolfi che ha musicato per il mio gruppo tantissimi testi poetici di Guerra, Baldini, Fucci, Annalisa Teodorani, Pedretti, Giuliana Rocchi".
Nell'ultimo periodo state girando con Francesca. Cosa c'è in questa libera reinterpretazione che l'ha affascinata?
"Francesca mi ha affascinato subito attraverso la musica. Il romanzo infatti inizia proprio con un canto di Francesca, una filastrocca, che mi ha conquistato e che ho scelto come titolo dello spettacolo: ‘Amore amor amornò'. In tutti i miei spettacoli la musica ha una grande importanza , non è solo un accompagnamento ma è un linguaggio profondo, un paesaggio sonoro che sostiene il senso più nascosto, i percorsi sotterranei del testo, quelli legati alle emozioni e alle passioni non sempre descrivibili con la parola".
Il racconto è di Flavio Nicolini, uno scrittore e sceneggiatore distante dai suoi concittadini letterati.
"Avevo molto timore ad affrontare un testo di Flavio, ma un paio di anni fa fu proprio lui ad incoraggiarmi a prendere in considerazione qualcosa di suo, per guardare oltre il dialetto dei grandi poeti di Santarcangelo e aprire lo sguardo a un altro tipo di scrittura e di possibilità, pur sempre legata al mio paese. Di questo devo essere grata a Flavio. Altrimenti difficilmente avrei osato avventurarmi in un suo testo e non avrei capito fino in fondo la grandezza e l'originalità della sua vena artistica".
Molti sostengono che la scrittura di Nicolini sia complessa, difficile nella lettura e psicologicamente carica di rimandi, evocazioni e molto altro, è stato lo stesso per lei o proprio tale complessità, ammesso che lei la condivida, le ha suggerito spunti e suggestioni?
"Per me la sua scrittura è una vera ricchezza perché è carica di immagini. Si sente lo sguardo del regista e sceneggiatore cinematografico. Io lavoro proprio per immagini. Quando un testo mi porta altrove, dandomi la possibilità di riscriverlo, ecco che comincio a vederlo sulla scena e allora le immagini diventano così prepotenti che le devo seguire e cercare il nuovo ordine per la messa in scena".
Ha all'attivo tanti spettacoli, si sente ormai una regista, comunque una teatrante, o questo suo amore per il teatro lo vive come una piacevole divagazione quotidiana?
"Ho la fortuna di avere una grande energia creativa, ma questo non basta, ho anche un pubblico, una famiglia e tante persone che credono in me e che mi permettono di realizzare i miei sogni e finché mi riesce, continuerò a farlo. Dico sì alla vita e alle nuove esperienze e ne sono ricompensata. Questo mi ha portato a incontrare persone speciali come Miloud Oukili e Dario Fo o a partecipare a un festival in Belgio con un mio concerto. Cosa voglio di più?".
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