RIMINI Ma che razza di Paese siamo?
RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 08 ott 2008
di Stefano Cicchetti
[{Vista la crisi internazionale delle banche forse avevamo paura degli stranieri sbagliati}
Italiani xenofobi? A parole no, nei fatti…]
Noi Italiani siamo razzisti o no? La risposta è all’italiana. Ma non come la intende il Professor De Rita sul Corriere della Sera, sostenendo più o meno che “silenziosamente” non lo siamo, poiché l’integrazione avviene nei fatti, nelle famiglie, nel lavoro, nei piccoli centri. Chi scrive qui non si crede nessuno, ma osa pensare il contrario: rispondiamo “all’italiana” nel senso che a parole non ammetteremo mai di essere razzisti, mentre nella pratica facciamo di tutto per confermarlo. I fatti li conosciamo, vanno dai raid di Roma alle reazioni fuor di cervello di negozianti derubati dei biscotti, dallo sparare nel mucchio dei camorristi all’incessante abbaiare contro lo straniero. Fino alla signora riminese che scende dal bus guidato da un nero. Fatti “isolati”, che si ripetono però tutti i giorni.
Sento già le risposte dei negazionisti. Ma quale razzismo! E’ che un’immigrazione mal gestita genera insicurezza nei cittadini. Potrebbe essere. Ma com’è allora l’immigrazione ben gestita? A quanto si apprende dagli stessi, l’immigrazione “buona” è quella di chi sta a casa sua: se non lo fa, nella migliore delle ipotesi ruba del lavoro – di muratore, raccoglitore di pomodori, operaio in fonderia – ai cittadini italiani. Nella peggiore, ci ruba attività come mafia, spaccio e affini, andando così a insidiare lo stereotipo dell’Italiano farabutto che per generazioni ha perseguitato i nostri, di emigrati.
Senza arrivare a questi estremi, c’è chi pacatamente ragiona così: occorrono regole rispettate da tutti e da noi non avviene. Il clima di “lassismo”, l’incertezza delle pene e la quasi certezza dell’impunità fanno sentire gli onesti sempre meno sicuri; anche se le statistiche sulla criminalità dicono tutto il contrario, ponendo il nostro Paese fra quelli dove si delinque meno e, allo stesso tempo, fra quelli dove si ha più paura degli immigrati.
Il tutto potrebbe reggere, se non che l’impunità riguarda - e non da oggi - prima di tutto i cittadini italiani. Perché una trentina di anni fa, quando la delinquenza era monopolio nazionale e generava più reati e più gravi - per non parlare del terrorismo al suo acme - eravamo meno spaventati di oggi? E poi: come si spiega che un partito come la Lega Nord abbia colto i successi più eclatanti non nei centri urbani maggiori dove la criminalità è più aggressiva, ma in quelli minori dove la cronaca nera è praticamente muta? Dalle nostre parti il fenomeno è stato particolarmente evidente fra i nostri vicini “settentrionali”. A Forlì il partito di Bossi alle ultime elezioni per la Camera ha colto il 6,66 per cento, a Cesena il 5,73, a Forlimpopoli il 6,65; circa come a Rimini e Riccione. Risalendo le valli, troviamo il 10 per cento abbondante di Castrocaro, Dovadola, Mercato Saraceno, fino al 16.6 di Galeata. E cioè: proprio in quei luoghi dove secondo De Rita avverrebbe l’integrazione “silenziosa”, viene premiato chi considera l’immigrazione soprattutto come un pericolo. Ed è sentita un pericolo perché in quei paesi abitano tanti immigrati, dal momento che la vita lì costa meno. Insomma lo straniero fa paura semplicemente perché c’è, non per quello che combina.
Fra realtà percepite e realtà reali – oggi tocca fare perfino queste distinzioni – non ci lascia il sospetto che la grande rappresentazione della paura voglia mascherare timori di cui non si deve parlare. Come la crescita zero, il potere d’acquisto dei salari sottozero. O preoccupazioni fin qui ridicolizzate come quelle per un’economia finanziaria basata su gran frullati di nulla – a parte i concretissimi e sontuosi compensi dei manager - che si è voluta scrollare di dosso ogni controllo “statalista” e adesso incenerisce i gruzzoli di milioni e milioni di risparmiatori. Ora che la maschera cade, il terrore dilaga. Attendiamo che anche ciò sia imputato allo straniero: tutto sommato è vero – le nostre banche plantigrade hanno basi più solide di Wall Street - solo che avevamo paura dello straniero sbagliato.
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