I nostri quotidiani conflitti di interesse
Non solo c'è solo il caso macroscopico di Berlusconi
Meglio l'etica degli inciuci, meglio il buon senso del moralismo
Premetto che sono un docente universitario del Polo di Rimini e quindi la mia opinione è influenzata dalla posizione che occupo. Ma mi consente anche una certa visibilità.
Detto questo, vorrei dare un parere sulle notizie di 'affari' di persone e istituzioni col Polo universitario.
Il primo punto è che 'fare affari' è spesso usato, nel nostro paese, per significare attività illecite, come se ogni rapporto economico fosse un reato. Eppure chi usa questo linguaggio si definisce spesso liberale. Il profitto, nelle forme e nei limiti leciti, è del tutto legittimo. Quando poi il profitto non c'è, ma i proventi di una transazione economica vanno tutti a coprire costi e salari, per poter parlare di 'affari' proficui bisogna dimostrare o che i bilanci sono falsi o che vi sono costi impropri.
L'Università, come in ogni paese evoluto, è un centro di ricavi e di spese, e dialoga nelle forme previste dalla legge con i diversi soggetti economici.
Vi posso assicurare che le forme di contrattualistica e i controlli di spesa all'interno dell'Università ci sono eccome. Se c'è un limite è che come spesso in Italia, sono burocratici e formali e raramente vanno al sodo delle questioni. Quanto avrebbe bisogno questo paese di un vero sistema di controllo...
E' dunque giusto che l'informazione indaghi e riporti le notizie che possono configurare, sia pure nel rispetto formale delle leggi e dei regolamenti, comportamenti impropri o disdicevoli.
Purtroppo i conflitti di interessi non sono solo quelli di Berlusconi, ma si pongono in tante occasioni della vita di tutti. In una città piccola sono a volte veramente difficili da dirimere. Prendiamo il caso che io, come docente, debba decidere a quale professionista affidare un lavoro di grafica per la pubblicazione di una ricerca finanzia con fondi pubblici. Devo evitare di darlo a uno bravo e che è mio amico, e cercare appositamente una persona che non conosco e che non so come lavora?
A queste domande non è sempre facile rispondere.
C'è però un principio che aiuta sempre: sei pronto a rendere pubblica la tua scelta e a spiegare che hai agito nell'interesse dell'istituzione che rappresenti?
Il problema si pone quando di istituzioni ne rappresenti due in posizioni di interesse opposte. Se infatti il grafico fossi io, o un'azienda della quale sono socio, è evidente che non posso usare denaro pubblico per pagare me stesso. Neppure se fossi il grafico più bravo ed economico del mondo.
Le cose sono più complicate se a decidere è un organo di cui faccio solo parte e se a beneficiare dell'affare è anche in questo caso un'organizzazione nella quale ho un ruolo. Ma non cambia molto.
E' auspicabile inoltre che chi fa riferimento a un'appartenenza religiosa (ma anche di impegno sociale) manifesti sempre e comunque un livello di comportamento etico esemplare. Se professarsi religiosi o socialmente impegnati non significa essere di esempio agli altri, allora la nostra religione e il nostro impegno vengono sviliti agli occhi di tutti.
Il nostro territorio è intessuto di realtà cooperative e associative che gravitano verso il mondo cattolico o verso quello 'di sinistra', con una presenza importante della cultura laico-massonica. Le alleanze e gli intrecci di ogni tipo sono comuni quanto gli scontri.
Questo è noto, ed è noto che nel costume italiano le appartenenze politiche tendono a costruire grandi reti di collaborazione e scambio economico. Sui nodi nevralgici di queste reti si consumano spesso dure battaglie.
Entro certi limiti si tratta della normale dialettica di una società libera, in cui ogni persona può associarsi secondo il proprio credo e i propri programmi.
Bisogna certamente, tutti, ognuno a partire da sé stesso, mantenere però costante l'orientamento al bene comune della comunità e delle persone e al loro sviluppo. Con severità ma anche con buon senso. Gli interessi meschini e le baruffe da cortile riducono l'efficienza del sistema e alla fine impoveriscono tutti, moralmente e materialmente.
E invece abbiamo bisogno sopra ogni cosa di svecchiarci, di muoverci, di trovare sinergie e coraggio, di scegliere a guidarci coloro che sono i più intelligenti, i più onesti e per questo i migliori.
commenti
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.




