Meno male che il pareo c'č

RIMINI - Notizie satira - mer 19 mag 2010
di Lia Celi

Prova costume in agguato
Esistono altri rimedi last minute, ma...

Prova-costume è un'espressione equivoca. Intanto, più che prova, è un incidente probatorio: anziché dimostrare che sei fuori forma direttamente sulla spiaggia, acquisisci la prova dell'ingrassamento davanti a un giudice terzo e imparziale, cioè lo specchio di casa tua. Dopodichè, se puoi, ti dài da fare per distruggere, in palestra o con l'aiuto del dietologo, gli indizi adiposi contro di te.
Ma poi chi prova cosa? Voglio dire, sei tu a provare se il costume da bagno ti sta bene, o è lui a provare se gli stai bene tu? Ormai il modello è unificato: dai sei mesi ai settant'anni, due pezzi con chiappe a giorno, tant'è che al mare si vedono facce coperte da occhialoni a schermo totale, abbinate a sederi ignudi. Il costume intero è una presa in giro. Ogni estate le riviste di moda ci ripetono è il top del trend, ma attenzione: non è un intero, ma un «monopezzo», cioè un intero reduce da uno scontro con uno squalo-tigre che ha lasciato due enormi oblò esattamente in corrispondenza delle maniglie dell'amore.
Insomma, se allo specchio ti vedi come un sacco della mondezza, non sei tu a poter cercare un modello più adatto a te, perché non esiste. E' il costume a pretendere un supporto umano più adatto a lui. Umano per modo di dire. Perché il bikini odierno, frutto di un malvagio complotto fra aziende dell'intimo, chirurghi estetici e Belen Rodriguez, richiede un sodezza da manichino, o almeno una resistenza alla pressione che la pelle delle donne occidentali possiede, se va bene, intorno ai dodici anni. Subito dopo, a meno di non mangiare come Gandhi e sgobbare in piscina come Federica Pellegrini, il tempo e la gravità iniziano il loro sporco lavoro, e, anno dopo anno, i bordi del costume affondano nelle carni limitrofe, con caratteristico effetto salsiccia sempre più evidente. Non succede solo a pluripare pigre e buongustaie come la sottoscritta, ma perfino alle riminesi single patite di diete e palestra. Il tempo stringe, il bikini anche di più, e noi signore malatestiane un po' frolle ci gettiamo in cerca di soluzioni d'emergenza:
A. Creme e integratori anticellulite. Il lobo prefrontale del nostro cervello sa che sono delle sòle, ma il sistema limbico, più primitivo, crede ancora che sacrificando decine di euro in pomate e pillole diventeremo spiccicate alle modelle ritoccate con Photoshop. E sì che ormai anche chi vende quegli intrugli non riesce ad andare più in là di un prudente «Qualcosa fanno...».
B. Calzoncini copricostume. Neri e aderenti, vanno portati sullo slip e «segnano» anche di più. Più che un indumento, sono una specie di maxicerotto con cui la bagnante si autocensura vergognosamente i punti critici, un po' come le pecette sui nudi nelle locandine dei filmacci anni Settanta.
C. Il pareo, invenzione per il quale non finiremo mai di ringraziare le donne dell'Oceania, l'unico velo che nemmeno la Santanché vorrebbe mettere fuorilegge. Costa meno della liposuzione, non ha controindicazioni, pesa pochi grammi e nasconde parecchi chili. Cosa vuoi di più?


http://www.liaceli.com/

 

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