Dove porta l'amore per la cittą
Noi della Rocca, una famiglia allargata che continua a crescere
Un libro per celebrare i trent'anni dell'Associazione
Noi della Rocca, un'associazione che sembra una famiglia. Una famiglia allargata che in trent'anni è divenuta molto grande. E' appena uscito un libro che ne testimonia il percorso, non tanto per celebrare quello che è stato fatto, ma per lasciare un'impronta nel tempo, in modo che tanta esperienza non vada perduta. Un omaggio a chi non c'è più, a coloro che hanno dato tanto. Un omaggio al primo presidente, una persona davvero importante per Santarcangelo: Pippo Tassinari. Un libro che ripercorre i tre decenni con tanti racconti e aneddoti. Peccato non ci sia stato lo spazio per un dvd, perché esiste anche materiale video, con immagini che regalano uno spaccato di Santarcangelo come non è più.
Da allora la città è stata come presa per mano da un gruppo di volenterosi e pian piano accompagnata verso la consapevolezza di avere molto da preservare, molto da valorizzare, molto da offrire. Il nome dell'Associazione, agli esordi, è stato per qualche mese oggetto di discussione, anzi, di rivendicazione di paternità. Infatti, nei simpatici tornei a pallone fra bar, il gruppo della Tavernetta, che non aveva nemmeno una squadra organizzata, decise di chiamarsi appunto "Noi della Rocca". Tempo dopo, il gruppo del Bar centrale, solito a riunioni che gli ha fatto meritare il nome di "Brigata dei mangiatori", decide che sarebbe bello darsi da fare, utilizzare energie per fare qualcosa per il paese. Ecco che nasce l'idea di associarsi, e quella trippa, o baccalà, cotti solo per quattro o cinque persone, diventano l'anno successivo porzioni per almeno 250. Il nome era già lì, così bello e autoreferenziale, farselo proprio è stato un attimo. Ma... il bar rivale, ideatore del nome "Noi della Rocca" srotola filo da torcere a volontà. Almeno fino alla fiera di San Martino, occasione in cui tutti si accorgono che la cosa è seria, si raccoglie denaro per fare cose, i dissapori si dissolvono nel nulla.
Si raccoglie denaro perché per mangiare al tendone si paga, addirittura pagano il proprio piatto anche le volontarie che ci lavorano, cosicché i proventi siano il più possibile, per cominciare a reinvestire tutto in nuove iniziative.
Sono state davvero tante, dall'acquisto dei lettini per la dialisi, a quelli di di fioriere e panchine. Negli anni sono arrivati i Balconi fioriti, i corsi di teatro e di arte, i corsi di cucina, le gite turistiche. La remise en scéne della Filodrammatica, doverosamente intitolata a Lele Marini e sapientemente affidata alla direzione artistica di Liana Mussoni. La parte del leone in questi anni è stata fatta anche dal neo-tradizionale "Veglioun dla ligaza": utile fonte di fondi da riutilizzare a favore di ulteriori iniziative per la città. Una curiosità: Noi della Rocca nasce come associazione per soli uomini, ma questo limite dura pochi mesi, scontrandosi con qualche quintale di trippa da gestire per il tendone gastronomico. Inoltre, sulla suddetta associazione nata al maschile trionfa da ben 24 anni una presidente: Luciana Zamagni. Il libro "Noi della Rocca - trent'anni della nostra storia" è in vendita presso "Librinpiazza" oppure presso la sede dell'Associazione al costo di 20,00.
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