La posta certificata solo con cittadinanza italiana
Una discriminazione senza motivo e senso
Da pochi giorni è stato lanciato in Italia il nuovo servizio di posta elettronica per il cittadino, uno strumento che consente di inviare e ricevere messaggi di testo ed allegati con lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento. Con una semplice e-mail da una casella certificata si potrà comunicare con la pubblica amministrazione senza doversi presentare personalmente agli sportelli. I benefici sono concreti in materia di tempo e denaro risparmiato, tenuto conto che così facendo i costi di spedizione della raccomandata A/R vengono annullati. Una rivoluzione, come la chiama il ministro Brunetta, ma dalla quale vengono esclusi gli immigrati residenti in Italia. Infatti, la casella di posta certificata "si rivolge a tutti i cittadini italiani maggiorenni che ne facciano richiesta (anche se residenti all'estero)" (lo si può leggere nel sito www.postacertificata.gov.it).
Nel decreto legge che regola la PEC si parla di "cittadini" a cui spetta il diritto di attivare la PEC, quindi anche gli stranieri residenti, mentre nell'Allegato A si parla di "cittadini italiani".
Una discriminazione a priori senza logica nei confronti di coloro che, venuti da lontano, lavorano onestamente in Italia, ma che si vedono negati un servizio al quale pagamento contribuiscono in uguale misura come un qualsiasi cittadino italiano. Il prerequisito della cittadinanza per poter beneficiare della PEC offerta gratis dal governo non ha nessun motivo valido visto che anche gli stranieri si rivolgono spesso alla Pubblica Amministrazione. E se questo è un servizio per rendere più flessibili le procedure che regolano il rapporto con la Pubblica Amministrazione, dovrebbe essere esteso a tutti i soggetti interessati, senza distinzione di cittadinanza.
Purtroppo in un momento in cui si parla molto di integrazione degli stranieri in Italia, della buona accoglienza, parità di trattamento, diritti per tutti, no al razzismo, il governo ha varato una legge che viola le norme del diritto europeo sulla parità di trattamento e il principio di non-discriminazione nei confronti di cittadini europei (e si sa benissimo che in Italia vivono e lavorano onestamente romeni, polacchi, bulgari, cechi, tedeschi, francesi, ecc che sono cittadini europei a tutti gli effetti). Quanto ai cittadini extracomunitari, la loro esclusione dal servizio di PEC viola il principio di uguaglianza in quanto non esiste un motivo ragionevole che giustifichi il trattamento sfavorevole dello straniero rispetto al cittadino italiano. Una misura discriminatoria che non si dovrebbe vedere in un paese moderno come l'Italia o un errore di cui non si è accorto nessuno di quelli chiamati a dare il loro voto in Parlamento? Chissà, fatto sta che dopo una segnalazione arrivata al ministro Brunetta, l'onorevole si è impegnato "ad individuare le soluzioni tecniche che siano in grado, già dai prossimi giorni, di consentire il rilascio del servizio ai residenti che non siano cittadini italiani".
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