L'inutile catenaccione

RIMINI - Notizie primo piano - mer 19 mag 2010
di Stefano Cicchetti

La politica pallonara da La Russa a Paolo Cento
I nostri soldati muoiono in Afghanistan e il ministro della Difesa se la prende con il Siena

Ed ecco che tocca vergognarmi. Da interista e da italiano. Non per lo spettacolo indecoroso offerto dalla Lazio, problemi loro. Non per lo striscione di Materazzi, degno di lui e indegno dello sport che lo ha reso una star milionaria. Niente di tutto questo, ci abbiamo fatto il callo. Riesce invece ancora difficile fare l'abitudine a certa politica italiana, per quanto sia tutt'altro che avara di motivi per rivoltarci lo stomaco. Dunque domenica sera succede che il ministro della Difesa Ignazio La Russa esprima il suo disappunto per l'atteggiamento secondo lui troppo combattivo del Siena contro la sua Inter nella partita che assegnava lo scudetto. E subito si becca i primi fischi: una volta tanto che una squadra onora il campo anche se retrocessa... Il giorno dopo arriva la tragica notizia dell'attacco ai nostri soldati in Afghanistan. Il ministro assolve l'obbligo istituzionale di esprimere il cordoglio ufficiale. Finito il compitino alla scappa-e-fuggi, nel pomeriggio arriva una precisazione, ben più approfondita ed evidentemente ponderata con attenzione. A mente fredda, lo staff di La Russa ci informa dunque che "...nel rispetto dei tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri militari in Afghanistan, il ministro per una maggior completezza dell'informazione tiene a precisare che il senso delle sue dichiarazioni era che dal Siena, già retrocesso, fosse lecito aspettarsi un atteggiamento più propositivo alla ricerca di una vittoria che avrebbe dato lustro al suo campionato". Certo, La Russa ce l'ha con i talebani, ma ancor meno ha digerito la foga dei bianconeri toscani: "Il Siena ha solo cercato un inutile zero a zero con un catenaccione vecchia maniera quasi che l'importante fosse ostacolare l'Inter anziché cercare un risultato di prestigio per se stesso...". Precisazione quanto mai opportuna: il ministro non voleva un'altra arrendevole Lazio, come qualcuno aveva maliziosamente voluto intendere, ma che il Siena magari mettesse qualche punta in più e qualche difensore in meno. Tutto qui. Ma ancora non è tutto, invece. Può forse tacere il sindaco di Roma? Insieme con La Russa prima in An e poi nel Pdl, ma da lui separato dal baratro pallonaro, un amareggiato Alemanno scolpisce: "La frase del ministro è apparsa un po' una beffa nei confronti dei tifosi romanisti... non la condivido". Ecco. Alemanno dissente dalle parole del ministro della Difesa non per la loro imbarazzante inopportunità in una giornata di lutto per le Forze Armate e l'Italia tutta. No, ma perché i romanisti si sentono presi per i fondelli. La chiusura della vicenda è quanto mai scontata: bombardato a tappeto dalle critiche, La Russa per la terza volta in due giorni dirama alle agenzie il suo pensiero: trattasi, sai la novità, di "attacchi strumentali". No, nessuna novità. Per quella famigerata Lazio-Inter non erano forse fioccate interrogazioni parlamentari? E non erano i giorni in cui la crisi della Grecia stava minacciando di polverizzare l'Europa? Primo acceso fautore di una mozione che chiedeva di vederci chiaro, finalmente, non nei conti ellenici ma nello spogliatoio biancoceleste, un ineffabile ex sottosegretario di Stato all'Economia e alle Finanze. Dicasi Paolo Cento, il Verde (ma ormai ex anche quello) più giallorosso che ci sia, ospite fisso del Processo di Biscardi insieme a Daniele Capezzone. Del che va dato merito a La Russa. Lui al Processo ci va invece meno spesso. Altrimenti potremmo pensare che sia molto più preoccupato per Madrid che per Herat.

 

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