Le mura raccontano
Le due cerchie di San Giuliano
Le prime fortificazioni del Borgo risalgono almeno al XII secolo
Uno degli angoli più pittoreschi del borgo di San Giuliano e forse di tutta Rimini è costituito dalle mura che costeggiano via Madonna della Scala, uno dei tratti meglio conservati della cerchia. In particolare, l'angolo costituito da uno dei torrioni quattrocenteschi, dalla porta Gervasona e dalla chiesa della Madonna della Scala. Purtroppo, il traffico ha ridotto quel luogo solo a un incrocio malfamato per la sua pericolosità. Ma chi avesse tempo per soffermarsi potrebbe approfondire il significato di quei reperti.
Il borgo di San Giuliano nel ‘400 si ritrovò due cinte murarie; la prima risalente al XII secolo secondo la tradizione dovute al Barbarossa; se ne vedono varie tracce, specie presso Villa Maria e l'abbazia di San Giuliano. La seconda cinta fu costruita da Galeotto Malatesta nel 1359, come annota il Clementini, "per seguire il mare, che pur anco si fuggìa.. e per poter chiudere la bocca del porto, tirandovi la catena". Dunque non per comprendere abitazioni esterne alle mura, ma un miglior controllo del porto. Infatti l'area fra le due cortine era e restò inedificata per secoli, occupata da orti e boschetti. Fu infatti detta "orto dei Cervi", una piccola riserva di caccia dei signori come ne esistevano in molte città italiane.
La parte della cinta muraria situata a ponente fu abbattuta in epoca fascista, secondo un progetto che si proponeva di risanare l'intero borgo costruendo nuove abitazioni popolari da sostituire alle fatiscenti casupole. In realtà i tuguri rimasero quasi tutti, salvo quelli abbattuti per posto a due nuove strade, via Tiberio e via Matteotti. Mentre scomparvero la porta sulla via Emilia e parte della cinta.
Fonte: L. Tonini, Rimini dopo il mille
I tanti nomi della Porta Fluminis
Nei suoi pressi anche un oratorio benedettino
La porta minore del Borgo San Giuliano aveva origini molto antiche. In un atto del 1256 era indicata con il nome di Porta Fluminis, così come la strada che l'attraversava - l'attuale via Marecchia - era chiamata Contrata Fluminis.. Detta anche "Portese", il nome Gramignola le derivò da quello di una famiglia che vi abitava accanto. Sebbene tale famiglia sia nominata in un atto del 1254, la porta viene menzionata in questo modo solo un secolo più tardi. Presso la porta esisteva un oratorio dedicato a San Mauro, non a caso Santo benedettino così come a quell'ordine apparteneva l'abbazia di San Pietro - poi San Giuliano - che possedeva praticamente tutti gli immobili del Borgo. Entrambi i nomi passarono alla nuova porta del 1359, il che non le impedì di essere denominata anche "Nova" e "Gabelletta". Nel 1371 il Cardinal Anglico nella sua descrizione della Romagna annota che a sorvegliare la porta c'erano due famuli, la cui paga costava al Comune cinque fiorini all'anno. Il suo unico fornice fu rifatto nel 1733 da Giovan Battista Gervsoni Angelini, perché danneggiato da un terremoto. Da quel momento la porta prese il nome di "Gervasona". Reca ancora lo stemma della città di Rimini, mentre il suo stato di conservazione, come quello di quasi tutte le mura, non può dirsi dei migliori.
Le ultime battaglie furono combattute con le sfrombole
Gianni Quondamatteo, orgoglioso cittadino di Borgo Marina, nelle sue pagine ha rievocato le ultime "battaglie" che si svolsero presso porta Gervasona. Si ripeterono quasi quotidianamente almeno fino agli anni '40 ma, per fortuna, non erano dei soldati a combatterle. La conquista della porta era invece contesa a suon di sassate, magistralmente scagliate con le sfrombole, fra le bande di burdlazz: quelli di Borgo Marina contro gli altri di Borgo San Giuliano. Una rivalità tanto più accesa, quanto era comune a entrambi i Borghi la miseria più nera, che non lasciava spazio a troppi altri svaghi.
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