Dove i pedoni diventano fisarmoniche

RIMINI - Notizie satira - mer 05 mag 2010
di Lia Celi

Prove di sopravvivenza in via Castelfidardo
Chissà se per i 150 anni dalla battaglia risorgimentale si riuscirà a sconfiggere anche il traffico?

Come mai la via del Mercato Coperto è intitolata alla cittadina di Castelfidardo? Uno studioso di odonomastica (che non è scienza che studia i rumori che si fanno mentre si mangia, ma l'analisi storico-linguistica dei nomi delle strade di una città) vi dirà che il borgo marchigiano, durante il Risorgimento, fu teatro di un famoso scontro fra truppe papaline e piemontesi, concluso con la vittoria di queste ultime.
Ma se lo chiedete a uno che in via Castelfidardo ci abita o ci transita abitualmente a piedi o in bicicletta, vi dirà che la strada si chiama così perché Castelfidardo è la città della fisarmonica. E l'unico modo che ha un pedone per uscire vivo da via Castelfidardo nell'ora di punta è, appunto, immaginare di essere una fisarmonica di Castelfidardo. Quando l'autobus gli passa a pochi centimetri dagli organi vitali (inevitabile viste le dimensioni della strada) il malcapitato deve restringersi, poi si allarga di nuovo per respirare, poi si appiattisce contro il muro per evitare di azzopparsi in una buca, poi tira il fiato, ma solo per pochi secondi, perché sta passando un altro autobus (magari proprio di quelli snodati con il soffietto a fisarmonica), e bisogna restringersi ancora. Se i passanti-fisarmonica di via Castelfidardo emettessero un suono ogni volta che si allargano o si stringono, sembrerebbe il Raduno mondiale dell'Accordeon. Oddìo, di suoni ne emettono, ma molto meno suggestivi: lamentele, contumelie e, nei giorni di pioggia, anche imprecazioni, contro l'eterna transumanza di autobus e corriere che hanno trasformato una strada ben pavimentata in un tratturo insidioso e dissestato.
I pedoni preferiscono incanalarsi lungo la più stretta via Michele Rosa, dove bisogna contendere il terreno palmo a palmo a ogni tipo di veicolo, dalla bicicletta alla motocarrozzetta alla citycar ferma da mezz'ora con la doppia freccia fino al camion-frigo carico di quarti di manzo - ma non agli autobus. Sentirsi sul collo l'alito caldo di un Iveco CityClass o di un Bredamenarinibus M340 è un'esperienza per spiriti forti. E' come essere pedinati da un tirannosauro. Quando percepisci il calore emanato da quello smisurato corpaccione che ansima a pochi centimetri dalle tue orecchie, ti fai piccolo piccolo, chiudi gli occhi e speri che per oggi il bestione abbia già mangiato. La fiatata si fa più calda e soffocante, un rombo fetido ti avvolge... e via, è andata, per questa volta torni a casa vivo. Se quel mostro giallo è riuscito a spiaccicare i sampietrini di via Castelfidardo, figuriamoci cosa avrebbe potuto fare con le tue ossa.
Un suggerimento al nostro Comune: quest'anno, il 18 settembre, ricorre il 150esimo anniversario della battaglia di Castelfidardo. Non si potrebbe celebrarlo facendo in modo che l'omonima via riminese torni ad essere orgogliosa del suo nome, non più sinonimo di traffico anarchico, selciato sconnesso, negozianti incacchiati e anziani a gambe all'aria?

 

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