Crociate contro i mulini a vento

RIMINI - Notizie primo piano - mer 05 mag 2010
di Stefano Cicchetti

Ma non si parla più dell'assunzione di appositi insegnanti
Il ministero annuncia come novità quello che già si sta facendo

Salendo le scale della scuola elementare "De Amicis" di Rimini si vedono prue di barche tradizionali romagnole che portano i nomi delle famiglie di pescatori. All'ingresso della scuola "Griffa" campeggia una poesia in dialetto di Tonino Guerra. E' così più o meno dappertutto nella nostra provincia, e non solo. Eppure, è notizia di ieri, il ministero dell'Istruzione "rivendica con forza la necessità di conoscere i dialetti e le tradizioni locali per favorire la conoscenza dei luoghi in cui si vive, delle proprie radici". Ciò nell'annunciare la prossima svolta epocale: nel biennio delle superiori si studierà l'italiano "anche in rapporto con i dialetti". Ancora tutto resta da definire, si tratta solo di una dichiarazione d'intenti inserita nelle linee guida per i nuovi istituti tecnici che partiranno l'anno prossimo. Insomma, l'indicazione ministeriale è quanto resta della "crociata del dialetto", per la quale prese le armi Umberto Bossi nel bel mezzo del ferragosto 2009, seguito di corsa dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. Il quale, semplificando da par suo, aveva compilato un decreto legislativo che rendeva il dialetto obbligatorio in tutte le scuole, dalle primarie alle superiori. All'uopo "insegnanti specializzati" dovevano essere assunti con tanto di apposito concorso. Fra il "Diolovuole" di allora al garbato suggerimento ministeriale è passato un inverno gramo. In tempi di frenetici tagli alle spese, l'assunzione degli insegnanti di dialetto è stata fra le prime a soccombere alle gelate tremontiane. Qualcosa però bisognava pur fare. Lasciando ovviamente stare cose che abbiano un senso, tipo aumentare le ore di lingue straniere, niente di meglio che annunciare come rivoluzionaria novità ciò che in gran parte si sta già facendo. E non certo solo dove le tradizioni locali possono contare sulle Camicie Verdi. Perfino qui da noi, nella Romagna che il pensiero leghista vorrebbe schiacciata fra le tenaglie centraliste di Roma e di Bologna, la cultura locale trova spazio da anni e anni. Esempio fra tantissimi e nemmeno dei più vecchi, le bellissime schede "Da Rimini ad Ariminum" che il Rotary Club realizzò nel 2005 in collaborazione con i Musei Comunali. O i tanti progetti sulla memoria, i mestieri, la valorizzazione degli anziani e del loro patrimonio di conoscenza, da tempo presenti nelle scuole grazie anche a BuonLavoro/CNA. E' vero, da noi le tabelle stradali portano ancora indicazioni in italiano, né il tricolore è stato ammainato dagli uffici pubblici come nella Bergamasca. E probabilmente qui fra poco ricorderemo i nostri patrioti come meritano, mentre la "leonessa d'Italia" (Brescia) e la città che diede più garibaldini all'impresa dei Mille (Bergamo) se ne vergogneranno. Dunque siamo ancora indietro. Per continuare a fare quello che facciamo, ad essere quello che siamo, dovremo adeguarci e passare anche noi dal sacro lavacro del dio Po. Niente di trascendentale per carità, solo la solita crociata contro i mulini a vento: una sbornia di slogan truculenti, qualche provocazione sbracata, "segnali" - cioè aria fritta - in modo che gattopardescamente tutto cambi perchè niente cambi. Il tutto per dar ragione a Milan Kundera: "..riscrivere la storia esattamente come il partito comunista, come tutti i partiti, come tutti i popoli, come l'uomo. Gli uomini gridano di voler cambiare il futuro, ma non è vero... Gli uomini vogliono essere padroni del futuro solo per poter cambiare il passato. Si battono per poter entrare nel laboratorio dove si ritoccano le fotografie, dove si riscrivono le biografie e le storie".

 

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