Strigli, le deliziose erbe delle streghe

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 21 apr 2010
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole
La nostra cucina non ne può fare a meno, ma non siamo gli unici ad apprezzarli

Ci sembrano talmente "nostri" che quando dobbiamo nominarli a un forestiero, che magari ospitiamo a tavola, non sappiamo come fare. Come chiamare gli Strigli in italiano? Strigoli? Stridoli? Meglio tacere e farli assaggiare in uno dei mille modi che la nostra cucina propone. E alla fine, soddisfatto il commensale, allora sì domandiamo: "Piaciute quelle erbette? Sono di campo, noi le chiamiamo Strigli". Eppure, qualsiasi sia la provenienza dell'interlocutore, la risposta più probabile sarà: "Davvero? Più o meno li chiamiamo così anche noi".
Già. Perché questa erba deliziosa cresce in mezza Europa ed è apprezzatissima da tutte le nostre cucine regionali. E' stata chiamata in un'infinità di modi: Bubbolini, Schioppettine, Schioppetti, Verzuli (per la somiglianza con il cavolo cappuccio), Erba del cucco, Crepaterra, Mazzettone, Cavoli della Comare. Solo nel catanese, dove viene colta sulle pendici dell'Etna, cambia nome da località a località in Calicedda, Cannatedda ('cannata' = brocca, per la forma a calice del fiore), Campanedda, Erba pridicatura. 
In Friuli e Trieste, Sclopit, Grisol, Sciopetin. In Piemonte, Cujet, Scrusciet. In Veneto, Scrissoi, Scrissioi, Carletti, Sciopetti, Zimoe e a Vicenza Tajatee de la Madona, Tagliatelle della Madonna. E nella nostra regione streidoul, strig-li, strigul, strìdual, stridul, strìvul, strìgval.
Ciascuno di questi nomi ha un significato legato alle proprietà, vere o presunte, della pianta. Per esempio c'è chi ritiene la denominazione Stringoli dovuta al "restringimento" dell'erba nella padella di cottura; la quale però, se eccessivamente rapida, avvertirebbe il marito di un'infedeltà coniugale. E Strigoli, secondo il "Vocabolario dei dialetti della città e diocesi di Como" di Pietro Monti (1845), proverrebbe da un latino Striculus "...o Hystriculus, lanceolato a modo d'istrice: tali sono le foglie dei bubbolino". Mentre sia gli Stridoli che i Cavoli della comare si riferiscono al cicaleccio di certe pettegole. Il motivo va ricercato nel fatto che i calici di queste piante sono a forma a palloncino e alla fine dell'estate si possono far scoppiare, magari a raffica, battendoli con la mano. Oppure, come usava fra i monelli di campagna, spiaccicarli sulla fronte dell'amico, da cui anche il nome di Schioppetini e simili. E non mancano regioni, come il Lazio o certe parti della Lombardia, dove si ignora del tutto quanto siano buoni e si usano solo per quanto sono divertenti.
Per la scienza il nome degli Strigli sarebbe Silene Vulgaris. Secondo alcuni discenderebbe da Silenòs, essere semidivino della mitologia greca, compagno del dio Dioniso e padre dei Satiri, per metà uomo e metà cavallo, con ventre rigonfio, in riferimento al calice panciuto della pianta. Secondo altri deriverebbe dal greco sialon (= saliva, muco) per la sostanza bianca e appiccicosa presente nel fusto e nel calice. Per altri ancora c'entra invece Selene, la Luna degli Elleni, poiché alcune specie di Silene aprono i fiori di notte.
E quest'ultima è l'ipotesi più affascinante, anche perché si coniuga bene con l'etimologia più autorevole di Strigolo: secondo il Devoto-Oli da Strix, la strega latina. Quindi gli Strigli sarebbero l'erba delle streghe, devote com'è noto alla triplice dea bianca: la Luna nelle sue fasi.
Fatto sta che nessuno, dall'antichità a oggi, li aveva mai posti fra le erbe curative e officinali. "Solo seri studi iniziati nel 1995 - ci informa Angelo Passalacqua ne "Gli amici dell'orto" - hanno appurato che si tratta di "un vero cibo-farmaco, dalle notevoli proprietà rimineralizzanti ed immunomodulatorie, ricco di silenosidi, polisaccaridi pectinici e saponine".
Ma se i segreti delle streghe sono rimasti celati per millenni, per fortuna le ottime proprietà gastronomiche sono sempre state di pubblico dominio. Di qui l'infinità di ricette che ne hanno beneficato. In Sicilia sono considerati una vera leccornia e, lessati, diventano indispensabili componenti delle "mesticanze"con altre erbe di campo, alle quali conferiscono un tono particolare. Ma principalmente vengono sbollentati in acqua, mescolati alle uova sbattute con aggiunta di formaggio pecorino e pepe, quindi fritti sotto forma di polpette. Nel Bresciano si servono come contorno di salumi cotti, mentre nel resto della Lombardia finiscono nei risotti magri. Nel Veneto sono ricercati per zuppe, minestroni e, specialmente, per le classiche minestre di riso e fritture d`erbe. In Toscana sono adoperati per il ripieno delle torte senesi o delle torte salate lunigiane.
E da noi, come ben sappiamo e apprezziamo, si utilizzano come per la pasta a sfoglia verde, nei ravioli di ricotta, nel sugo specie quello destinato agli strozzapreti e sono soprattutto il più classico ripieno dei cassoni. A quanto pare però solo Rimini si adoperano per preparare insalate crude, pastasciutta e ravioli. Mentre solo nel forlivese Strigoli è diventato addirittura un cognome. E proprio in quella zona si svolgono due sagre: dello Stridolo, Galeata il 25 aprile; dello Strigolo a Rontagnano verso la metà di maggio.

 

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