Il ginnasta della Dolce Vita

RIMINI - Notizie sport - mer 21 apr 2010
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Romano Neri, figlio di Romeo, fu un grande nella ginnastica ma così eclettico da battere anche... Bud Spencer

Allorché a Rimini si dice Neri, il pensiero corre al vecchio Romeo, che è stato, sicuramente, lo sportivo riminese più famoso nel mondo. Ma non è del campione plurilaureato che voglio scrivere. Qui vorrei ricordare suo figlio Romano, il più eclettico, il più forte atleta (almeno potenzialmente) che la nostra città abbia mai prodotto.
Nato nel 1931, sotto il segno del Leone, fin da bambino ha avuto modo di primeggiare in ogni disciplina sportiva alla quale si dedicasse. Non c'era nessuno che restasse tanto tempo sott'acqua come lui, nessuno lo superava nella corsa, nessuno lo sopraffaceva nella lotta, nessuno lanciava i sassi così lontano e con la di lui precisione. Ma la tradizione famigliare lo voleva ginnasta e così seguendo gli insegnamenti (rudi) del padre, Romano si confrontò con gli attrezzi e naturalmente primeggiò. Erano trascorsi vent'anni dacché il padre aveva realizzato l'incredibile "tripletta" alle Olimpiadi di Los Angeles, quando Romano venne inserito nella squadra azzurra per partecipare alle olimpiadi di Helsinki del 1952. Un brutto infortunio gli impedì di gareggiare. Ma le sue presenze sulle pedane mondiali ed europee non si contano: tre Campionati Europei, due Mondiali (Basilea e Roma), i Giochi del Mediterraneo (Alessandria d'Egitto e Barcellona). Fu proprio nell'edizione dei Giochi di Barcellona che si impossessò di due medaglie d'oro che andavano ad aggiungersi ai Campionati Italiani ed alla prestigiosa affermazione nella Coppa Buriani del 1954.
In campo nazionale Romano si trovò a competere con Agabio, Carnoli, Polmonari, Vicardi, Zanetti, Brivio e soprattutto con, l'allora famosissimo, Guido Figone di Chiavari. In ambito internazionale gareggiò (ed in talune occasioni prevalse) contro Vkctor Chukarin, William Thoresson, Hans Hengster. Era arrivato nell'empireo dei "muscolari aggraziati", quando abbandonò tutto per trasferirsi a Roma. Nella città eterna si lasciò cullare dal canto delle sirene che a frotte partecipavano alla dolce vita cinematografara. Fu un incongruo spostarsi da un luogo all'altro, passando da avventura in avventura, da night club a night club. Si divertì. Visse alla grande. In seguito tornò a Rimini. Per un certo periodo prestò la propria opera nei Vigili del Fuoco, quindi si dedicò all'insegnamento nella palestra intitolata a suo padre.
Anche i figli Maurizio e Patrizia praticarono la ginnastica artistica (e come poteva essere altrimenti?). Romano, restò il simpatico scapigliato che sapeva affrontare la vita con leggerezza sia che incrociasse i guantoni con Duilio Bianchini (il grande pugile riminese dovette, suo malgrado assaggiare il destro di Romano e c'è chi giura che, in quell'occasione, piegasse il ginocchio), sia che, quasi per scherzo, si tuffasse in vasca, lui un irregolare del nuoto, ma in possesso di uno stile che lo agguagliava ai demoni aquatili della mitologia maori, per battere sui 100 metri stile libero nientemeno che Carlo Pedersoli, poi universalmente noto come Bud Spencer, ma allora il primo italiano a scendere sotto il minuto in codesta specialità. E' sempre il solito discorso: cosa avrebbe potuto fare se si fosse applicato? A quali risultati sarebbe pervenuto? Inutile chiederselo: lui è Romano Neri.

 

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