Una bella tradizione che rinasce a Coriano
Osteria San Maurizio
Maurizio Castelli già all'Osteria di Santa Colomba, ha issato di nuovo il suo tricolore
E' un periodo di buone notizie per i miei lettori. L'ultima è che Maurizio Castelli, sempre con sua moglie Patrizia ai fornelli, è tornato in pista. Li avevo visitati l'ultima volta all'Osteria di Santa Colomba (nome glorioso della ristorazione riminese) in quel di Montecolombo, poi Maurizio aveva lasciato il locale al socio, il tricolore che accompagna le imprese culinarie del nostro era stato ammainato ed io ero restato con la nostalgia degli strozzapreti al piccione, le fiorentine e la sfilza dei chianti da chiedere perché, è persino inutile dirlo, l'Osteria di Santa Colomba senza Maurizio Castelli non vale. Poi dopo una lunga gestazione mi arriva la buona novella: finalmente apre l'Osteria di San Maurizio in Via della Pace a Coriano.Ci arrivo una sera infrasettimanale, salgo verso il centro di Coriano, supero la caserma dei carabinieri e subito dopo la chiesa a destra si vede l'insegna. Mi ritrovo davanti ad una vecchia casa colonica sapientemente ristrutturata con il tricolore inalberato sull'entrata!
Entro e l'interno è bellissimo. Bar sulla destra e sala sulla sinistra, ma la chicca è salendo le scale, accedi in una sala stupenda con stufa e poltrone, in un ambiente sospeso tra una poesia di Gozzano ed uno spettacolo di Vargas. Insomma cenate in un quadro di Edgar Degas.
In sala Maurizio, affascinante come sempre, affiancato dal nipote Marco Carlini bel giovane sui trent'anni; insomma anche l'occhio ha avuto la sua parte e quindi via con i primi perché in linea con la filosofia dei titolari qui gli antipasti sono considerati proprio "anti - pasti" e quindi non vengono serviti.
Solo uno stuzzichino con cassoncini alle erbe e crostini in onore alla terra che ci ospita, perché la cucina è sempre rigorosamente toscana ed in tavola vi verrà servito pane e non piada.
Poi i classici: strozzapreti al piccione, tagliatelle agli stridoli, ravioli al fossa, ribollita e più verso l'estate panzanella. Tutto perfetto. Di secondo il must è la fiorentina ricercata da Maurizio per sentieri misteriosi, poi coniglio e polpette con ricetta siciliana contornati di verdure di stagione e dagli immancabili fagioli all'uccelletto.
Sui dolci svetta il creme caramel e la mousse cioccolato e mandorle.
La carta dei vini è articolata in un percorso che affascina per i chianti ben scelti, i sangiovesi pastosi delle colline forlivesi (più numerosi di quelli riminesi) e con alcune scelte nazionali interessanti; i bianchi per lo più sono con le bollicine.
Anche i distillati sono scelti con cura. La fanno da padrone le marche autoctone di qualità (una per tutti la Poli) anche se invecchiando Maurizio ha lasciato filtrare qualche buon whisky e rum non proprio nazionale.
Inutile dire che il servizio è impeccabile e l'attenzione maniacale.
Insomma come in una favola a lieto fine abbiamo ritrovato uno dei pochi indirizzi per il quale vale la pena spostarsi perché rifugge dalla standardizzazione imperante delle proposte locali, un pezzo della nostra vita culinaria che ci era venuta a mancare, poi come sempre si sopravvive ugualmente ma così si vive meglio.
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