Bambini in un mondo senza odori
La mappa olfattiva delle città, come tutte le altre mappe, è cambiata moltissimo negli ultimi decenni. Ma soprattutto è mutato il rapporto con puzze e profumi
Spesso scegliamo con gli occhi. E così che ci prendono per il naso...
Sono stato bambino a Rimini. A San Giuliano, né Borgo né Mare, via Borgatti, vicino a via Madonna della Scala. Ho girato in bicicletta per tutta l'infanzia intorno a casa e l'ora la imparavo non dall'orologio, ma dal profumo del pesce arrosto, cucinato sulla carbonella. Sentivo la piada e il pane tra le viuzze del Borgo, dove andavo perché c'erano la chiesa e il catechismo e qui l'odore era l'incenso, il bucato fresco delle cotte di sacrestia, il vino dolciastro e un po' brusco versato nel calice... Di fronte a casa avevo Piloti, quello dei ferrivecchi, e ho imparato quanto sia avvolgente, ma solo se ti avvicini, l'odore della ruggine. O quanto fosse inebriante la carta, negli anni Sessanta e Settanta, quasi stomachevole in un sentire di cellulosa. Ho amato così i giornaletti, dei quali riconoscevi i destinatari sociali dall'odore della carta: più fragrante il Corriere dei Piccoli, più popolare Topolino, intenso e sudaticcio l'Intrepido.
Spesso andavo lungo il fiume, il deviatore del Marecchia, fino al mare, dove c'è il monumento al Capodoglio spiaggiato e lì la saraghina arrosto e i seppiolini ogni tanto si mescolavano con l'odore pungente del mare in burrasca o con quello penetrante della mota fluviale. A volte mi spingevo con gli amici alla Sinistra del Porto, allo squero, al cantiere navale, dove il pesce rancido rimasto impigliato alle reti dei pescherecci poteva essere ributtante, ma bastava un refolo di vento per spandere l'odore penetrante e sintetico delle vernici o qualcuno che tirasse fuori la merenda per farsi avvolgere dal piacere olfattivo soave e grasso della spianata con la mortadella. Perché l'amore non è nel cuore, ma è riconoscersi dall'odore... come cantava Eugenio Finardi. Effluvi, fragranze, aromi, esalazioni, profumi, olezzi, puzze, fetori... Il naso non sbaglia, soprattutto in cucina. Ma anche nella vita. Per questo sono rimasto perplesso quando ho fatto un esperimento con alcuni bambini del Ceis, la scuola italo-svizzera nel centro di Rimini: girando per il loro Villaggio, così si chiama la scuola, bisognava richiamarli agli odori che erano sempre di qualcosa: di ferro, di legno, di pianta e mai fini, soavi, acuti, pungenti, aromatici, balsamici, rivoltanti, penetranti, aspri, rancidi, putridi, fetidi, stomachevoli... Il mondo che abbiamo intorno, a partire dal cibo di plastica e nella plastica, ci sta facendo perdere silenziosamente uno dei sensi più importanti. Ci attirano le immagini, le forme, i colori, addirittura le descrizioni, ma difficilmente gli effluvi.
Per questo vanno segnalate tra le iniziative di SalusErbe, la ricca manifestazione dedicata alle erbe aromatiche e officinali che si svolge a Saludecio, le degustazioni olfattive condotte da Giorgia Strada e dal vulcanico Daniele Marziali presso il Piccolo Forno Marziali in via Roma (24 aprile ore 15,00 e 25 aprile ore 14,30). Ma anche senza andare a Saludecio a giocare tra aromi e sapori, prendiamoci del tempo tutti i giorni e facciamo riconoscere il cibo ai bambini, a occhi chiusi. Così nascono i buongustai. E i sognatori.
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