ARTICOLI IN ARCHIVIO Borgo Sant'Andrea

mer 30 gen 2013 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Delucca Oreste

Nell'Ottocento erano moltissime; praticamente facevano il bucato per tutta Rimini; e alle famiglie del borgo Sant'Andrea garantivano una risorsa importante.
La loro "officina" era il vicino lavatoio, dove lavoravano, cantavano e spesso litigavano. Litigavano fra loro, per il posto ed altre faccende; con il Comune, principalmente per la manutenzione della struttura e la garanzia dell'acqua.
Come risulta dal carteggio dell'Archivio Storico Comunale, nella primavera del 1869 nasce baruffa perché il Comune ha deliberato (evidentemente senza consultarle) di sistemare il lavatoio in un modo che loro non gradiscono (nella sostanza rifiutano il banco in pietra, preferendo usare i loro banchi in legno). Si coalizzano e decidono di avanzare una petizione al Sindaco Pietro Fagnani. Essendo tutte analfabete, si rivolgono a un "letterato" (che, detto fra noi, deve avere fatto qualche assenza mentre a scuola si spiegava la sintassi; e comunque - per restare in tema di bucato - non aveva avuto la possibilità che ebbe invece Alessandro Manzoni, di "sciacquare i panni in Arno").
Il 3 maggio la lettera è pronta. "Illustrissimo Signore, le sottocroce-segnate lavandaie del Borgo Sant'Andrea fanno rispettosa instanza alla Signoria Vostra Illustrissima acciò voglia degnarsi di ordinare a questo Signor Ingegnere Comunale che, nel dare la consegna del lavoro da farsi al fosso ad uso delle medesime, venga soppresso il parapetto di pietra a banchi, il che tornerebbe danoso alle supplicanti, e sia sustituito invece a questo lavoro un fondo di selciato colla sistemazione delle strade d'accesso e nulla più. Se alla Signoria Vostra Illustrissima piacerà accogliere la domanda che si umilia con tutto fervore, appagherà non solo i loro desideri e sarà di molto migliorata la spesa a vantaggio dell'azienda comunale".

mer 30 gen 2013 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da

Ecco un libro di antropologia culturale, ben documentato, che si legge con leggerezza. Per chi poi è curioso di conoscere gli archetipi delle tradizioni popolari che hanno animato l'infanzia, il volume "Zaira della Luna, immaginazione e tradizione in Valconca" di Valeriani, Frisoni e Incanti, edito dalla Banca Popolare Valconca, costituisce insieme un piacevole lettura e una specie di "dizionario dei misteri" che animavano le nostre campagne fino all'avvento della televisione. Perché fu la televisione a spaccare il novecento in due parti. In un "prima" antico in cui le notti erano piene di fantasmi, di esseri misteriosi che vagavano nel buio, di leggendari animali, di erbe guaritrici, di segni premonitori; e in un "dopo" moderno in cui il racconto, la fabula, diventa monopolio della scatola luminosa e le vecchie leggende si perdono con le generazioni. Ma, come dice l'incipit del libro, "solo chi sa chi è stato, può sapere chi è".
Se ci chiediamo perché la Befana o Babbo Natale devono per forza scendere dal camino, è perché non conosciamo il ruolo del camino nella casa contadina: "Nel fuoco venivano gettati i sacchetti magici per le fatture, vi si gettava un avanzo di carne per la fame dei defunti,...si divinizzava sui resti dei carboni". Non è solo il luogo dove si custodisce il fuoco che riscalda, il camino è lo strumento di comunicazione con "l'immensità remota dei cieli". Ecco perché vi scendono i doni a premiare chi è stato giusto.

mer 30 gen 2013 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Redazione

Il catasto Calindri è uno dei più preziosi documenti storici di Rimini e del suo territorio. Redatto fra il 1774 e il 1787, restituisce in modo minuzioso, e per la prima volta secondo un metodo scientifico, l'immagine della città e del suo territorio com'erano nel XVIII secolo. Situazioni, soprattutto urbanistiche e toponomastiche, che spesso erano rimaste immutate da secoli, permettendo di far luce su epoche ancora più lontane.
Il 4 febbraio nella Sala polivalente provinciale "A. Marvelli" (via Dario Campana 64, Rimini) si svolgerà il convegno "L'antico catasto Calindri. Una lettura contemporanea". Dalle 15.30 alle 18 si susseguiranno gli interventi di: Gianluca Braschi, direttore dell'Archivio di Stato di Rimini e di Forlì-Cesena; Paolo Buonora, direttore Archivio di Stato (in videoconferenza) dell'Aquila; Ilaria Di Cocco, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistci; Luca Mandolesi, archeologo specializzato in informatica applicata ai beni culturali; Alessandra Peroni, storica e paleografia; Giuseppe Fuschillo, geologo Ufficio SITUA - Sistema Informativo Territoriale Urbanistico Ambientale; Massimo Bottini, architetto; Fabio Tomasetti, Responsabile dell'Ufficio SITUA.

mer 30 gen 2013 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Redazione

Il 2 febbraio la presentazione di un libro che racconta uno dei protagonisti della politica e della cultura riminesi
L'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Italia Contemporanea della Provincia di Rimini, l'ANPI e la Fondazione Rimini Democratica per la Sinistra, sabato 2 febbraio, alle ore 17.00 presso la Sala Comunale del Palazzo del Turismo (Piazzale Fellini, 3 - Marina Centro) presentano il volume "In ricordo di Augusto Randi (1922-2011)". Ne parleranno Paolo Zaghini e Zeno Zaffagnini. Interverrà il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi
Augusto Randi è morto a Rimini il 2 aprile 2011. Randi è stato un protagonista della vita politica e amministrativa riminese per oltre un trentennio. Ma Augusto fu anche dal 1943 al 1945 protagonista della lotta partigiana nella sua città, Imola.
Randi è stato Presidente delll'Istituto Storico della Resistenza per oltre vent'anni (dal 1976 al 2000), riuscendo a consolidare nel Riminese la presenza di questa piccola associazione di cittadini e studiosi grazie alle infinite attività messe in campo e alla valorizzazione di tanti giovani studiosi (ma non solo). Randi aveva fatto dell'Istituto un luogo d'incontro d'esperienze diverse ed aveva creato nel corso degli anni un mix quanto mai eterogeneo per provenienza politica all'interno dell'organismo dirigente. Comunisti, socialisti, cattolici, libertari, repubblicani hanno tutti contribuito in qualche modo alla ricerca storica, in varie fasi, dell'Istituto ed ognuno ha contribuito a creare il nostro importante patrimonio archivistico, oggi fondamentale, ed imprescindibile, per ogni ricerca sul Novecento riminese.

mer 05 dic 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Delucca Oreste

Nel Medioevo erano molto diffusi i libri di preghiere, chiamati "libri d'ore" giacché contenevano orazioni per le varie ore liturgiche. Ed ogni giorno era previsto il suo santo, con preghiere apposite.
Per questo motivo, il libro d'ore aveva di solito un calendario, con i dodici mesi dell'anno e l'elenco dei rispettivi santi, un po' come avviene nei calendari moderni che fra breve ci verranno offerti nei negozi dove facciamo la spesa.
I libri d'ore più eleganti, accanto al mese avevano anche una figura. E poiché la società medievale era essenzialmente agricola, tale figura richiamava l'attività prevalente svolta in quel mese. Per esempio: a novembre la semina del grano, a giugno la mietitura, a settembre la vendemmia ecc. Il mese di dicembre portava di solito l'uccisione del maiale.
Il maiale era molto importante a quel tempo: le sue carni servivano a correggere gli squilibri di una dieta basata soprattutto sui cereali e quindi ricca di fibre, ma povera di proteine e vitamine. Inoltre era carne che si poteva conservare, trasformata in prosciutti, salami, salsicce, andrugoli. I due fianchi dell'animale, opportunamente posti sotto sale, costituivano i cosiddetti "mezzini", che le famiglie consumavano con tanta parsimonia durante i mesi dell'inverno.
Erano maiali assai diversi da quelli odierni: molto piccoli (raramente superavano i 50 chili), assomigliavano piuttosto ai cinghiali, con cui erano talvolta incrociati, dato che venivano allevati all'aperto e nutriti soprattutto con le ghiande.

mer 30 mag 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Pirroni Enzo

 

Tutto ebbe inizio nel 1941 allorché Don Giseppe Semprini (conosciuto universalmente come Don Pippo), divenne cappellano della parrocchia di San Gaudenzo, nel proletario borgo Sant'Andrea. In quegli anni tristissimi funestati da distruzioni e lutti, Don Pippo si adoperò incessantemente recando aiuto e conforto a chiunque ne avesse bisogno; ed attraverso le opere, il suo costante prodigarsi per il prossimo, in virtù della di lui mansuetudine e dell'infinita bontà della sua natura, venne guadagnandosi, l'amore e la stima non solo dei parrocchiani ma dei riminesi tutti. 

Soprattutto, Don Pippo, si rivelò un vero faro ed una guida importante per i ragazzi, per i quali "spese il proprio ministero per la loro formazione di vita cristiana". Fu così che nel 1948, nacque la San G. Es. Un acronimo che significa: San Gaudenzo Escursionista. Strana ed ingenua sigla. Sorta tra la chincaglieria malinconiosa e stracciona dell'immediato dopoguerra. Gite in bicicletta, feste con cotillons di cartone e spumante da quattro soldi. Ma l'entusiasmo, in quegli anni, era smisurato: c'era l'esigenza di divertirsi, di giocare, di tornare a fare sport. 
Nei primi anni Cinquanta la Sanges aveva diverse squadre di calcio e la "squadra dei grandi" era davvero forte. Il terreno di gioco sul quale la Sanges pedatava era il vecchio prato della fiera e su quella spianata immonda i biancorossi di Don Pippo seppero compiere meraviglie. L'intero borgo Sant'Andrea si identificava con la squadra di calcio ed il nostro sacerdote, che nel 1951 era divenuto parroco, non perdeva occasione di praticare, attraverso il foot-ball, una vera e propria pastorale dello sport. 

 

mer 21 mar 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

Sigismondo Pandolfo Malatesta si definiva auctor del suo Castello: ideatore, committente, progettista. Ma in occasione del ciclo di conferenze organizzato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Rimini dal titolo I maestri e il tempo, il professor Giovanni Rimondini ha presentato una silloge dei suoi più aggiornati studi di architettura rivolti ad indagare la diretta progettualità di Filippo Brunelleschi a Castel Sismondo. Rimondini, storico delle forme artistiche e architettoniche, si è sempre occupato di metodologia della ricerca critica: il tema proposto "Filippo Brunelleschi e i Malatesti a Pesaro e a Rimini. Fortuna e sfortuna storiografica di una presenza" ha aperto la strada a molte tesi. Pur nella apparente latenza di 'prove certe', (documentarie, letterarie e stilistiche), molti sono gli elementi che concorrono a congetturare l'autorità progettuale del Brunelleschi nel castello riminese; è accertata la sua presenza a Rimini nel 1438 in occasione di sopralluoghi nei territori malatestiani alle fortificazioni sigismondee in Romagna e nelle Marche; Vasari riferisce che progettò la fortezza del porto di Pesaro. "Filippo di ser Brunelleschi va al signore di Rimini, parte da Firenze il 28 agosto e torna il 22 ottobre ": così era scritto nel giornale del Provveditore dell'Archivio dell'Opera del Duomo di Firenze, poi trascritta nel XVI secolo da Carlo Strozzi. Brunelleschi certamente consulente di Sigismondo, dunque. Rimondini, lavorando con strumenti della ricerca documentale e della critica stilistica descrittiva, getta le basi per interessanti ipotesi e una vera e propria ‘agenda' brunelleschiana: cioè a dire una serie di riflessioni da indagare e approfondire che condurrebbero all'architetto fiorentino. 

mer 21 mar 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da

La neve fiocca lenta, lenta, lenta./
Un grande silenzio.Tutto si ferma. Comincia un lungo sonno...
Lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca./
La neve "bambina" sogna bianchi natali, danza attorno ai lampioni" il valzer dei fiocchi di neve"... 
Neve: l'aria brulica di bianco;/la terra è bianca; neve sopra neve:/gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco:/cade del bianco con un tonfo lieve/...
Guardo scendere la neve, mulinare nell'aria, con lievi tonfi cadere dai rami degli alberi sulla bianca terra, come quella "pascoliana".
M'accorgo fin dal primo mattino che dalle persiane e sotto le porte penetrano lame abbaglianti; più tardi, nelle stanze s'accende una luce bianca, fredda.
Da giorni, ormai, non smette di nevicare. Sui tetti che sembrano coperti di panna montata gli uccellini con le zampette ricamano richieste d'aiuto, poi se ne vanno con voli brevi, incerti, che sanno di fame.
Le poche macchine, i rari pedoni scompaiono sotto la neve che tesse, veloce, di continuo, spessi tappeti, mai stanca di sovrapporli.

gio 12 gen 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Redazione

Un compleanno speciale, quello per i novant'anni di Ariodante Schiavoncini: il nostro "riminese a oltranza" l'11 gennaio è stato ricevuto dal Sindaco Andrea Gnassi nella Residenza comunale. "Una pacca sulla spalla" per festeggiare una delle "voci" importanti della nostra città, nato e vissuto nelle sue zone più caratteristiche e popolari, passato attraverso la seconda guerra mondiale e l'esperienza della lotta partigiana, in Friuli. Nel dopoguerra, Ariodante si iscrive alla sezione del PCI della Barafonda e per sessant'anni porta avanti i suoi impegni ideali, dedicandosi alla politica come attivista di base. Della sua vita ha fatto materia di racconti e versi, raccolti in diversi volumi. Un "artigiano che azzarda" l'ha definito Marco Missiroli, che firma la prefazione di "Il segreto di Danilo. Novant'anni di pagine", appena uscito da Chiamami Città. La prima copia Dante l'ha dedicata ad Andrea Gnassi. E poi a lungo, in un clima disteso e affettuoso, il Sindaco e il Cittadino hanno conversato sui problemi e le opportunità della nostra città, un confronto sereno tra ieri e oggi. 

gio 12 gen 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

Non può passare inosservata sul portale della chiesa di S.Gaudenzo la lunetta con il santo benedicente commissionata nel 1959-60 al prolifico e noto scultore Elio Morri, dalle forme delicatamente stilizzate: ai lati del santo due angeli, uno reggente il bastone pastorale, l'altro la stessa chiesa riedificata dopo i bombardamenti del 1944. Il materiale utilizzato dallo scultore è finto-marmo, quella pasta cementizia che Morri aveva imparato a conoscere dal suo primo maestro, l'autore della Fontana dei cavalli al parco del Kursaal, quel Filugenio Fabbri da cui era stato mandato a bottega ancora giovanetto dal padre. La chiesa conosceva un nuovo risarcimento e nuove forme, quelle che vediamo ancora oggi, conferite dal progetto e dalla ricostruzione dell'arch.Luigi Campanini nel 1948 con una declinazione ancora di marca razionalista. Ma con abbellimenti che prospettavano e alludevano ad una nuova ‘modernità'. Il fronte della chiesa, ampliato, in affaccio alla città, con lo slargo davanti all'ingresso, quasi alla biforcazione delle vie verso la ‘campagna', l'antico contado raggiungibile per la lunga via di Covignano, divenne, con l'avvenuta demolizione della porta Montanara a seguito dei bombardamenti, il nuovo fondale per chi proveniva dalla piazza Tre Martiri. Non manca di sottolineare Pier Giorgio Pasini nelle note d'arte dedicate alla chiesa nel recente volume Un borgo di memorie (Ed. il Ponte, 2010) che mentre lo scultore Morri attendeva alla realizzazione di S.Gaudenzo benedicente nella lunetta esterna "veniva barbaramente distrutta, con l'antico Episcopio, una grande e bella statua in stucco rappresentante S.Gaudenzo, modellata da Carlo Sarti": coincidenza che evidenzia i paradossi della nostra città, pronta a demolire in fretta quanto a ricreare e rigenerarsi altrettanto in fretta.

gio 12 gen 2012 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Quando pensiamo alla storica vicenda di Paolo e Francesca, resa immortale da Dante Alighieri nel V canto dell'Inferno della Divina Commedia, ci viene quasi naturale ricollegarla al castello di Gradara, sebbene non vi sia alcuna fonte storica attendibile che supporti una tale candidatura ad ospitare il nefasto evento, se non il fatto che Paolo Malatesta avesse dei possedimenti nella zona di Gradara.

Grazie soprattutto a questa illegittima appropriazione, il castello di Gradara è stato per anni ed è tutt'oggi tra i dieci castelli più visitati d'Italia, e, per numero di accessi, tra i trenta edifici storici più frequentati.
Certamente il borgo marchigiano costituisce uno dei più splendidi esempi di abitato medievale giunto fino ai giorni nostri, ma il castello venne terminato solo nel 1325, e alla fine del duecento (tra il 1283 e il 1285 secondo il Tonini), quando si svolse la vicenda, il "castrum" era una pura fortificazione militare intorno a un torrione del XII secolo detto "del Grifo": al più una"arx" abitata dalla guarnigione, ma in nessun caso un "palatium" degno di ospitare la donna del signore.

mer 12 ott 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

Enrico Serpieri fu un mazziniano convinto e tenace. Nelle sue Memorie Politiche (1858) Felice Orsini così lo presenta: "Fu sempre un ardente patriota in grande estimazione appo i romagnoli e lo si ebbe per uno de' capi di molta influenza, attività e coraggio". 

Era nato a Rimini nel 1809, seguì nel 1827 i corsi di medicina all'Università di Bologna, città scossa fortemente dai moti del '31; ancora studente entra nella Legione Pallade; capeggiò la gioventù riminese e fu alle Celle a combattere contro gli austriaci in quel cruento scontro passato alla storia grazie anche allo scritto attribuito a Giuseppe Mazzini intitolato Une nuit de Rimini. Repubblicano fervente "quando pensare italianamente e pensare repubblicanamente prima del '48 pareva la stessa cosa", il Serpieri è una figura di notevole interesse, per le doti politiche che videro lui e i figli sempre in prima linea per l'unità del paese, ma anche per le qualità imprenditoriali. 
Il giovane Enrico Serpieri si era visto presto preclusi gli studi in medicina per i suoi ideali rivoluzionari; era nato da una famiglia di industriali e commercianti. E la vetreria da lui amministrata divenne il Club dei più accesi e facinorosi (si trovava nella scomparsa, e malfamata, contrada Codalunga). Nel 1833 osò schernire pubblicamente, insultandoli, i volontari papalini che sfilavano nella città scortati dai soldati croati. 

mer 12 ott 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Cicchetti Stefano

Non molti riminesi sanno che le reliquie di San Gaudenzo si trovano per la maggior parte a Ostra Vetere, presso Senigallia. A Rimini è rimasta solo la testa del Patrono, conservata in un reliquiario d'argento. Ma è ancor meno noto che San Gaudenzo non veglia solo su Rimini, ma pure su Garaguso, piccolo ma antichissimo centro di mille abitanti in provincia di Matera, nella diocesi di Tricarico. E che anche là si trovano alcune reliquie del "nostro" Santo. Ma come ci sono finite?
Secondo una tradizione piuttosto oscura, sarebbe stata Teodolinda, regina dei Longobardi fuggiasca a Ravenna, a nascondere il corpo di San Gaudenzo a Senigallia per preservarlo da non meglio precisate incursioni nemiche. Nel XVI secolo, notizie altrettanto confuse riferiscono del trasferimento (o trafugamento?) di queste reliquie a Montalboddo, l'odierna Ostra Vetere. 
Fu nel 1702 che il Cardinal Gaspare di Carpegna fece dono di un "osso sacro crurale" a don Giuseppe Del Mastro di Garaguso. Nel 1794 il vescovo di Tricarico, Fortunato Pinto, donò alla chiesa garagusana anche un braccio di San Gaudenzo. Questo è almeno quanto riferisce Giancarlo Barchiesi, che ha studiato le memorie di Ostra. Sul perché di queste donazioni, nulla emerge. 

mer 15 giu 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Il problema della fogne a Rimini è all'ordine del giorno. Ma come andavano le cose in passato?
Come ogni città romana, Ariminum era ben servita da acquedotti. Ma, una volta impiegata per i vari usi domestici, l'acqua diventava un problema per la salubritas civitatum e doveva quindi essere evacuata in maniera sistematica.
I romani inventarono un complesso sistema di canalizzazioni sotterranee, organizzate in vari ordini di grandezza a seconda delle aree servite e della portata d'acqua.
Al primo ordine si possono riferire gli scarichi di un insediamento privato, di una casa, o di un'attività artigianale, rappresentati da tombini di varia forma collegati a piccoli canali, che confluiscono in un'unica canalizzazione, che possiamo definire di secondo ordine.
Ogni singola canalizzazione andava poi a congiungersi con una di maggior portata, primaria, che si posizionava normalmente sotto gli assi stradali, ossia il terzo ordine, che all'occorrenza poteva confluire in un collettore terminale di grande portata, che scaricava nei fiumi o direttamente nel mare, che rappresentano il quarto ordine.
A Rimini il sistema fognario venne realizzato a partire dall'epoca repubblicana, e poi in particolare regnante Augusto, in congiunzione con l'assetto stradale preesistente, che venne usato fino ai secoli III-IV d.C. senza particolari riadattamenti.

mer 06 apr 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Cicchetti Stefano

Sappiamo che palazzi comunali come li vediamo oggi si devono a Gaspare Rastelli, che fu incaricato delle opere di restauro e consolidamento dopo il terremoto del 1916. I lavori furono eseguiti fra il 1919 e il 1925. Seguendo la voga dell'epoca, si trattò di un restauro "creativo": accanto al recupero di originari elementi duecenteschi, i palazzi furono in gran parte ricostruiti di sana pianta, con tanto di merlatura ghibellina, ispirandosi soprattutto alle architetture medievali di Bologna e Piacenza.
La storia che nei testi ufficiali non si trova è quella delle persone che con le loro mani diedero corpo alle idee di Rastelli. Una di queste storie ce l'ha voluta raccontare Elena Wyssfrida, nata in Svizzera ma riminese da molti anni per aver sposato Febo Fanciaresi, divenendo così nuora di Salvatore, capomastro di Borgo Sant'Andrea: "Fu lui a rifare il Comune", spiega la signora mostrandoci le foto del "prima" e del "dopo". 
Ma non solo. Fanciaresi di quel lavoro ha lasciato una sua personalissima cronaca, scritta in dialetto e in rima: la riproduciamo nella pagina con una nostra approssimativa traduzione che non rende le suggestioni della parlata riminese.

mer 26 gen 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Anche la vita di Madre Teresa, ad eccezione di 13 anni vissuti nel Palazzo Zavagli (ancora oggi esistente, situato nell'omonima piazzetta del Rione Clodio, alla quale si accede da Via Farini, una traversa del Corso d'Augusto), può dirsi essere stata votata interamente all'aiuto dei più bisognosi.
Nata il 4 ottobre 1835 da Ettore Zavagli e Enrichetta Cappi, settima di otto figli, a 13 anni fu educanda nel monastero delle Canonichesse di Fano per ricevere un'educazione più completa e profonda.
In quel luogo, il 17 settembre 1854, a 19 anni si consacrò a Dio rimanendo fino al 1861 come monaca corista professa, quando fu costretta a tornare a Rimini per motivi di salute.
Visse nella nostra città come monaca esclaustrata, dapprima presso la sua famiglia e, successivamente, in un appartamento di via Garibaldi, assumendo il ruolo di Terziaria Francescana nel 1874 nel convento dei Cappuccini della Colonnella.
Nella nostra città ebbe un ruolo di vicinanza alle realtà religiose locali, fino a quando nel 1885, su suggerimento del vescovo Battaglini, si ritirò nella chiesa di S. Onofrio, dove, insieme ad Angelica Bertola, precedentemente sua domestica, prese i Voti Religiosi assumendo il nome di Suor Maria dell'Addolorata, dando vita alla Congregazione delle Suore Terziarie Francescane di Sant'Onofrio di Rimini.
Un anno dopo fondò il Collegio Sant'Onofrio, dove accolse le bambine povere della città, iniziando così un percorso di amore e sostegno ai piccoli e ai poveri.

mer 26 gen 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

E' giunta alla XVI edizione "Rumàgna marzulèna", la rassegna di teatro dialettale curata dal poeta e scrittore Giovanni Martelli a Montefiore. Dal 5 febbraio al 27 marzo ogni sabato una compagnia diversa salirà sul palco del Teatro Malatesta, tutte unite dalla comune appartenenza al "bacino" del fiume Conca: filo rosso della rassegna è il dar ragione delle peculiarità dialettali della zona. Per tener vive le "voci" più autentiche della cultura e tradizione popolare, e rinnovare la centenaria passione teatrale che a Montefiore Conca può documentare la presenza di gruppi filodrammatici già dalla fine del 1800. "La filodrammatica" spiega Giovanni Martelli, "nasce come occasione per superare i campanili che dividono le frazioni di Montefiore nel nome del teatro, e oggi è uno strumento per preservare l'inestimabile ricchezza del nostro dialetto". Si parte il 5 febbraio con la "Compagnia San Lorenzo sotto le stelle" in La Vegia de Mort per proseguire il 12 con La fiola dla Casandra... della compagnia "I giovne amarcord"

mer 26 gen 2011 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

"E' Teatre Rimnès" porterà in scena al Novelli il 29 gennaio un altro tassello dell'affresco dedicato da Guido Lucchini alla Rimini com'era, al suo dialetto e ai suoi personaggi. S'un fà e' s'ciòp e fà la rivultèla è il titolo dei tre atti comico-satirici dell'opera n.44 del drammaturgo e poeta "della Barafonda", stavolta sulle tracce di Giustiniano Villa, il poeta ciabattino di San Clemente. «"Vella" entra in scena» racconta Lucchini, «per declamare le sue zirudele, dai versi semplici e divertenti. I suoi contrasti tra padrone e contadino, i sogni e le discese all'inferno sono da noi assai conosciuti, tramandati di generazione in generazione e imparati a memoria, e trattano dei problemi e della vita dei contadini, di avvenimenti nazionali, di politica. Villa, che è morto a Rimini nel 1919, faceva davvero il ciabattino, e ha scritto centinaia di zirudele in versi ottonari, che declamava e vendeva a fogli sciolti nelle piazze, nelle fiere e mercati.»

mer 17 nov 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

Già dal XVIII secolo accanto alla Fontana della Pigna era stato collocato un grande vascone in pietra. Le necessità quotidiane per gli usi più diversificati dell'acqua avevano visto a dire il vero nella piazza già altre vasche e abbeveratoi nel corso dei secoli. Ne esisteva una detta il fontanone, dal capace bacino rotondo all'angolo del cosiddetto "cantone degli Ebrei" (oggi sarebbe al centro della via Poletti) decorato da un bel puttino bronzeo: tale fontanone serviva per abbeverare le bestie e i cavalli e fu poi demolito nel 1824. Invece, il vascone dei cavalli accanto alla fontana della Pigna si può ancora ammirare, con tanto di canaletta di scolo, nella bella foto di Dante Montanari (1881-1942 ca) realizzata negli anni '10 del ‘900. 
Più di uno studioso ha però ironizzato sulla sua nuova ubicazione. Infatti, il vascone fa bella mostra da svariati decenni a Santarcangelo in via della Costa, all'inizio della scalinata, e figura pittorescamente come una nobile fontana affiancata da due colonne, con ogni probabilità provenienti dal distrutto chiostro francescano del Tempio Malatestiano. Parafrasando il letterario caso de La secchia rapita, in più di una occasione si è ventilata l'ipotesi di una contesa anche scherzosa tra i comuni protagonisti della vicenda che hanno visto il trasferimento (o "rapimento"?) del vascone da Rimini al paese dell'entroterra.

mer 17 nov 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Costantini Claudio

La risorsa principale del teatro dialettale, se non l'unica, è il pubblico che assiste alle sue rappresentazioni. Gli attori sono quasi sempre, anche se molto bravi, non professionisti, le sale sono per lo più parrocchiali e gli unici introiti, a differenza del teatro ufficiale, sono quelli dei biglietti di ingresso. Un teatro che non esclude, dove non vi è divisione fra palcoscenico e platea. Qui uomini donne e bambini ridono, si commuovono, commentano, si immedesimano perché ritrovano parte dalla loro vita, quella della comunità o quella raccontata dai padri e dai nonni. "Do int una volta", una commedia in tre atti in dialetto marinaresco di Rimini di Giovanna Grossi Pulzoni riesce anche nella sola sua lettura a riprodurre quell'atmosfera di coinvolgimento emotivo che si ha in teatro. E' una Rimini degli anni '50, quella dei pescatori alla sinistra del porto, quella dell'infanzia dell'autrice dove le case erano aperte e si viveva una vita semplice e genuina, dove le preoccupazioni, i drammi erano spesso condivisi dalla comunità circostante. Un giovane marito decide di lasciare il lavoro sicuro in ferrovia e partire in mare come suo padre perché qualcosa più forte di lui lo spinge a questa avventura. Lascia a casa la madre e la moglie, non avevano ancora figli, lui non li voleva. Si rifarà vivo solo dopo molto tempo. Un racconto non certo allegro. Ma la commedia introduce altri personaggi e situazioni che inducono al riso che distolgono lo spettatore dal dramma dell'abbandono. Ognuno con comportamenti diversi che insieme riproducono e rappresentano il modo di pensare e di vivere di quella comunità di marinai. Il dialetto ha una funzione insostituibile non è solo veicolo di parole diventa a sua volta attore nel riuscire a descrivere e rappresentare stati d'animo e atteggiamenti dei personaggi.

mer 17 nov 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Costantini Claudio

Sono molti i modi, i linguaggi, le immagini usati dal gruppo di "Ricerca storica della documentazione orale G. Iacopucci" per raccontare la civiltà contadina della Valle del Conca. Un mondo quasi scomparso che rivive solo nella memoria degli anziani, nelle vecchie case, nei racconti e nelle rare immagini. Il Gruppo con varie iniziative, mostre , convegni, pubblicazioni, più di trenta, e con il Museo Etnografico di Valliano stanno preservando quel mondo con i suoi valori, le sue storie e la sua civiltà per farlo conoscere ai più giovani o farlo ricordare a coloro che quei luoghi hanno abbandonato. L'ultima pubblicazione appena data alle stampe, con la sponsorizzazione della Banca Popolare Valconca che ha sempre sorretto le iniziative del gruppo, ha per titolo "Le scuole della Valconca raccontano" un libro edito da "la Stamperia", l'autore è Gino Valeriani che si è avvalso della collaborazione di Gilberto Arcangeli, Giancarlo Frisoni e Silvano Incanti. 
Con l'unità d'Italia cominciano ad essere promulgate leggi contro l'analfabetismo, si va dalla legge Casati che nel 1859 stabilisce due anni di scuola obbligatoria fino a quella di Gentile che porta nel 1923 a 14 anni l'obbligo scolastico. Nelle campagne l'obbligo era largamente disatteso, coloro che non sapevano né leggere né scrivere erano molti, prima del ‘900 nei comuni di Gemmano e Mondaino arrivavano intorno al 90 per cento.

mer 08 set 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

In ogni borgo storico della nostra città ci sono storie il cui ricordo è rimasto vivo nella memoria grazie al passaparola che ne è stato fatto per anni tra genitori e figli.
Una di queste storie è sopravvissuta nella memoria collettiva proprio grazie al racconto che ci è stato fatto dai testimoni che lo hanno vissuto in prima persona.
Il 19 marzo 1943, durante la seconda guerra mondiale, un pilota originario di Bergamo, Luigi Bonorandi, di soli 22 anni (era nato il 19 giugno 1921), mentre stava sorvolando il cielo di Rimini a bordo del suo aereo Fiat g-50, avvertì dei problemi al motore e cercò dunque di allontanarsi dal centro abitato per evitare che il velivolo cadesse in una zona abitata.
Il luogo non edificato più vicino che riuscì a scorgere era il Foro Boario, oggi via Melozzo da Forlì, dove si teneva il mercato del bestiame. Vi tentò dunque un atterraggio di emergenza.
Sfortunatamente la manovra non riuscì e l'aereo si schiantò sulla fiancata della chiesa di San Gaudenzo che dà verso via Saffi.

mer 08 set 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Costantini Claudio

Sono molti ancora coloro di media età che si ricordano la pesca a tratta, i giovani quasi sicuramente non l'hanno mai vista. Qualche decennio fa sulla spiaggia della nostra costa erano molti coloro che la mattina presto la praticavano. Ed ognuno dei partecipanti anche spettatore aveva alla fine qualche pesce da portare a casa. La pro loco del Ghetto Turco da qualche anno rievoca ai più giovani questa vecchia tradizione di pesca con l'aiuto di pescatori storici delle marineria viserbese. Saranno quattro le calate di tratta: due quelle del 4 e 5 settembre si sono svolte a Viserba e Viserbella, le prossime due: venerdì 10 a Miramare (stabilimenti 139-140); sabato 11 a Marebello (bagni 99-100). La Pro Loco coinvolgerà le scuole riminesi per far conoscere le tradizioni marinare dei loro nonni e bisnonni. Si potrà visitare anche il museo dell'Associazione culturale "E Scaion" a Viserbella in via Minguzzi.

mer 08 set 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Costantini Claudio

Era difficile non prevedere un successo della diciasettesima Festa del Borgo visto lo spettacolare programma e le aspettative dei riminesi, ma l'affluenza di cittadini e turisti è stata superiore ad ogni previsione. Sabato scorso migliaia di visitatori hanno riempito all'inverosimile il Borgo San Giuliano decretando con la loro presenza non solo la riuscita della festa e la fiducia negli organizzatori, ma anche la voglia di stare insieme per parlare o solo per un saluto. Spesso si vedevano mani alzate per farsi notare da amici, strette di mano, abbracci, atteggiamenti accompagnati sempre da un sorriso. Tutti erano gentili e disposti verso gli altri, in un clima favorevole, in un luogo dove la gente era invitata ad incontrarsi senza scontrarsi nonostante il gran numero di persone. Lo spettacolo della prima sera, quello della compagnia Ilotopie nell'invaso del Ponte, con la sua imponente scenografia ha affascinato migliaia di spettatori trasmettendo nel contempo messaggi di speranze, ma anche domande senza risposta, alle volte difficili a comprendere. In ognuno dei sei stand allestiti per la ristorazione, oltre a quelli dei ristoranti e cantinette, c'era la fila e il cibo come da tradizione che sia stato a base di pesce o di carne o altre specialità era ottimo e apprezzato dai commensali.

mer 16 giu 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

Il disegno de L'acquedotto fuori di città si deve alla matita e all'acuta osservazione di Severino Bonora (1801-1866) ed è tratta da uno degli album redatti dal bolognese, il n.18, Disegni di Bologna e Rimini, 1837, in occasione di uno dei numerosi viaggi che intraprese tra il 1825 e il 1862, lasciando un ritratto spesso inedito di scorci monumentali delle città visitate in Italia e in Europa.
Se ne contano quattro di sfioratoj, come si evince dalla pianta di Serafino Calindri (1762-1778) per la Parrocchia di S Andrea del Gatto (mappa 42). Agli occhi dei viandanti e dei viaggiatori che entravano in città dal ‘forese' la strada doveva apparire spettacolarmente suggestiva.

gio 08 apr 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

La vocazione del Borgo Sant’Andrea è sempre stata quella di crocevia dei commerci tra la campagna e la città, in particolare dei prodotti agricoli. Tanto che i commercianti di piazza Giulio Cesare, sentendosi danneggiati da questi “abusivi”, si appellarono al sindaco che l’11 novembre 1890 emanò un divieto per la vendita di pollame, uova, formaggi e di altri generi sulla pubblica strada di San Gaudenzo.

La separazione tra contado e borghi da una parte, centro cittadino dall’altra, era segnata dalle mura malatestiane le quali, persa la loro funzione difensiva, per molti secoli mantennero quella di confine fiscale. I caselli dei dazi furono aboliti solo nel 1973. Fino ad allora chiunque volesse entrare in città per vendere le proprie merci doveva pagare il dazio alla gabella, secondo tariffari rigidamente fissati.

La gabella era una voce molto importante fra le entrate comunali, quanto un’imposizione odiatissima che in tutti i modi si cercava di evitare. E detestati in sommo grado erano i gabellieri, da noi spesso di origine marchigiana, da cui il detto “meglio un morto in casa che un marchigiano sulla porta”. Addirittura, per le ragazze in età da marito il fidanzamento con un daziere era considerato un’infamia, anche e soprattutto presso le classi più umili, che erano le più angariate da tasse che colpivano i consumi primari.

 

gio 08 apr 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

«Bisognerebbe parlarne, di Giuseppe Valli - ci pungola Guido Lucchini – poeta nato nel 1894 e vissuto a San Donato, vicino a Sant’Agata Feltria, senza quasi mai allontanarsi da casa. Si vestiva come un “legionario”, sempre con un berretto bianco di cotone, per paura delle correnti d’aria, e un ombrello parasole: era un po’ ipocondriaco. Ma era un poeta vero, nel suo dialetto un po’ spurio, di cui quasi si vergognava. In vita ha pubblicato pochissimo, e quando è morto hanno trovato centinaia di versi, che aveva scritto per la donna di cui era innamorato, e che forse non l’ha mai saputo. Non ci sono molte cose su di lui, a parte un bel libro di Giancarlo Dall’Ara. E’ lui che mi ha fatto leggere le sue poesie.»

mer 27 gen 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Bernucci Annamaria

 

Forse i vecchi riminesi lo ricordano ancora, ma certo i più ci passano e magari ci parcheggiano l’auto sopra senza avere la minima idea della sua esistenza. E’ la galleria che da piazza Cavour si allunga verso piazza Malatesta e la circonvallazione a tre metri di profondità: l’antico Praticabile costruito attorno al 1840 in coincidenza con lavori di ristrutturazione delle vecchie condutture dell’acqua che dalla sorgente di via Condotti (l’attuale via Dario Campana) giungevano alle mura urbane (a ridosso delle quali doveva esistere una ‘piscina’ ossia un serbatoio), per proseguire, attraverso via Poletti, con derivazioni in fistole di piombo, alla fontana “della pigna”, all’abbeveratoio e alle fontanine della pescheria.

Insomma una galleria sotterranea, dalla tipica architettura ipogea, in laterizi e volta a botte, alta un metro e ottanta, ancora agibile per almeno una sessantina di metri. Ma il Praticabile ha anche alimentato dicerie e racconti sinistri. Come quello di un suo collegamento con la miriade di grotte tufacee di Covignano, con un’entrata segreta proprio dalla base della Fontana.

 

mer 27 gen 2010 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Costantini Claudio

Difficilmente chi vuol raccontare la storia della nostra città, sia semplice cronista o storico, può prescindere dagli scritti e dalle ricerche di Luigi Tonini. I suoi studi coprono l’intera storia di Rimini dall’epoca romana fino al 1874 anno della sua morte. Uno studioso insigne, un appassionato archeologo di cui si apprezza e si usa a piene mani l’opera, in primo luogo i sei volumi della sua “Storia civile e sacra di Rimini”. Uno storico la cui fama travalica i confini cittadini. Di lui si parla solo attraverso i suoi lavori, ma poco “è stato scritto della sua vita, di riminese, di cristiano, di patriota”. Romano Ricciotti con il suo libro “Luigi Tonini riminese”, edizioni Panozzo, collana “Quaderni di Ariminum” ci parla dell’uomo, anche se lo studio e la ricerca sono una costante imprescindibile nella sua vita. Percorrendo questo cammino troviamo come sfondo la Rimini dell’Ottocento assai diversa dall’attuale: “...era una città povera e scarsamente popolata (poco più di 15000 anime)... Torme di ragazzi percorrevano le strade sterrate e fangose dedicandosi al furto...”. 

mer 18 nov 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Borgo Sant'Andrea nel 1871era il più popoloso della città con 1904 abitanti. Ma ormai era detto Borgo Mazzini. E tutt'ora la sua via principale è dedicata d Aurelio Saffi. Come mai?

Perchè quello fu il borgo dei repubblicani e dei garibaldini, quando San Bartolo (San Giovanni) era dei clericali. E già fin dal 1821 si verificarono scontri fra i due quartieri, dalle ragazzate alla vera guerriglia urbana.

Dopo l'unità, a Rimini il foglio dei repubblicani era "Il Nettuno" di Domenico Francolini, (amico anche di Giovanni Pascoli) che passava fra l'altro per "l'uomo più bello di della città". Il giornale predicava la concordia fra le fazioni progressiste per conquistare il municipio. Il cemento dell'alleanza era l'anticlericalismo, con la Chiesa additata a simbolo dell'oscurantismo e della reazione, ma anche della miseria. I repubblicani auspicavano la trasformazione "industriale", che però, nonostante la caduta del suo presunto nemico clericale, ancora non si vedeva.

Anzi già nell'estate del 1874 erano scoppiati in Romagna tumulti "della miseria" e "della fame". Ma la Consociazione repubblicana romagnola produsse un documento prudente. I repubblicani volevano la rottura dell'ordine esistente - "il nostro Dio non è quello dei preti, il nostro popolo non è quello del re" - ma non la lotta di classe, bensì equilibrio e armonia tra le componenti della società.

 

mer 07 ott 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

Arnaldo Pedrazzi è un riminese DOC, che ha lungamente esercitato la professione di dentista, innamorato dell'arte e della storia. Nei suoi libri ha raccontato le antiche costruzioni pubbliche e private di Rimini scomparse nel polverone della storia recente, ormai affidate, come le generazioni che le abitarono, alle fonti storiche e alla memoria di pochi. Pedrazzi, partendo da un indizio - una foto, una cartina, una citazione - come un investigatore umanista ricostruisce gli strati del tempo, senza dimenticare che sunt lacrimae rerum.

mer 07 ott 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

«Il mio primo libro, "La Rimini che non c'è più" (2003), censiva le chiese perdute e alcuni palazzi gentilizi distrutti dalla guerra, poi sono passato ne "La Rimini che c'è ancora" (2007) a raccontare i molti palazzi rimasti dopo la guerra. Cercando e fotografando ne ho scoperti 52, con una loro storia alle spalle, di famiglie gentilizie ormai scomparse. "La Rimini che non c'è più-Le dimore gentilizie" (2008) completa il "censimento" ideale delle abitazioni demolite, molte dalla speculazione del dopoguerra. Ho voluto colmare qualche lacuna, ed è pronto il mio quarto libro, "Dalla città che non c'è più alla città che c'è ancora - Rimini e dintorni", che esplora anche il "forese" e chiude idealmente la mia ricerca della città perduta. Dovrebbe uscire nel 2010, con un ricco corredo iconografico, e molte mie foto a colori. Tutti i miei libri sono editi da Panozzo.»

mer 07 ott 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Barlaam Lorella

L'Istituto di San Giuseppe, che si trovava in via Bonsi 11, angolo via Isotta, fu demolito nel 1959 dopo varie vicissitudini. Sorto ai primi del ‘900 per volontà della pia riminese Giovanna Grilli, come scrive il Tonini nelle "Guide storiche e artistiche di Rimini", era stato sovvenzionato nel suo testamento come istituto per l'istruzione e «l'educazione cristiana delle giovanette». Ma chi era Giovanna Grilli? Una devotissima donna del popolo, che faceva dir messa ogni mattina nella cappellina dedicata a San Giuseppe, accanto al letto in cui giaceva paralizzata. Morì nel 1866, dopo un calvario durato 48 anni di «dolorosissima infermità», che l'aveva consegnata alla devozione popolare per la sua santa rassegnazione. Si vociferava che intorno a lei aleggiassero divini profumi e «spesso veniva visitata dai forestieri, frà quali anche qualche gran personaggio». Una santona da consultare, che però a volte, come ci informa Otello Pasolini ne "La contrada dei Magnani", «infastidita anziché superba di tanta fede... respingeva sgarbatamente gli interroganti. "Vò ca savi tòt, gim..." con un secco "Mè à so tòt e caz..."». Una foto dell'epoca la ritrae imperiosa, lo sguardo perso in una mistica visione nel volto paffuto, nelle mani un crocefisso e un rosario, impugnati con la familiarità di un'arzdora verso gli strumenti del suo ufficio casalingo.

mer 07 ott 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

All'interno della chiesa di San Gaudenzo nel Borgo Sant'Andrea è possibile osservare alcune opere artistiche di notevole pregio: oltre, infatti, alla piccola tela seicentesca raffigurante la "Madonna del Buonconsiglio", è possibile vedere altri dipinti molto interessanti.
E' il caso di quello raffigurante San Gaudenzo, di grande rilevanza perché è l'unico in cui il Santo è mostrato da solo mentre benedice Rimini. La città, retta da un angelo, è riconoscibile per delle guglie delle chiese di S. Agostino, del Tempio Malatestiano, della torre dell'orologio, oltre che dell'Arco d'Augusto,. 
La tela, collocata nella prima cappella a sinistra, è stato restaurato in occasione del Giubileo del 2000, e può essere fatto risalire al XVIII secolo, mentre l'autore resta ignoto.
Altro dipinto di grande interesse artistico è certamente la copia del San Sebastiano di Guido Reni, il grande maestro della pittura seicentesca bolognese.

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

E’ solo un nome in un antico documento di un notaio. Della Tomba di Sant’Andrea non sappiamo altro, né dove fosse esattamente, né che aspetto avesse. La citazione, che risale al 1450, precisa solo che si trovava appunto nel territorio del Borgo S. Andrea “in fondo de Canteriis”: punto e capo, perché di questo fondo non sappiamo niente, se non che i canterii erano i pali delle viti. Quindi, o il fondo in questione era costituito da vigne, com’era piuttosto comune nell’agro riminese, o era posseduto da una famiglia che portava quel nome.

Ma di cosa si trattava? Lo storico Oreste Delucca distingue le tumbae in quattro tipologie: residenze-fortezza, fattorie fortificate costruite al centro di proprietà terriere, case-forti più semplici realizzate a difesa di strutture produttive situate in luoghi isolati, borghi rurali dotati di cinta muraria. Da ciò si può arguire che la Tomba di Sant’Andrea appartenesse alla seconda tipologia. Infatti, il trovarsi ai margini della città e in un luogo non isolato, fa escludere automaticamente la prima e la terza ipotesi, mentre se fosse stata del quarto tipo le dimensioni sarebbero state tali da avere ben più che un’isolata menzione nei documenti.

Invece, alla prima tipologia, quella della tumba come residenza fortezza, fanno riferimento gli insediamenti posti in luoghi isolati oppure al centro di nuclei abitativi non incastellati detti villae, come ad esempio la Tomba di Riccione, o degli Agolanti, o la Tomba de’ Berni, oggi Palazzo Marcosanti.

 

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Oltre alle più notevoli strutture fortificate quali castelli, rocche e borghi fortificati, nel periodo del basso Medioevo, e in particolare nei secoli XIII e XIV, si assiste all’erezione di diverse strutture difensive, che oggi definiremmo fattorie fortificate. Ma allora, a Bologna e in Romagna, si chiamavano tumbae. Che non erano sepolture, ma derivavano il loro nome dal primo significato del termine (in greco, tymbos) che sta per “tumulo”, rialzo del terreno. Ciò che più a nord fu invece chiamato “motta”.

Nella nostra provincia sono state individuate ben 59 “tombe”; ma se si considera l’antico territorio della Diocesi riminese, che giungeva a Longiano a nord-ovest e a sud-est a Fiorenzuola di Focara, lo storico riminese Oreste Delucca ha individuato circa 75tumbae, due terzi delle quali risultano attestate nel corso del Quattrocento.

mer 15 lug 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

Anche da noi nel medio evo i contadini, al termine del lavoro nei campi, tornavano ogni sera all’interno dei castelli, grandi o piccoli, e delle “tombe”, sempre difesi da mura, torti, fossati e ponti levatoi. Perché la sicurezza, che oggi tanto ci angoscia, allora era davvero un’optional. Del resto, nemmeno le fattorie fortificate la potevano garantire. Ecco per esempio cosa accadde nel 1359 alla Tomba de’ Battagli, come narra un cronista riminese: “…e dì XIII del mese de marzo, in ora de matino intrò in aguaito L fanti in le selve dal pino in la capella de Sando Ermedo…”. Erano i mercenari della Compagnia di Corrado Lando. Che, sopraffatto “uno omo de più de LXXX anni, che non faceva bona guardia”, fecero man bassa di “grano, vino, carne sallata e lino e panni de ogni raxone, che era senza numero”.  

 

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Cicchetti Stefano

“Gverda che pacon!”. “Nu fa trop e’ pacon”. “L’era in piaza che feva e’ pacon”.  Ecco una parola usatissima nel nostro dialetto, ma che il volgare italo-romagnolo poco utilizza, preferendogli di solito sburone o tutt’al più sbucionePacon fra le mura di Rimini,pacoun nel contado, pacone nelle rare volte in cui viene ancora usato, è infatti il vanesio, lo sbruffone che si pavoneggia, il superbo. 

Poco si è indagato su questo vocabolo. E sarebbe davvero affascinante, se avesse un minimo di fondatezza, un’origine che porta nell’Egitto del primo cristianesimo, fra i monaci della Nitria.

La Nitria è un territorio a sud-est di Alessandria in prossimità del deserto e caratterizzato da vallate e montagne. Là fin dal 330 circa vivevano dei monaci, in grotte o celle, con una organizzazione comunitaria semplice ma rigorosa. Il nemico da combattere costantemente era una sessualità personificata dal "demonio". Una testimonianza su questa comunità si deve al vescovo Palladio (ca. 364 – 431), che nell'Historia Lausica (lausae erano chiamati gli insediamenti monastici) narra: « Un monaco del deserto racconta che per dodici anni fu tentato notte e giorno dal nemico, e vistosi in balia della passione, penso che Dio lo avesse abbandonato, perciò decise di morire anziché vivere nella vergogna della passione carnale. Allora usci dall’eremo in cui viveva e vagò nel deserto fin quando non trovo la tana di una iena: si spogliò e si mise nudo nella tana aspettando di essere divorato. Dopo vari tentativi senti una voce che gli diceva: "vattene, Pacone, lotta; ho fatto in modo che tu fossi dominato dal Nemico, perché non ti insuperbisca pensando di essere forte, ma al contrario riconosciuta la tua debolezza, non confidando troppo nel tuo regime di vita, ricorressi all’aiuto di Dio" ».

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Abbiamo parlato delle fiere a Rimini nella storia. Ma un’altra vicenda da raccontare è certamente la nascita e lo sviluppo della Fiera di Rimini dopo la seconda guerra mondiale. Ossia di quell’organizzazione e di quegli eventi che negli anni si sono affiancati alla tradizionale offerta turistica della città, dando ad essa una marcia in più e permettendo alle strutture ricettive di operare ben oltre la stagione balneare.

La prima fiera del dopo guerra, denominata “Fiera internazionale della produzione e della tecnica turistico-alberghiera”, organizzata dalla neonata associazione albergatori, fu inaugurata il 10 luglio del 1949 al Grand Hotel di Rimini. Quei locali risultarono però insufficienti già nella terza edizione del ‘51, grazie al volume degli affari triplicato e al notevole aumento degli espositori.

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Nel 1959 vennero eseguiti alcuni lavori fra le macerie dell’ex teatro Galli, realizzando un capannone dove si tenne la VI° e ultima edizione della mostra sull’artigianato (MAPIR).

Il 19 febbraio 1961 fu la data di esordio della Fiera dell’attrezzatura alberghiera, che si svolse appunto nella sede dell’ex teatro comunale; seguì una seconda edizione nel dicembre dello stesso anno, che presentava una superficie espositiva ben maggiore grazie alla costruzione di una struttura prefabbricata in piazza Malatesta. Nella terza edizione di questa manifestazione l’esposizione delle attrezzature alberghiere fu riunita con la fiera dell’artigianato: il risultato fu grande successo, con oltre quarantacinquemila visitatori.

I numeri positivi rendevano però ancor più evidente l’esiguità della sede. Per la quinta edizione il comune concesse dunque piazza Castelfidardo dove vennero allestite strutture temporanee. Ma anche qui lo spazio non bastava per tutte le ditte che avrebbero voluto partecipare. Il problema non fu risolto neppure utilizzando, per la settima edizione del 1967, il terreno del Dopolavoro ferroviario: ben 50 aziende restarono escluse anche quella volta.

mer 20 mag 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

Nel 1979 il quartiere fieristico venne ampliato con la costruzione della palazzina uffici e servizi generali, oltre ad un nuovo padiglione fieristico e con la realizzazione del sovrappasso.

In quello stesso anno, venne stilato un primo progetto per la realizzazione del Palazzo dei Congressi, mentre un secondo fu presentato nel 1982. I lavori per la sua realizzazione iniziarono nel maggio del 1984: si trattava di una struttura polifunzionale che poteva ospitare insieme attività congressuali e fieristiche. Il Palacongressi fu inaugurato il 29 giugno 1990 e costò approssimativamente 16 miliardi delle vecchie lire. L’ultimo intervento di rilievo realizzato nella cosiddetta “fiera vecchia” fu la ristrutturazione del padiglione F per ospitare l’Auditorium, inaugurato il 19 luglio 1995 con un concerto dell’orchestra di San Pietroburgo.

 

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

 

L’ultima pubblicazione di Oreste Delucca - “I poderi della Ghirlandetta a Rimini, dai Malatesta ai fratelli Davide e Luigi Fabbri” - ha permesso di far luce su un’area, in parte occupata dalla Fornace Fabbri nel XIX secolo, poi dalla vecchia fiera ed ora dal nuovo palacongressi.

Fin dal XV secolo il nome Ghirlandetta è stato utilizzato per indicare alternativamente un fondo, una strada, un nucleo di poderi. Dallo studio delle fonti è possibile concludere che fosse localizzata tra la Polverara (via Covignano) e l’Ausa. Una zona particolarmente ambita, sia per la vicinanza alle mura cittadine, sia per la presenza di colture intensive tra cui vigneti, orti e frutteti, anche se non mancavano aree più selvagge, in particolare presso l’Ausa, dove prevaleva la vegetazione spontanea e una di queste fu definita non a caso “tana de la volpe”.

 

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Con la costruzione della strada per San Marino nel 1920, l’area della Ghirlandetta è stata divisa in due diversi poderi, ossia Ghirlandetta Vecchia e Nuova. Le antiche case dei rispettivi poderi sono state distrutte dalle bombe della seconda guerra mondiale, per quanto riguarda la Ghirlandetta Vecchia, mentre l’abitazione della Ghirlandetta Nuova fu distrutta nel 1973 per far spazio al Peep di Via Simonini. Rimane ancora oggi un edificio, già di appartenenza dei Paolotti, poi di Guglielmo Bilancioni, in via della Fiera, presso la chiesa parrocchiale di “Gesù Nostra Riconciliazione”, in cui è ancora visibile un corpo più antico, tra cui le tracce di un’antica loggia murata, oltre a tre pilastrini che emergono dalla parete laterizia.

mer 25 feb 2009 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Poco è rimasto della Ghirlandetta, tra le aree più stravolte dallo sviluppo edilizio: i casolari distrutti o snaturati; la fornace sostituita dalla fiera, a sua volta scomparsa; è sorto il Peep; un parco cela il corso dell’Ausa.

Per ricordare chi siamo, i nomi dei luoghi sono importanti e preziosi: per questo condividiamo lo spirito di una petizione nata nel borgo Sant’Andrea, affinché via della Fiera diventi Strada della Ghirlandetta o di Isotta, il nuovo parco accanto al Palacongressi sia il “Territorio della Ghirlandetta”, anziché Raggio Verde, e il lago Mariotti, torni a essere “Cava della Fornace”. 

Anche se nel merito, difficile non osservare che via Isotta esiste già e che pure la fiera è stata - e il palacongressi sarà - segno forte di quei luoghi: anche Via della fiera vecchia o Via del palacongressi non apparirebbero inappropriate.

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Le lunghe vicende di Rimini hanno portato alla scomparsa della maggior parte delle sue antiche chiese. Fra quelle che sono sopravvissute, ce ne sono due che, duramente colpite dalla guerra, sono state ricostruite in forme moderne, celando ad un osservatore distratto e non informato delle cronache locali quanto siano lontane le loro origini. Unico indizio rivelatore, il campanile, che invece in entrambi i casi è rimasto in piedi nono stante i bombardamenti. Sono le chiese di San Nicolò e quella di Sant'Agnese. Quest'ultima è la più antica: è nominata per la prima volta addirittura in un diploma di Ottone III del 6 maggio 996, quale "monasterium sancte Agnetis", mentre da un documento del 1105 apprendiamo che il quartiere intorno alla chiesa aveva quello stesso nome. Una dedicazione, quella alla Vergine romana, che fa pensare ad una fondazione di molto anteriore: non solo la basilica di Roma sorta sulla tomba della martire risale all'epoca costantiniana, ma anche nella vicina Ravenna bizantina il suo culto era molto sentito: S. Agnese è raffigurata nello splendido mosaico della "Teoria delle Vergini e dei Santi" in S. Apollinare Nuovo (VI secolo), mentre le era dedicata anche una basilica, oggi scomparsa. 

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

La storia di Sant'Agnese è narrata in due diverse versioni: una latina che parla di una ragazza dodicenne, mentre quella greca riporta le vicende di una vergine adulta. In ogni caso, Agnese, essendosi rifiutata sacrificare alla dea Vesta (la vergine custode del fuoco sacro), sarebbe stata esposta nuda in un postribolo. Ma Dio le avrebbe fatto crescere i capelli fino a coprirle tutto il corpo, mentre un angelo la velava con una veste bianca. Un giovane che tentò di violentarla cadde morto, ma successivamente fu riportato in vita grazie ad una preghiera di intercessione della vergine stessa. Successivamente provarono a ucciderla gettandola nel fuoco, ma le fiamme si divisero lasciandola illesa. Infine fu giustiziata con il taglio della gola, secondo alcuni; secondo altri, decapitata. 

mer 17 dic 2008 - Notizia di Borgo Sant'Andrea - scritto da Vici Luca

Durante la seconda guerra mondiale le bombe colpirono la navata centrale e l’abside di S. Agnese, facendo crollare il tetto e le volte. Si salvarono solo il campanile e la facciata; ma quest’ultima non fu possibile salvarla, per esigenze di un piano di ricostruzione che prevedeva una rettifica dell’allineamento dei fabbricati di Via Garibaldi. In realtà, come si vede oggi, il riallineamento fu solo parziale, preservando, per esempio, proprio la casa del cardinale. La ricostruzione della chiesa fu affidata all’ingegner Leonardo Trevisol, che realizzò una facciata in cemento a finto travertino molto simile a quella della vicina San Gaudenzo, che però mal si armonizza con quanto la circonda. Invece il vecchio campanile è ormai invisibile dalla strada, nascosto dalle nuove case. La chiesa fu riconsacrata Il 17 ottobre 1953.

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