Per fortuna c'č il 25 Aprile...

RIMINI - Notizie satira - mer 21 apr 2010
di Nando Piccari

Il teatro intitolato al re? Va bene anche questo se serve per ricostruirlo
Ma in Italia c'è anche chi non lo festeggia e nemmeno issa il tricolore

"Se Atene piange Sparta non ride", viene da dire assistendo al tormentato dopo-elezioni. Nel centrosinistra, alla proverbiale "sindrome di Tafazzi" del PD si aggiunge la più recente propensione di Rutelli - parlandone da politicamente vivo - a spiegare le ripetute sconfitte con il "metodo Nostradamus": "io l'avevo detto che sarebbe finita così!" C'è poi l'autorevole pensata di Prodi: «il PD diventi un partito federale!» A parte il fastidio per l'insopportabile vulgata federalista (da folcloristico randello del leghismo primordiale, il federalismo pare oggi diventato l'assurdo toccasana per ogni male italiano) la ricetta del Professore fa pensare ad un luminare della medicina che, auscultati cuore e polmoni e presa visione delle lastre, se ne esca con la perentoria prescrizione terapeutica di cambiare il pigiama al malato.
Quanto sta succedendo nel centrodestra è visibile in tutta la sua dirompente evidenza: i "portatori sani" dell'idea di una destra fondata sulla dignità politica e non sul gioco delle tre carte, paiono decisi a mettere a nudo "cosa c'è sotto" il cerone e la logorrea mercantile del loro ormai bollito leader. Quando uscirà "Chiamami Città", forse già si saprà se ci saranno riusciti; in ogni caso, nulla sarà più come prima nel PDL.
La cosa più esilarante è però la rissa da cortile apertasi fra i "grullini delle cinque stalle" per decidere come spartirsi le poltrone conquistate nelle recenti elezioni. In nome della partecipazione, della trasparenza sulla rete, bla-bla-bla, sono volati i tipici insulti da ultrà della curva sud. Del resto, che altro aspettarsi dai seguaci di un giullaresco santone che, il massimo di protagonismo che concede ai suoi adepti, è la pagliacciata di farlo "galleggiare" sulle loro braccia alzate mentre farnetica volgarità a bordo di un canotto?
PS 1. Sulla scia di un iniziale scambio di battute su questo giornale, è sorto un rapporto di cordiale simpatia con "il monarchico Ruzzier". Che oggi mi lancia una "provocazione": sostenerlo nella richiesta di ricollocare nel restaurato Teatro Galli la scritta bronzea riferita alla sua precedente intitolazione: "Sub nomine Victorii Emmanuelis II". Mi voglio rovinare: se serve a dare una spinta alla ricostruzione del teatro, ci sto! Purché il ramo canterino dei Savoia non voglia poi portare a ragliare pure lì sua cocalità Emanuele Filiberto. Che, giuro, ho sentito con le mie orecchie vantarsi, in un'intervista televisiva, di non farsi spesso il bidè. Ci credo: per avere lo stesso effetto gli basta una sciacquatina al viso.
PS 2. Buon 25 Aprile ai lettori. Domenica lo si festeggia in tutta Italia, tranne che a Montechiari, dove non solo il tricolore la bandiera europea non sventolano nella pubblica piazza, ma questa viene negata alle celebrazioni dall'ignoranza arrogante della sindaca (ovviamente leghista). «Diamo un calcio al fascismo», è l'invito che quest'anno ci viene dai nostri due splendidi atleti Igor Protti e Matteo Brighi. Non tanto al fascismo in camicia nera, che ormai non fa più paura, ma al suo odierno e strisciante surrogato grigiastro che sta rosicchiando dal di dentro, giorno dopo giorno, pezzettini di quel patrimonio di "comunanza democratica" che la Resistenza ci ha lasciato in custodia. L'antidoto, per fortuna, non è tornare in montagna, ma diventare capaci di uscire dal bozzolo dell'egoismo e del disinteresse civile, su cui fa leva chi sogna di ridurci ad un popolo di suoi plaudenti pecoroni.

 

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