Mariolina Venezia presenta a Riccione "Come piante tra i sassi"
"Scrivo le storie che vorrei leggere"
Il 28 aprile per "Scrittura, Voce femminile"
Mariolina Venezia ha una voce sorridente, che si sgrana spesso in una risata divertita. Nessun clichè da scrittrice affermata: racconta cose profonde con leggerezza, come i suoi romanzi, che esigono una prima lettura d'un fiato per sapere "come va a finire", e concedono una rilettura lenta, per gustarne la sapienza d'intreccio e il saporito linguaggio. Il suo primo romanzo, "Mille anni che sto qui", saga centenaria di una famiglia lucana, i Falcone, ha vinto il premio Campiello 2007, ed è stato tradotto in 20 lingue. L'ultimo, "Come piante tra i sassi" (Einaudi, 2009), verrà a presentarlo a Riccione il 28 aprile, nell'ambito della rassegna "Scrittura: voce femminile", organizzata dalla Biblioteca di Riccione in collaborazione con la libreria Punto Einaudi di Rimini.
Mariolina, sei apparsa da subito come un'autrice già compiuta...
«Scrivere è da sempre quello che voglio fare. Ho pubblicato due libri di poesie negli anni '80, in Francia - a vent'anni ha senso - ma di poesia non si vive, e volevo comunque un lavoro dove c'entrasse la scrittura. Fatto il Centro sperimentale di cinematografia, a Roma, sono diventata sceneggiatrice per televisione e cinema. E intanto scrivevo d'altro, con santa pazienza. Ho pubblicato tardi: "Altri miracoli", il mio primo libro di racconti, è uscito nel '98 da Theoria, poi c'è stata la lunga gestazione di "Mille anni che sto qui". Ed è venuto fuori il successo. Adesso sto scrivendo di un altro caso del commissario Imma Tataranni, la protagonista di "Come piante tra i sassi", che diventerà una trilogia. E in contemporanea anche un altro libro, ancora diverso dagli altri.»
Al centro dei tuoi romanzi ci sono figure femminili forti e non convenzionali: quanto autobiografiche?
«Un elemento autobiografico c'è, in famiglia siamo tre sorelle. E i nomi delle protagoniste di "Mille anni che sto qui" - Candida, Albina, Alba, Gioia - sono davvero quelli delle donne della mia famiglia. I racconti di mia nonna, con quel pizzico di magia che c'è nell'anima del Sud, mi hanno influenzata. Ma non il "realismo magico sudamericano", o Isabel Allende. Letterariamente per me ha contato di più Zola, specie il ciclo dei Rougon-Macquart, che intreccia la storia di due famiglie nella Francia dalla fine del Settecento all'industrializzazione. Ci sono sì cose percepite dai miei personaggi come magiche - Rocco che vede i briganti come anime dei trapassati - ma la spiegazione è sempre razionale. La mia è una saga familiare, non "al femminile": io credo di ritrarre la vita così com'è, con personaggi femminili e maschili ugualmente importanti.»
"Come piante fra i sassi"- un giallo! - ha spiazzato chi si aspettava un prosieguo della storia della famiglia Falcone...
«In realtà entrambi i romanzi, attraverso la Basilicata, raccontano l'Italia. Il primo, dall'Unità arriva al 1989, con la caduta del muro di Berlino e la globalizzazione. Per continuare a raccontare la nostra società di oggi ho scelto il giallo: non è un tempo da epica o lirica, ed è un genere che narra in modo avvincente. Bisogna interessare il lettore, evitando l'oscurità, e raccontando cose complesse in maniera semplice. Scrivendo, rispetto il lettore che sono io stessa: mi piace leggere con abbandono, storie coinvolgenti e scritte bene. Invece spesso se la storia attrae è scritta "male", oppure è scritta bene ma faticosa: così me le scrivo...»
Riccione, Sala Conferenze Biblioteca Centro della Pesa, ore 21. Ingresso libero. Info tel. 0541 600504
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