Intervista ai Linea 77
10 anni di sogni hardcore
In concerto al Vidia di Cesena il 24 aprile
Dieci anni di alternative, hardcore, metal e non sentirli. Qualche ruga in più, qualche acciacco, ma i Linea 77 dall'inizio di aprile sono di nuovo sui palchi italiani - e faranno tappa a Cesena il 24 al Vidia Club - per promuovere "10", il loro nuovo disco uscito il 16 aprile. A essere precisi, iniziano nel 1993, ma è solo nel 2000 che fanno il grande salto con l'etichetta inglese Earache e ottengono un contratto che li ha portati a suonare in tutta Europa, singoli in heavy rotation su MTV e visibilità ai massimi livelli. Mai accomodanti nei testi, non cercano la rima o la metrica con ritornelli che amano definire "killer". L'intervista con Tozzo, batterista della band torinese, si è rivelata una bella chiacchierata amichevole a dimostrare, se ce ne fosse ancora bisogno, che non se la tirano per niente.
Dieci anni di carriera festeggiati ufficialmente lo scorso 29 settembre. Qual è il vostro bilancio?
"Sicuramente è un bilancio in crescita rispetto alle aspettative che avevamo allora. Per noi era quasi un gioco. Non ci siamo mai fermati, c'è sempre stato un piccolo passo in avanti ogni volta. Anche in quest'ultimo disco che ha tutti pezzi cantati in italiano, ci siamo espressi completamente nella nostra lingua madre. Nello stesso tempo non abbiamo mai abbandonato l'idea di promuoverci anche all'estero e verso fine anno uscirà una versione in inglese e una in spagnolo".
Parlaci del nuovo disco "10". E' un completamento del precedente "Horror Vacui", visto anche il ritorno alla produzione di Toby Wright (Metallica, Alice in Chains) o una sorta di ponte verso nuove soluzioni?
"La musica per forza di cose si evolve e quindi c'è la necessità di essere moderni senza snaturarsi. Così abbiamo pensato che era arrivato il momento di far vedere un altro lato di noi, più intimo, che venisse fuori la nostra personalità, il nostro gusto e le nostre idee come musicisti ma soprattutto come uomini nella società di oggi. Canzoni come "Orevuar" o "Il senso", che parlano di uno stupro l'una, della questione Englaro l'altra, temi forti ma di cui, a nostro avviso, bisogna parlarne e denunciarli, se necessario, senza nascondersi".
Nel vostro disco precedente la vostra opinione sulla musica italiana in generale era abbastanza chiara.
"In Italia si tende molto a mettere in ombra realtà consolidate che da anni cercano di sperimentare soluzioni innovative. Penso ai Baustelle o al Teatro degli Orrori che stanno venendo fuori con un consenso notevole di pubblico, più grazie alla rete che non ai canonici mezzi di informazione. In America non ci sono divisioni di genere, ogni cantante o gruppo ha un suo spazio di espressione".
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