Carlo Alberto Rossi se n'č andato a 89 anni

RIMINI - Notizie spettacoli - mer 21 apr 2010
di Lorella Barlaam

Uno dei più grandi autori di canzoni del ‘900
E il mito di Rimini si fece musica

«Cresciamo negli anni inventando e stabilendo primati. Nasce qui la prima discoteca che subentra al dancing. E' vicina al porto. E' il Whisky Juke Box di Carlo Alberto Rossi, l'autore di "E se domani?". Dice niente? Non c'è più l'orchestra nel Whisky Juke box, ma il disco.» Ce l'aveva raccontata Silvano Cardellini nel 2004, la "botta d'orgoglio" d'avere come concittadino Carlo Alberto Rossi, uno dei più importanti autori di musica leggera italiana, mancato a Milano il 12 aprile, a 89 anni. Chissà se sarebbe stato contento di essere definito un precursore delle discoteche: nel suo elegante locale - aperto tra il Porto e il Grand Hotel dal '58 al '68 - venivano a suonare le grandi orchestre, i Platters, Pupi Avati. Vittorio Salvetti ha cominciato lì. Carlo Alberto Rossi ha composto più di 600 successi, evergreen come "E se domani" e "Nun è peccato", ma anche pezzi ironici come "Le mille bolle blu" e "Conosci mia cugina?", interpretati dal Gotha della canzonetta italiana, da Fred Buscaglione a Peppino di Capri, da Mina alla Vanoni, a Milva e oggi da Mario Biondi, e all'estero Tom Jones, Nat King Cole, Paul Anka, Ray Charles. Eppure (o proprio per questo) non ha avuto mai una gran fortuna a Sanremo. Lui che scriveva una musica allo stesso tempo popolare e internazionale, sempre in anticipo sui tempi, ha partecipato al Festival 19 volte, con 21 canzoni, arrivando una sola volta in finale. Era il 1960, con "Quando viene la sera". Ma in fondo, come scrive Cardellini: «Il primo concorso della canzone italiana l'hanno fatto a Rimini. Sanremo è venuto molto dopo». E nel 2002 il Festival gli ha dato il premio alla carriera.

Carlo Alberto Rossi era nato nel 1921, proprio in piazza Cavour. La sua casa paterna era accanto alla Vecchia Pescheria, il pastificio di famiglia appena dietro. E' stato amico d'infanzia di Federico Fellini e Sergio Zavoli, ha cominciato lo studio della musica al Lettimi. Nel 1936 la famiglia si era trasferita a Milano, ma Rossi il suo primo successo, "Amore baciami", del 1947, cantata da Lidia Martorana - e poi incisa da Mina e dalla Vanoni - l'ha dedicato proprio al carnevale di Rimini, come racconta Stefano Pivato in "Federico Fellini. La mia Rimini", cogliendone «gli ammiccamenti ai sentimenti amorosi (...) che iniziavano ad alimentare l'atmosfera sognante della vacanza». Il mito di Rimini. insomma, l'ha inventato anche un po' lui. Nel 1950 fondò a Milano la casa discografica Ariston, col fratello Alfredo e Ladislao Sugar, fucina di artisti. Talent scout di una leva di cantanti, tra cui una giovanissima Mia Martini, finì per crearne una tutta sua, la C.A.Rossi editore, con l'intuizione di collegarla nel 1955 a un gruppo importatore di juke box in Italia, e di piazzare i suoi dischi in tutte le "macchine a gettoni", negli anni del boom della canzonetta. Nel 1996 Rimini ha insignito Carlo Alberto Rossi del Sigismondo d'oro, come "musicista preparato e sensibile, che si colloca ai vertici della musica leggera di tutti i tempi". Eppure, dalle interviste ripubblicate in questi giorni, viene fuori, oltre a quello dell'artista internazionale, innovatore di un genere musicale, il ritratto di un uomo sensibile, modesto e curioso delle persone: proprio un artista.

 

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