Il Ponte perfetto
Nel Rinascimento era un modello per tutti i maestri
Riusciremo a salvare un patrimonio dell'umanità dal traffico?
Ammirando capolavori del rinascimento italiano, l'occhio attento può godersi i particolari degli sfondi. Quelle vedute all'apparenza così realistiche descrivono però un mondo ideale, anche se composto da elementi in gran parte tratti dal vero. E quando c'è un ponte, deve essere quindi il Ponte Perfetto, come ha ricordato Philippe Daverio in Passepartout a proposito di dipinti di Cima da Conegliano. E noi riminesi abbiamo un sobbalzo. Ma sì, ha ragione Daverio, quello è il nostro ponte di Tiberio! E cioè quello che per i genii rinascimentali restava l'insuperabile archetipo di tutti i ponti, l'armonia divina che si fa opera dell'uomo. Questo è il ponte di Rimini nella cultura universale. E per noi? Ancora con i colori dei veneti negli occhi, fa male al cuore attraversare ogni giorno il ponte di Tiberio scansando macchine e motorini. Di breve durata è l'ammirazione per un'opera che dopo duemila anni densi di calamità umane e naturali, riesce ancora a sopportare tutto questo. Ma noi come facciamo a sopportarlo? Come siamo stati capaci di lasciare annegare nel traffico il simbolo stesso della città? Cosa vogliamo ancora da lui? Meritoriamente, il Rotary Club - ne diamo conto in altra pagina del giornale - ha lanciato un concorso per giovani professionisti sul tema di un nuovo attraversamento del Marecchia e della riqualificazione dell'area intorno al ponte. Il progetto che è stato premiato va ad aggiungersi alle tante proposte che giacciono nei cassetti da tempo ormai immemorabile. Negli anni '60 e ‘70 è stato fatto scempio del porto antico con la famigerata diga mobile che mobile non è mai stata, con l'invaso putrescente, con il ponte della Resistenza a tagliare il canale rendendolo impraticabile alle barche alberate. Nessuno aveva pensato ad un'alternativa per il ponte di Tiberio. Si dava per scontato che il traffico - e non c'era nemmeno la nuova circonvallazione! - potesse tranquillamente passare sui travertini romani. Trascorsi quarant'anni a rimediare i disastri del favoloso boom economico, ci troviamo punto e a capo. Mura del porto restaurate, bellissime. Ma ancora, laggiù, quelle disgraziate banchine che vanno sott'acqua ad ogni alta marea, ridotte a ruderi. Scorci che sembrano quelli di Pearl Harbour dopo l'attacco giapponese: scafi rovesciati, semiaffondati, a picco. Sporcizia, ricoveri di sbandati. E la soluzione per un nuovo ponte ancora non c'è. O sarà un tunnel? E dove trovare i soldi, che certamente dovranno essere tantissimi? E poi andrà ridisegnata tutta la viabilità. Come attraversare il parco Marecchia? E l'INA Casa? Anni e anni sempre con le stesse domande, mai con una risposta definitiva. Come ampiamente prevedibile, chiuse le urne delle elezioni regionali, un minuto dopo il dato dell'astensione è passato nel dimenticatoio. Immediatamente la politica è passata a questioni ben più pressanti: riforme istituzionali, processi del leader, conferenze programmatiche nell'opposizione, spaccature sanguinose nella maggioranza. Certo, c'è una crisi feroce che non molla la presa. Certo, tante imprese chiudono e in tanti restano a spasso. Ma vogliamo mettere con la forma partito, le quadriglie bi-polari, le intese istituzionali? Qui da noi, nel nostro piccolo, abbiamo il ponte di Tiberio da salvare. Da soli non siamo capaci, ormai è chiaro. Non è che qualcuno avrebbe voglia di darci una mano? Appena un attimo fra un condono e un altro, fra un sexigate e un'indebita intercettazione. In fondo non chiediamo mica un ponte sullo Stretto. Ma solo che l'umanità possa ancora vedere il Ponte Perfetto.
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Una spesa sostenibilissima..