Il Ponte perfetto

RIMINI - Notizie primo piano - mer 21 apr 2010
di Stefano Cicchetti

Nel Rinascimento era un modello per tutti i maestri
Riusciremo a salvare un patrimonio dell'umanità dal traffico?

Ammirando capolavori del rinascimento italiano, l'occhio attento può godersi i particolari degli sfondi. Quelle vedute all'apparenza così realistiche descrivono però un mondo ideale, anche se composto da elementi in gran parte tratti dal vero. E quando c'è un ponte, deve essere quindi il Ponte Perfetto, come ha ricordato Philippe Daverio in Passepartout a proposito di dipinti di Cima da Conegliano. E noi riminesi abbiamo un sobbalzo. Ma sì, ha ragione Daverio, quello è il nostro ponte di Tiberio! E cioè quello che per i genii rinascimentali restava l'insuperabile archetipo di tutti i ponti, l'armonia divina che si fa opera dell'uomo. Questo è il ponte di Rimini nella cultura universale. E per noi? Ancora con i colori dei veneti negli occhi, fa male al cuore attraversare ogni giorno il ponte di Tiberio scansando macchine e motorini. Di breve durata è l'ammirazione per un'opera che dopo duemila anni densi di calamità umane e naturali, riesce ancora a sopportare tutto questo. Ma noi come facciamo a sopportarlo? Come siamo stati capaci di lasciare annegare nel traffico il simbolo stesso della città? Cosa vogliamo ancora da lui? Meritoriamente, il Rotary Club - ne diamo conto in altra pagina del giornale - ha lanciato un concorso per giovani professionisti sul tema di un nuovo attraversamento del Marecchia e della riqualificazione dell'area intorno al ponte. Il progetto che è stato premiato va ad aggiungersi alle tante proposte che giacciono nei cassetti da tempo ormai immemorabile. Negli anni '60 e ‘70 è stato fatto scempio del porto antico con la famigerata diga mobile che mobile non è mai stata, con l'invaso putrescente, con il ponte della Resistenza a tagliare il canale rendendolo impraticabile alle barche alberate. Nessuno aveva pensato ad un'alternativa per il ponte di Tiberio. Si dava per scontato che il traffico - e non c'era nemmeno la nuova circonvallazione! - potesse tranquillamente passare sui travertini romani. Trascorsi quarant'anni a rimediare i disastri del favoloso boom economico, ci troviamo punto e a capo. Mura del porto restaurate, bellissime. Ma ancora, laggiù, quelle disgraziate banchine che vanno sott'acqua ad ogni alta marea, ridotte a ruderi. Scorci che sembrano quelli di Pearl Harbour dopo l'attacco giapponese: scafi rovesciati, semiaffondati, a picco. Sporcizia, ricoveri di sbandati. E la soluzione per un nuovo ponte ancora non c'è. O sarà un tunnel? E dove trovare i soldi, che certamente dovranno essere tantissimi? E poi andrà ridisegnata tutta la viabilità. Come attraversare il parco Marecchia? E l'INA Casa? Anni e anni sempre con le stesse domande, mai con una risposta definitiva. Come ampiamente prevedibile, chiuse le urne delle elezioni regionali, un minuto dopo il dato dell'astensione è passato nel dimenticatoio. Immediatamente la politica è passata a questioni ben più pressanti: riforme istituzionali, processi del leader, conferenze programmatiche nell'opposizione, spaccature sanguinose nella maggioranza. Certo, c'è una crisi feroce che non molla la presa. Certo, tante imprese chiudono e in tanti restano a spasso. Ma vogliamo mettere con la forma partito, le quadriglie bi-polari, le intese istituzionali? Qui da noi, nel nostro piccolo, abbiamo il ponte di Tiberio da salvare. Da soli non siamo capaci, ormai è chiaro. Non è che qualcuno avrebbe voglia di darci una mano? Appena un attimo fra un condono e un altro, fra un sexigate e un'indebita intercettazione. In fondo non chiediamo mica un ponte sullo Stretto. Ma solo che l'umanità possa ancora vedere il Ponte Perfetto.

 

 

commenti

Una spesa sostenibilissima..

scritto da dan
dom 02 mag 2010 ore 19:35:45
se le lobbies economiche che governano la città la smettessero di avere come orizzonte più lontano il loro ombelico.
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