RIMINI Allegro e disperato come uno scrittore

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 08 ott 2008
di Lorella Barlaam
[{Un racconto di Marco Missiroli nell’antologia pubblicata da Barbera editore} La condizione dei trentenni oggi tra precariato e disillusione] Marco Missiroli, nato a Rimini nel 1981, con il primo romanzo Senza coda (Fanucci) ha vinto il Campiello Giovani 2006 per l’opera prima. Il suo secondo, intenso romanzo, Il buio addosso, è stato pubblicato da Guanda. Un suo racconto è appena uscito nell’antologia “Allegri e disperati. Diventare grandi in Italia oggi” (Barbera editore), in cui otto giovani scrittori raccontano com'è difficile crescere nell'epoca del precariato e della disillusione. Ne parliamo con l’autore. {Dopo due romanzi con bambini protagonisti, è arrivata l’ora di affrontare la “linea d’ombra” della maturità? } «Esatto: “linea d’ombra”, perché mi piacciono molto i percorsi da una parte all’altra, è un momento comunque difficile il passaggio all’età adulta.» {Allegri e disperati è un ossimoro che ti corrisponde? «Allegri e disperati }corrisponde oggi alla condizione dei trentenni, generazione che passa dall’allegria alla disperazione da un momento all’altro: c’è una situazione economica e sociale precaria, che diventa precarietà esistenziale. Allegro e disperato è anche lo scrittore, che deve fare per forza qualcos’altro per campare, ma lavorando è sempre altrove, da un’altra parte a pensare a quello che scriverà. Con la sola scrittura non si vive, fare economie diventa un’ossessione, bisogna pagarsi affitto e bollette. Altrimenti devi pensare a far uscire un libro l’anno, senza potergli dare l’ascolto, la cura, l’incubazione che merita. Ci riesce un autore su un milione, uno come Simenon. Io scrivo per vivere, non vivo per scrivere. D’altra parte tutti gli scrittori migliori, come Faulkner e Maugham, all’inizio hanno lavorato in un campo che con la scrittura non c’entrava, mantenendo pulita la testa.» {Raccontaci questo libro…} «E’ un’antologia che fotografa il nostro tempo attraverso racconti, “istantanee” dedicate al precariato emotivo e sociale. Il racconto è una forma difficilissima, poco frequentata, che però permette di focalizzare l’istante. E’ una forma ibrida, ma adatta a rendere la fotografia sociale e umana dell’autore e del suo territorio. Io ne scrivo quando, come in questo caso, sento molto il tema. La mia forma narrativa è il romanzo, io penso a lungo respiro, a tempi lunghi, sviluppando i personaggi.» {Da anni vivi e lavori a Milano. Com’è il tuo rapporto con Rimini?} «Da quando sono andato via è un rapporto ancora più grosso e forte. La vedevo un po’ limitante, un po’ statica, una città un po’ matrigna che invece ha accolto con calore e affetto i miei libri, che mi ha voluto davvero bene. Una città mai scontata, con cui ho un legame “bestiale”.» {Stai scrivendo un altro romanzo?} «“Senza coda” aveva come tema centrale la {liberazione}, “Il buio addosso” la {misericordia}. Il prossimo romanzo uscirà a febbraio 2009, sarà incentrato sulla vecchiaia e sull’amore, e avrà come cuore simbolico la {redenzione}. Non proprio una trilogia, ma una serie di romanzi con linee comuni, personaggi che crescono e si evolvono, mai statici. A seguire, il quarto sarà ambientato a Rimini. E’ arrivato il momento; non si può scrivere di Rimini se non la si guarda da lontano.» {Quanto incide frequentare una scuola di scrittura creativa nella formazione di uno scrittore?} «Per me non è stata un’esperienza felice, nella Holden la scrittura è qualcosa di freddo, di ingegneristico, forse ero sbagliato io, pensavo che la scrittura facesse parte dell’emozione. E’ stata un’esperienza utile dal punto di vista della forma, ma quando ne sono uscito ero distrutto, pensavo che avrei fatto tutto tranne lo scrittore.»

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