Intervista doppia alla strana coppia
Due talentuosi ragazzi quarantenni
Max Collini e Gianluca Morozzi, domenica 11 aprile alla Domus di Bacco
Una strana coppia? Max Collini e Gianluca Morozzi. Entrambi emiliani, il primo voce degli Offlaga Disco Pax, il secondo un affermato scrittore della generazione post Brizzi. Entrambi tifosi sfegatati della Reggiana, il primo, del Bologna, il secondo, hanno deciso di incontrarsi in campo neutro a Rimini dove daranno vita, domenica 11 aprile alle ore 19.00, alle “Letture riminesi” nello spazio SOS (Suoni Odori Sapori) nella Domus di Bacco.
Come nasce il progetto di collaborazione e cosa vi ha portato a condividerlo? Quali sono le vostre affinità?
Collini: Ci siamo conosciuti perché Gianluca nel suo saggio in forma di romanzo "L'Emilia o la dura legge della musica" ha dedicato qualche pagina agli Offlaga Disco Pax: ci invitarono poi entrambi alla presentazione di quel libro. Ci divertimmo molto e da allora quando capita facciamo delle cose insieme, di solito senza molte pretese e senza programmarle più di tanto.
Morozzi: Io e Max, per usare un complesso e raffinato termine tecnico, siamo “due minchioni di talento”. Hai presente il mito dell’artista chiuso nella torre d’avorio a struggersi per il peso del mondo e a flagellarsi per cavar fuori una parola dal suo cervello inaridito dall’isolamento esistenziale? Ecco, noi preferiamo trovare ispirazione in una birreria chiassosa, o in un treno di tifosi in trasferta, o a un concerto... e siamo molto più bravi del noioso artista di cui sopra, naturalmente.
Musica e letteratura sono due costanti delle vostre produzioni. A quale visione di Rimini siete più legati: a quella trasgressiva inizio anni 80 tipo “Rimini” di Tondelli o a quella decadente-borghese di De Andrè in Rimini?
Collini: La visione di Rimini che più amo in verità è quella di un film di Valerio Zurlino, per me straordinario degli anni '70: "L'ultima notte di quiete" (con tra gli altri uno stralunato Alain Delon nel ruolo di un insegnante travolto dall'amore per una sua allieva). Il film descrive una Rimini invernale, nebbiosa, vagamente gotica e preda di una borghesia corrotta e decadente oltre ogni oltre ogni limite.
Morozzi: Ti direi senz’altro De Andrè... ma per mia fortuna, per questioni sentimentali, ho avuto modo di conoscere Rimini piuttosto bene, anche posti un po’ più nascosti come Borgo San Giuliano, librerie come l’Indipendente-mente, locali rock come il Velvet... in generale tutta la Romagna lontana dalla Riviera è un territorio meraviglioso che andrebbe riscoperto. Se vai in Valconca o alle grotte di Onferno ti sembra di essere in un altro tempo e in un’altra dimensione, lontanissima da quella che è la Rimini più iconografica.
Sareste disposti a fare da testimonial per un eventuale incontro calcistico Reggiana-Bologna?
Collini: Finché giochiamo in campionati diversi nessun problema.
Morozzi: Non esageriamo. Va bene che siamo “due minchioni di talento”, ma il calcio è una cosa seria!
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