Intervista a Francesca Airaudo, protagonista di Ḍni

CORIANO - Notizie cultura - gio 08 apr 2010
di Carlotta Frenquellucci

 

Poesia romagnola al femminile

A Coriano lo spettacolo diretto da Loris Pellegrini e sceneggiato da Francesco Gabellini

Dialetto d’autore, la rassegna sviluppatasi grazie alla collaborazione fra Città Teatro (associazione delle compagnie teatrali Serraglio, Maan, Attimatti) e il Premio Riccione per il Teatro, il 23 aprile, al teatro CorTe di Coriano, trova la sua degna conclusione forte dei successi raccolti: spettacoli teatrali, video inediti e incontri con uno sguardo al panorama poetico dialettale "al femminile", sono stati, per tutto l’inverno appena trascorso, lo strumento con cui il progetto ha raggiunto il suo obiettivo di promuovere a un vasto pubblico quella parte della produzione teatrale in romagnolo che è possibile definire "alta".

Spettacolo conclusivo è Dòni - tre donne, un dialetto, un evento in prima nazionale che riunisce insieme tre interpreti, ognuna delle quali offrirà uno sguardo differente sulla poesia romagnola al femminile: la ravennate Elena Bucci, la forlivese Daniela Piccari e la riccionese Francesca Airaudo. A quest’ultima, portavoce del nostro dialetto riminese, chiediamo com’è nato e come si è sviluppato il progetto.

«Il dialetto a Rimini è relegato ai reading, alle pubblicazioni di settore ma come lingua teatrale, a livello di drammaturgia, non viene considerato. Se ci pensiamo lo stesso Ivano Marescotti legge le poesie di Baldini, non fa drammaturgie. Abbiamo pensato quindi di portare in scena una vera drammaturgia in dialetto con il supporto insostituibile di Francesco Gabellini, il più grande autore di testi teatrali in dialetto, e di Loris Pellegrini che si concentra sulla regia. Ne è venuto fuori qualcosa di unico che non vuole essere né un reading né una commedia dialettale. Si tratta di uno spettacolo che rispetta l’avanguardia del teatro contemporaneo ma che preserva la memoria del dialetto».

E la scelta di un cast al femminile?

«In tutta la Romagna di donne che si cimentano nel dialetto ce ne sono diverse: noi abbiamo deciso di mettere insieme tre branche dello stesso dialetto e tre donne molto diverse fra loro: il forlivese di Daniela Piccari, il ravennate di Elena Bucci e il mio riminese/riccionese. Tre tipi di femminilità che fanno capo a una donna che non è certo la manager ma neanche la zdora, è la donna del dialetto, quella che ha il contatto con la terra, con la casa, con la contingenza. Perché in fondo, e ciò me lo ha confermato anche il laboratorio (nda: di dialetto, condotto da Francesco Gabellini, Giorgia Penzo e Francesca Airaudo), il dialetto è un modo di pensare. Come dice Tonino Guerra, “In dialetto puoi parlare con Dio, ma non puoi parlare di Dio”».

Chi frequenta il laboratorio e cosa ne sta scaturendo?

«Il laboratorio è una bellissima esperienza, a frequentarlo siamo una decina, alcuni attori e diverse persone che praticano il dialetto (la nostra mascotte è Dario, un ottantaquattrenne di Coriano). Non è solo un modo di imparare la lingua ma anche e soprattutto uno scambio di tutte le suggestioni, le atmosfere, i mondi del dialetto. C’è alla base l’idea di scambiare l’esperienza e non di un dialetto nostalgico. Alcuni racconti sono addirittura rifluiti in Dòni. Il 20 maggio al teatro di Coriano faremo una dimostrazione della nostra esperienza titolata La butega -  spèzghe ad dialét».

 

 

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