Nati per il commercio

Rimini - Notizie Borgo Sant'Andrea - gio 08 apr 2010
di Luca Vici

 

La vocazione di borgo Sant’Andrea

A fine ‘800 il sindaco dovette intervenire per vietare le bancarelle spontanee degli agricoltori che venivano a vendere i loro prodotti

La vocazione del Borgo Sant’Andrea è sempre stata quella di crocevia dei commerci tra la campagna e la città, in particolare dei prodotti agricoli. Tanto che i commercianti di piazza Giulio Cesare, sentendosi danneggiati da questi “abusivi”, si appellarono al sindaco che l’11 novembre 1890 emanò un divieto per la vendita di pollame, uova, formaggi e di altri generi sulla pubblica strada di San Gaudenzo.

La separazione tra contado e borghi da una parte, centro cittadino dall’altra, era segnata dalle mura malatestiane le quali, persa la loro funzione difensiva, per molti secoli mantennero quella di confine fiscale. I caselli dei dazi furono aboliti solo nel 1973. Fino ad allora chiunque volesse entrare in città per vendere le proprie merci doveva pagare il dazio alla gabella, secondo tariffari rigidamente fissati.

La gabella era una voce molto importante fra le entrate comunali, quanto un’imposizione odiatissima che in tutti i modi si cercava di evitare. E detestati in sommo grado erano i gabellieri, da noi spesso di origine marchigiana, da cui il detto “meglio un morto in casa che un marchigiano sulla porta”. Addirittura, per le ragazze in età da marito il fidanzamento con un daziere era considerato un’infamia, anche e soprattutto presso le classi più umili, che erano le più angariate da tasse che colpivano i consumi primari.

Le porte cittadine – che in molte città sono infatti ancora chiamate “barriere” - erano i punti di controllo e riscossione delle gabelle; a presidio di ciascuno si trovava piccolo corpo di guardia. Dal censimento del Cardinale Anglico (1371) si desume l’importanza di ciascuna porta di Rimini, secondo la consistenza dei rispettivi presidi: a Porta San Genesio (presso l’Arco d’Augusto), un comestabilis e dieci armigeri; a Porta San Giuliano due piantoni; a Porta Galliana (il cosiddetto “arco di Francesca” presso ponte dei Mille) un connestabile e otto soldati; due piantoni ciascuna per Porta San Cataldo (lungo l’odierna via Gambalunga presso lo scomparso convento dei Domenicani) e Porta dei Cavalieri (in via Giovanni XXIII); un’altra coppia di famuli per ciascuna delle due porte del Borgo San Giuliano. Porta Sant’Andrea, a conferma della sua importanza, era presidiata da un connestabile e otto soldati.

Fonti: Borgo Sant’Andrea, Primi appunti; Archivio di Stato, Atti del Consiglio Comunale 1881-1897-1901-1904-1913

L’edificio della Pesa

Durante la ricollocazione di Porta Montanara, nel luglio 2003, è stata rinvenuta anche la struttura che ospitava dal 1865 la Pesa Pubblica.

All’inizio di via Bastioni Meridionali furono riportati alla luce alcuni muri di mattoni intonacati relativi ad un ambiente a cielo aperto, profondo oltre un metro rispetto al piano stradale antico. Sul lato della stanza posto verso la città era posizionato il fulcro in muratura, sul quale era disposta la barra di ferro della bilancia, che pesava le merci in transito e ne fissava l’eventuale dazio. Strutture di questo genere esistevano in tutte le città europee e ovunque destinatarie della massima avversione popolare. Non a caso, in occasione di ogni sommossa erano fra i primissimi bersagli di attacchi e devastazioni.

I dazi a Rimini

Le barriere scomparvero solo dopo la prima guerra mondiale

Nella Rimini di fine ‘800 la discussione sul dazio verteva fra due poli opposti. Da un lato i sostenitori della sua eliminazione, quale ostacolo al libero commercio e iniqua tassa che gravava soprattutto sui più poveri, produttori delle campagne come abitanti della città; dall’altro quelli che al contrario pensavano all’allargamento della “cinta daziara”, intesa ovviamente solo come barriera fiscale e non come muraglia Nel 1897 fu istituita una commissione per studiare le due alternative. Nel 1901 il Consiglio Comunale si espresse a favore dell’allargamento e secondo un progetto del 1881 nella cinta daziaria vennero inseriti il litorale, i borghi e le zone limitrofe. La discussione riprese nel 1904, in seguito alla legge del 22 gennaio 1902 che concedeva un sussidio del 15% del prodotto lordo del dazio ai comuni che intendevano divenire “aperti”.

Ma solo dopo la prima guerra mondiale Rimini decise per il passaggio a comune aperto. Il dazio fu mantenuto “solo” per vini e liquori, carne, gas illuminante.

L’eliminazione del dazio portò alla demolizione della barriera di Porta Marina che dal 1868 aveva sostituito l’antica Porta dei Cavalieri

 

 

 

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